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È legale vendere cibo sintetico in Italia?

23 Ottobre 2022 | Autore:
È legale vendere cibo sintetico in Italia?

Cresce a livelli esponenziali il mercato di carne prodotta in laboratorio, di latte non munto da una mucca, di farine di insetti. L’Ue promuove queste scelte.

L’ultima sfida arriva da una start up israeliana: promette di fare vero latte e vero formaggio senza ricavare la materia prima dalle mucche, dalle capre, dalle pecore o dalle bufale. L’azienda si chiama Remilk e dichiara nel suo sito di utilizzare la fermentazione microbica per riprodurre le proteine del latte e creare latticini identici a quelli tradizionali «senza danneggiare una singola mucca». Perché, come recita uno dei suoi slogan, «holly cow», che dovrebbe tradursi in «vacca santa». Poi c’è la carne sintetica, prodotta coltivando cellule animali in laboratorio. Senza dimenticare i cibi arricchiti di ferro o di selenio e le inimmaginabili (almeno per il nostro palato) farine di insetti». Alimenti prefabbricati e non certo naturali con cui è stato creato un mercato valutato in tutto il mondo circa 500 miliardi di dollari, secondo le stime di Mediobanca. È lecito tutto questo? È legale vendere cibo sintetico in Italia?

Non c’è una legge che lo vieti, per quanto tutto ciò che viene messo negli scaffali di supermercati e negozi (compresi quelli online) deve rispettare le norme di igiene e di sicurezza stabilite per qualsiasi prodotto destinato al consumo alimentare. Insomma, se una bistecca di manzo artificiale non fa male alla salute, ciascuno è libero di comprare e di mangiare quello che gli pare. Vediamo come funziona il mercato del cibo sintetico in Italia e altrove.

Cibo sintetico: che cos’è?

Carne coltivata in vitro, che si è già guadagnata il nome di «Frankenstein Meat». Uova covate senza galline. Miele prodotto senza il volo delle api. Pesce che non proviene da un mare, da un lago, da un fiume e che, probabilmente, non ha mai nuotato in via sua. Latte e formaggi senza mucche, pastori ed alpeggi. Ecco alcune delle frontiere che diverse multinazionali stanno provando ad abbattere per portare sulle nostre tavole il cibo fatto in laboratorio, cioè il cibo sintetico.

Perché di quello di tratta: di alimenti prodotti in laboratorio con tecniche sofisticate che riescono a far sembrare un prodotto quello che non è.

Cibo sintetico: l’esempio della carne

La produzione di carne sintetica è probabilmente l’esempio più lampante di come si può generare cibo artificiale senza – dicono – rinunciare al gusto di una bistecca.

Tutto è basato sulla bioingegneria. Si parte dal reperimento di cellule staminali pluripotenti, cioè cellule del sangue o della pelle che vengono riprogrammate: sono immortali ed hanno un’elevata capacità di proliferazione grazie alla loro immersione in un mezzo di coltura che contiene carboidrati, grassi, proteine e minerali.

Una volta avviata la differenziazione, le fibre muscolari si contraggono e generano acido lattico. L’ambiente di coltivazione viene, quindi, purificato o sostituito in modo di evitare l’eccessiva acidità.

La coltura avviene in una specie di impalcatura o scaffolds, che simulano le proprietà della matrice extracellulare per avere dei risultati in termini di porosità, vascolarizzazione, proprietà biochimiche, cristallinità, degradazione e commestibilità. A tal fine, vengono utilizzati cellulosa, chitina, collagene, micelio o nanomateriali.

Detto così, potrebbe sembrare un piatto poco appetibile da mettere sotto i denti. Eppure, durante la pandemia sono stati investiti nel mercato della carne sintetica oltre 360 milioni di dollari, con una crescita quinquennale del 6000% (seimila per cento).

Cibo sintetico: è legale la vendita?

Come si diceva all’inizio, non esiste una legge che vieti la vendita o la produzione di cibo sintetico in Italia. Anzi, l’Unione europea sta spingendo in questo senso sia per proteggere gli animali sia per la salvaguardia dell’ambiente.

Di recente, Bruxelles ha stanziato 2 milioni di euro per finanziare un progetto per lo sviluppo di carni bovine coltivate in laboratorio. L’investimento rientra nel piano di ripresa dal Covid messo a punto dalla Commissione Ue e sarà destinato alla ricerca portata avanti da due aziende alimentari olandesi, la Nutreco e la Mosa Meat (del cui Cda fa anche parte l’attore Leonardo DiCaprio).

Il progetto mira a trovare la combinazione migliore di amminoacidi, vitamine e minerali da includere nei terreni di coltura per favorire la crescita naturale delle cellule muscolari prelevate da una mucca. Il tutto, per ridurre i costi ambientali legati alla produzione di carne: si parla di una diminuzione del 92% dell’impatto sull’ambiente del 92%, del 93% dell’inquinamento atmosferico e del 78% dell’acqua utilizzata nelle industrie che producono carne bovina.

Diverso, ovviamente, il parere di Coldiretti, secondo cui la carne sintetica «non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore e non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato».



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