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Come si divide un’eredità?

10 Giugno 2022
Come si divide un’eredità?

Divisione del patrimonio ereditario con accordo o con il tribunale: come si procede per ripartire i beni del defunto.

Nessuno può essere costretto a rimanere proprietario di qualcosa che non vuole. Ragion per cui, in presenza di una comunione ereditaria, ciascun erede può, in qualsiasi momento, rivolgersi al giudice e chiederne la divisione. Ma come si divide un’eredità? Qual è la procedura da intraprendere e soprattutto che succede se la maggioranza degli eredi non vuol vendere i beni del defunto e uno di loro invece dovesse opporsi? Cerchiamo di fare il punto della situazione rispondendo alle domande che, più di frequente, si pongono in queste circostanze.

Cos’è la comunione ereditaria?

Quando più persone diventano eredi dello stesso soggetto si forma, tra loro, ciò che tecnicamente viene definita una «comunione ereditaria»: ciascuno di loro acquista cioè la proprietà sull’intero patrimonio in proporzione alla propria quota. Così, ad esempio, un erede al 33% è proprietario di un terzo di tutti i beni caduti in successione (ad esempio case, conti correnti, crediti vantati verso terzi, ecc.). Ciò a patto che non sia stato già il defunto a indicare, nel proprio testamento, quali beni attribuire a ciascun erede, così definendo in anticipo i termini della spartizione del suo patrimonio: ciò evita la necessità di procedere a una divisione.

Come si scioglie la comunione ereditaria?

Per sciogliere la comunione ereditaria i coeredi possono optare per diverse soluzioni: 

  • possono vendere o donare l’intero asse ereditario a uno dei coeredi o a un terzo;
  • possono ricorrere alla divisione dell’eredità. 

Con la divisione, ciascun coerede diventa proprietario esclusivo – non già di una quota astratta del patrimonio del defunto ma – di specifici beni, singolarmente individuati, per un valore pari alla sua stessa quota. Così, ad esempio, in presenza di tre case di pari valore, ciascuno dei tre eredi anziché essere comproprietario al 33% di tutte e tre, sarà unico titolare di un solo immobile. 

Ma non sempre la divisione è semplice e immediata, anche perché spesso i beni sono tra loro eterogenei e le quote sono frammentate tra più soggetti. Così, la divisione dell’eredità genera spesso discussioni e liti.

Proprio per questo la divisione può essere raggiunta in due modi: 

  • mediante un accordo tra i coeredi, ossia tramite contratto;
  • in assenza di accordo con ricorso al giudice.

Può anche essere effettuata sulla base delle indicazioni che eventualmente il defunto ha lasciato nel testamento.

Quindi, per procedere alla divisione della comunione ereditaria è necessario che:

  • vi siano più eredi;
  • ciascun erede sia titolare di una semplice quota ideale sul patrimonio del defunto e non di specifici beni;
  • gli eredi in questione abbiano già accettato l’eredità (attenzione perché, con l’accettazione, si subentra non solo nell’attivo ma anche nei debiti lasciati del defunto: ciascun erede sarà responsabile dei debiti in proporzione alla propria quota ereditaria).

Vediamo ora, più praticamente, come si divide l’eredità sia se c’è l’accordo tra gli eredi, sia nell’ipotesi contraria.

Divisione dell’eredità tramite accordo

Se c’è l’accordo tra le parti la divisione dell’eredità può essere fatta tramite contratto. Potrebbe anche trattarsi di un contratto verbale, ma la forma scritta è obbligatoria se nell’eredità sono presenti immobili. 

Si redige quindi un contratto col quale si può procedere a ripartire, a seconda della volontà, tutto l’asse ereditario o anche solo una parte tra i vari eredi. Anche se nulla esclude che tale attività possa essere svolta direttamente dagli interessati, l’assistenza di un legale potrebbe semplificare il compito ed evitare errori di tipo giuridico.

Con l’accordo scritto si procede così a dividere non solo i beni del defunto (patrimonio mobiliare e immobiliare) ma anche i crediti vantati nei confronti dei terzi (si pensi al canone di locazione percepito da un affittuario che vive in un appartamento caduto in successione). La divisione non riguarda invece i debiti ereditari che si ripartiscono in modo automatico tra i coeredi in proporzione alle relative quote.

Il contratto deve essere firmato da tutti gli eredi e non solo da alcuni. 

Se al termine della divisione contrattuale il coerede riceve beni il cui valore non corrisponda esattamente alla propria quota ereditaria, può agire nei confronti di tutti gli altri eredi per far annullare il contratto. Lo deve fare però entro massimo 2 anni dalla divisione e a condizione di aver ricevuto beni di valore inferiore almeno di un quarto rispetto al valore della propria quota.

Divisione dell’eredità tramite tribunale

In tribunale, si può ricorrere in due casi:

  • su istanza di uno o più coeredi che voglia “separarsi” dalla comunione ereditaria nonostante il contrario volere degli altri o che non concordi sulle modalità per attuare la divisione proposta dagli altri eredi;
  • su domanda congiunta di tutti gli eredi che, pur essendo d’accordo sulla divisione del patrimonio, piuttosto che fare da soli con un contratto, preferiscono (magari al fine di prevenire liti) lasciare il compito al giudice. 

In merito al primo punto si tenga conto che l’erede che voglia dividere l’eredità non può essere costretto a mantenere la sua quota dalla maggioranza degli altri eredi: in questa materia o si raggiunge l’unanimità o c’è sempre la possibilità di ricorrere al giudice. 

A questo punto, sarà il tribunale a decidere le modalità di divisione del patrimonio. Di solito, vengono creati tanti gruppi di beni per quanti sono gli eredi. Ogni gruppo ha un valore equivalente agli altri. Poi, si procede a sorteggio in modo da assegnare a ciascun erede un gruppo di beni così divisi in precedenza.

Non sempre però questa modalità è possibile, anche perché a volte il patrimonio è composto da pochi beni o da un solo immobile. In tali casi, il giudice verifica innanzitutto se è possibile dividere in natura il bene (si pensi a una villa bifamiliare tra due eredi al 50%). Se ciò non dovesse essere possibile, il giudice verifica se uno degli eredi è disponibile ad acquistare la quota degli altri (si pensi a una casa passata in eredità a cinque fratelli, uno dei quali la vuole “riscattare”). 

Se non c’è accordo sull’assegnazione del bene il giudice verifica se uno degli eredi ha un interesse superiore agli altri all’acquisizione dell’intero bene (si pensi al coerede che già coabitava con il defunto nell’immobile caduto in successione).  

Qualora neanche tale sistema dovesse portare a un risultato, il giudice mette in vendita i beni e poi divide il ricavato tra i vari eredi. 



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