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Come si esercita il diritto di prelazione tra coeredi?

10 Giugno 2022
Come si esercita il diritto di prelazione tra coeredi?

Il retratto successorio: quando spetta il diritto di prelazione in caso di vendita della quota di eredità.

Ciascun erede che sia comproprietario di una quota del patrimonio del defunto, qualora non voglia mantenere tale suo diritto, può chiedere al giudice la divisione della comunione ereditaria oppure cedere la propria quota. Potrebbe, ad esempio, donarla a uno dei coeredi (sempre che questi lo voglia) oppure venderla. Nel caso di vendita a terzi, però, bisogna rispettare il diritto di prelazione che la legge riconosce agli altri coeredi. Ma come si esercita il diritto di prelazione tra coeredi e in cosa consiste? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cos’è il diritto di prelazione?

«Diritto di prelazione» significa «diritto ad essere preferito» rispetto a terzi. Il che significa che se un erede vuol vendere la propria quota a terzi estranei deve prima verificare se gli altri coeredi sono interessati all’acquisto.

Il diritto di prelazione può essere esercitato però solo a parità di condizioni contrattuali. In pratica, il titolare del diritto di prelazione non può rivendicare un trattamento di maggior favore rispetto al terzo. La prelazione spetta infatti solo se il coerede accetta di acquistare allo stesso prezzo e condizioni offerti dal terzo.  

Dall’altro lato, il venditore, nel comunicare agli eredi la propria intenzione di cedere la propria quota, deve essere sincero: deve cioè rivelare le stesse condizioni offerte dal terzo, senza renderle più onerose solo per evitare l’esercizio del diritto di prelazione.  

Quando spetta il diritto di prelazione tra coeredi?

Ciascun coerede ha diritto di prelazione nel caso in cui un altro coerede voglia vendere ad un estraneo la propria quota o parte di essa. 

Il diritto di prelazione spetta però solo finché sussiste la comunione ereditaria. Una volta divisa quest’ultima, ciascun erede è libero di vendere i beni che gli sono spettati senza dover preferire gli altri eredi.

Cosa succede se un erede non rispetta il diritto di prelazione?

Se il coerede venditore viola il diritto di prelazione degli altri coeredi, questi possono esercitare il cosiddetto retratto successorio e cioè possono riscattare la quota venduta nei confronti di ogni acquirente e da ogni successivo acquirente (anche se sono in buona fede), finché dura la comunione ereditaria. 

Si può vendere la quota di eredità a un coerede?

Il coerede può vendere liberamente la propria quota ad uno o più coeredi, senza dover riconoscere il diritto di prelazione agli altri.

Il diritto di prelazione quindi spetta solo in caso di vendita a un terzo estraneo, ossia a un soggetto che non sia erede. 

Lo scopo della norma è quello di favorire la concentrazione dei beni oggetto della comunione ereditaria in capo ai coeredi al fine di agevolare le operazioni divisionali, che potrebbero essere, appunto, ostacolate dalla partecipazione di un estraneo. Questa esigenza chiaramente non sussiste quando si vende a uno dei coeredi.

Spetta il diritto di prelazione dei coeredi in caso di donazione della quota?

Il diritto di prelazione dei coeredi spetta solo se il cedente intende vendere la propria quota e non anche donarla. Pertanto, in caso di donazione, questi non è tenuto a comunicare l’atto agli altri coeredi.

Quando non spetta il diritto di prelazione dei coeredi?

Abbiamo già visto che il diritto di prelazione non spetta in caso di vendita a uno dei coeredi o in caso di donazione della quota (anche se a un estraneo).

Inoltre, il diritto di prelazione spetta sulla quota o su un intero bene, a condizione che la divisione dell’eredità non sia già stata fatta. 

Come si esercita il diritto di prelazione tra coeredi?

Il primo passo per esercitare il diritto di prelazione tra coeredi è la comunicazione, da parte del venditore agli altri coeredi, dell’intenzione di cedere la propria quota a un terzo. È la cosiddetta denuntiatio.

La proposta deve essere dettagliata, indicare il prezzo e tutti gli elementi necessari per la cessione e avere forma scritta se la quota comprende beni immobili.

Il coerede che ha notificato la proposta può revocarla fino a quando non è stata accettata dai coeredi destinatari; questi ultimi sono in ogni caso obbligati ad accettarla o rifiutarla non potendo pretendere l’inizio di una fase di trattative.

Chiaramente, la denuntiatio deve essere fatta dopo che il cedente ha concordato con il terzo le condizioni per la vendita della propria quota in quanto solo così egli può formulare ai coeredi la medesima proposta contrattuale (che, come abbiamo detto prima, deve essere identica). 

Se il venditore non effettua la denuntiatio i coeredi hanno la possibilità di riscattare la quota anche dopo che è stata già venduta.  

Il diritto di riscatto è rinunciabile liberamente sia in forma espressa sia in forma tacita. 

Il diritto di retratto si prescrive nell’ordinario termine di 10 anni decorrente dalla conclusione del contratto di vendita.

Una volta effettuata la comunicazione ai coeredi, questi possono esercitare il proprio diritto di prelazione accettando la proposta nel termine di 2 mesi dalla notificazione o dall’ultima delle notificazioni se i coeredi sono più di uno.

L’accettazione si reputa conosciuta dal coerede che ha notificato la proposta nel momento in cui giunge al suo indirizzo.

Che succede se l’interesse ad esercitare la prelazione viene manifestato da più coeredi nello stesso tempo? Se più coeredi esercitano il diritto di prelazione la quota del venditore viene assegnata a ciascuno di essi in parti uguali: viene cioè divisa tra loro.  



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