Diritto e Fisco | Articoli

Se la madre non vuole far riconoscere il figlio al padre

9 Giugno 2022
Se la madre non vuole far riconoscere il figlio al padre

Legittimo il rifiuto al riconoscimento del figlio da parte del padre naturale violento e all’aggiunta del suo cognome se pregiudizievole agli interessi del minore. 

Se anche è vero che il padre biologico di un bambino ha l’obbligo di riconoscerlo nel momento in cui questi nasca da una donna con cui non è legato da matrimonio, è anche vero però che la madre potrebbe opporsi a tale riconoscimento se pregiudizievole per gli interessi del figlio stesso. Dunque, se la madre non vuol far riconoscere il figlio al padre e questi invece insiste, l’unica sede per risolvere il conflitto è quella del giudice che, chiaramente, giudicherà non già in base agli interessi dei genitori ma a quelli del figlio, tenendo conto di cosa è meglio per lui e per la sua sana crescita psicofisica. 

Un recente caso deciso dal tribunale di Venezia [1] ci offre lo spunto per ripercorrere l’intera materia e vedere cosa succede se la madre non vuol far riconoscere il figlio al padre. Ma procediamo con ordine.

L’obbligo di riconoscimento del figlio naturale

Non c’è bisogno di riconoscere i figli nati nel matrimonio: essi si considerano già legati ai genitori per via di una “presunzione legale”. Tutt’al più, bisognerà agire per il loro disconoscimento se si ha ragione di temere che siano figli di un altro padre.

Viceversa, per i figli nati da coppie di fatto, il riconoscimento è un obbligo che tanto il padre quanto la madre hanno dinanzi alla legge e, soprattutto, dinanzi al figlio stesso. Quest’ultimo potrebbe ad esempio agire contro il padre che non lo ha riconosciuto per ottenere da lui, anche a distanza di numerosi anni, il risarcimento per i danni morali (derivanti dalla privazione della figura affettiva paterna) ed economici (per la perdita delle potenzialità di crescita e istruzione di cui questi avrebbe goduto se avesse potuto beneficiare del mantenimento anche da parte dell’altro genitore).

Un genitore si può opporre al riconoscimento del figlio da parte dell’altro genitore?

Di solito, il riconoscimento del figlio avviene nello stesso momento da parte di entrambi i genitori. Ma se uno (verosimilmente la madre) lo fa prima dell’altro, quest’ultimo, per poter poi riconoscere a sua volta il figlio, necessita del consenso del primo. Ciò vale però solo per i figli che hanno meno di 14 anni.

In buona sostanza, il padre che intende riconoscere il figlio in un momento successivo a quello in cui lo ha fatto la madre, dovrà prima ottenere l’autorizzazione da parte di quest’ultima. In mancanza, l’ufficiale dello stato civile non può procedere a ricevere la dichiarazione di riconoscimento. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Opposizione riconoscimento figlio.

Tale consenso però può essere negato se vi sono validi motivi: motivi che devono risiedere nel pregiudizio per il minore e non nella conflittualità tra i genitori. 

Che fare se il genitore si oppone al riconoscimento del figlio?

In caso di rifiuto del consenso da parte del genitore che ha già riconosciuto il figlio, l’altro genitore che vuole comunque procedere con il riconoscimento deve avviare un ricorso in tribunale È obbligatorio l’intervento del pm.

Se il genitore che ha riconosciuto per primo:

  • non propone opposizione entro 30 giorni dalla notifica, il giudice autorizza il riconoscimento;
  • propone opposizione, il giudice dispone l’audizione del figlio minore che ha compiuto i 12 anni (o anche di età inferiore, se capace di discernimento) e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l’opposizione non sia palesemente fondata.

Quando è legittimo il rifiuto al riconoscimento del figlio e all’aggiunta del cognome paterno

Come anticipato, dinanzi al rifiuto della madre al riconoscimento del figlio da parte del padre, quest’ultimo non ha altra strada che rivolgersi al giudice affinché valuti qual è l’effettivo interesse del minore: cosa cioè è meglio per lui (e non per i genitori).

Secondo la giurisprudenza, nel giudizio volto al riconoscimento del figlio minore di anni quattordici da parte del secondo genitore, nell’ipotesi di opposizione del primo che lo abbia già effettuato, occorre procedere al bilanciamento tra l’esigenza di affermare la verità biologica e l’interesse alla stabilità dei rapporti familiari. Tale bilanciamento non può costituire il risultato di una valutazione astratta, ma deve consistere in un accertamento in concreto dell’interesse del minore nelle vicende che lo riguardano, con particolare riferimento agli effetti che ciò potrebbe avere sul suo sviluppo armonico, dal punto di vista psicologico, affettivo, educativo e sociale. 

Nel caso di specie, la Corte d’appello non ha autorizzato un uomo a procedere al riconoscimento del figlio minore, già riconosciuto dalla madre, per via della sussistenza dei gravi motivi asseriti dalla madre, nonostante non avesse contestato la paternità. Era stato cioè dimostrato il rischio di un pregiudizio concreto e attuale per il minore. In cosa è consistita tale prova? Nell’abituale condotta violenta e prevaricatrice del padre biologico nei confronti della madre e dei suoi familiari.

Viene in tal modo seguito l’orientamento più volte espresso dalla Cassazione secondo il quale il secondo riconoscimento deve rispondere, in concreto, al “best interest” del minore, proteso ad assicurare allo stesso, già riconosciuto dalla madre, il benessere e una crescita armoniosa e serena. 

La Suprema Corte ha affermato che il riconoscimento del figlio naturale dà luogo ad un rapporto nel quale il genitore che per primo abbia operato il riconoscimento ha un ruolo rilevante. Infatti, come precisa l’articolo 250 cod. civ.:

  1. il riconoscimento del figlio che non ha ancora compiuto 14 anni, non può avvenire senza il consenso dell’altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento;
  2. invece il riconoscimento del figlio con almeno 14 anni richiede il consenso del figlio stesso. 

Rifiuto al cognome paterno

Così come la madre può opporsi al riconoscimento del figlio da parte del padre, può anche rifiutarsi di attribuire al minore il cognome paterno per le medesime ragioni.

In tema di attribuzione del cognome al figlio nato fuori del matrimonio, riconosciuto non contestualmente dai genitori, i criteri di individuazione del cognome del minore si pongono in funzione del suo interesse, che è quello di evitare un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale. Anche in questo caso, dinanzi al conflitto tra i genitori, l’ultima parola viene rimessa al giudice che, nel decidere, deve avere riguardo al modo più conveniente di individuare il minore in relazione all’ambiente in cui è cresciuto fino al momento del successivo riconoscimento.


note

[1] C. App. Venezia, sent.  del 26.05.2022 n. 1216.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube