Cronaca | News

Niente più carcere per chi non versa il mantenimento

9 Giugno 2022
Niente più carcere per chi non versa il mantenimento

Il giudice, decidendo di punire con l’aspra pena del carcere l’ex coniuge moroso, deve necessariamente motivare la decisione, pena il suo annullamento. 

Forse perché le carceri sono già sufficientemente sovraffollate, o forse perché la pena detentiva avrebbe ben poco senso in questi casi, la Cassazione si è trovata ad affrontare [1] nuovamente il tema della pena della reclusione in carcere per l’ex coniuge che non versa l’assegno di mantenimento.

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di un ex marito responsabile di aver ripetutamente saltato il versamento dell’assegno mensile all’ex partner regolarmente stabilito in sede di divorzio dal giudice. Il ricorrente lamentava l’assenza di motivazione della decisione di condannarlo alla pena di tre mesi di carcere in merito al reato contestatogli, ossia quello di «omessa corresponsione dell’assegno divorzile». Nel suo caso, peraltro, i giudici non avevano neppure previsto una pena alternativa.

Nella sua pronuncia la Suprema Corte afferma, com’era già successo in passato [2], che il reato di omessa corresponsione dell’assegno divorzile (previsto all’epoca dall’art. 12-sexies della legge n.898/1970) fa riferimento a un generico rinvio all’art. 570 del codice penale solo nella parte in cui prevede pene alternative al carcere. Queste sono, infatti, previste dal primo comma della disposizione che disciplina: «Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro».

Per la Corte di Cassazione spetta al giudice l’onere di motivare la scelta di applicare l’una o l’altra sanzione ma, nel caso specifico presentato dinanzi ai giudici di legittimità, non è stata fornita in sentenza alcuna motivazione che spiegasse il perché dell’imposizione della pena detentiva né, in alternativa, è di alcun aiuto la sentenza di primo grado che aveva erroneamente applicato addirittura la pena congiunta. In sostanza, la Suprema Corte riconosce che in secondo grado è stata inflitta al ricorrente una pena severissima senza che gli fosse neppure spiegato il perché.

Proprio in virtù dell’assenza della motivazione che ha portato la Corte d’Appello a prediligere la pena più aspra, ossia quella del carcere, la Cassazione ha deciso di annullare la pronuncia in merito alla determinazione del trattamento sanzionatorio, rinviandolo alla corte territoriale.


note

[1] Cort. Cass. sent. 22398/2022

[2] Cort. Cass. sent. n.13866/2013


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube