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Se si spende troppo si rischia di essere controllati dal Fisco?

19 Giugno 2022
Se si spende troppo si rischia di essere controllati dal Fisco?

Accertamenti fiscali con il redditometro: come funzionano e quando si rischia.

Se una persona spende vuol dire che ha soldi da spendere o che li ha ottenuti in prestito (se escludiamo reati come truffe, furti e riciclaggio). Ragion per cui, in linea generale, ciascun contribuente, tramite la dichiarazione dei redditi o eventuali contratti di mutuo, è in grado di dimostrare la provenienza del denaro utilizzato per gli acquisti. Ma cosa succede se una persona conduce un tenore di vita superiore alle proprie possibilità? Se si spende troppo si rischia di essere controllati dal Fisco? La questione potrebbe apparire banale per i fiscalisti ma poco chiara a chi non mastica bene il diritto tributario. Ragion per cui sarà bene fornire alcuni importanti chiarimenti in merito.

Il Fisco controlla i prelievi dal conto corrente?

A scanso di equivoci, diciamo subito che, a meno che tu non sia un imprenditore, il Fisco non controlla mai quanto prelevi dal tuo conto corrente. Né ti può fare un accertamento solo perché apri due o più conti presso diverse banche. Le verifiche vengono effettuate solo sui versamenti di contanti o sui bonifici ricevuti sul conto.

Dunque, ciascun contribuente è libero di prelevare quanti soldi vuole dal proprio conto, con l’unica accortezza di non superare 10.000 euro in contanti per ogni mese. Questo non per una ragione fiscale ma per evitare di dover far scattare una segnalazione di operazione sospetta alla Uif, organo deputato alla prevenzione della commissione di illeciti penali (come il contrabbando, i traffici, la criminalità, il riciclaggio). 

Dicevamo prima che per gli imprenditori valgono regole diverse. Per questi infatti c’è un limite di prelievo in contanti di 1.000 euro al giorno e comunque di non oltre 5.000 euro al mese.

Il Fisco può controllare quanto spendi?

Se al Fisco non interessa quanto prelevi dal conto, può però fare controlli su quanto spendi. E questo perché se, a fine anno, hai effettuato spese per importi superiori a quelli che hai dichiarato, l’Agenzia delle Entrate ti chiamerà a rapporto per sapere da te come e dove hai reperito questo denaro “extra”. Siccome i soldi non nascono dagli alberi, dovrai quindi dimostrare da dove hai ricevuto tali somme: se con donazioni, prestiti, vincite, vendite di oggetti usati, disinvestimenti e così via. E per ciascuna di queste motivazioni dovrai procurarti una prova scritta con data certa, ossia attestata da un pubblico ufficiale, proprio per evitare facili retrodatazioni di atti fraudolenti.

Come fa il Fisco a controllare quanto spendi?

Il Fisco può effettuare le verifiche sul tenore di vita di una persona tramite una serie di banche dati come il Pra (da cui risultano le auto, le moto e le barche intestate al contribuente), i registri immobiliari, l’Anagrafe tributaria e soprattutto tramite i controlli incrociati. Tutte le volte che fai una spesa fornendo al venditore o al prestatore di servizi il tuo codice fiscale, il documento fiscale finisce all’Agenzia delle Entrate che, in tal modo, può ricostruire il tuo tenore di vita a fine anno.

Ad esempio, se acquisti nell’arco di dodici mesi, svariati biglietti aereo, hai un contratto di affitto per un appartamento di lusso, acquisti un’auto di grossa cilindrata, paghi bollette della luce e del gas particolarmente salate, ma poi dichiari un reddito di poco più di mille euro, allora è chiaro che c’è qualcosa che non va.

A mettere sui piatti della bilancia le tue spese e le tue entrate è un software che si chiama redditometro. Questo algoritmo è in grado di calcolare il volume di spesa di ogni contribuente e di identificare chi spende più di quanto guadagna.

Che rischi se spendi più di quanto guadagni?

Nel momento in cui il redditometro si accorge che, nel corso dell’anno, hai speso di più di quanto hai guadagnato (considerando anche polizze assicurative, rate di mutuo, canoni di affitto, oneri condominiali e così via), l’Agenzia delle Entrate non ti farà subito un accertamento fiscale ma prima ti darà la possibilità di difenderti, evitando così di dover ricorrere subito al giudice. Ti invierà cioè una lettera con una richiesta di chiarimenti a cui sarà bene rispondere in modo preciso e possibilmente con l’assistenza di un fiscalista o di un commercialista. 

A quel punto, dovrai dimostrare da dove hai preso i soldi “in più” rispetto a quelli dichiarati. Se le tue difese verranno ritenute sufficienti, non rischierai alcun accertamento e potrai dormire sonni tranquilli.



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