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Shock inflazione: ecco di quanto siamo diventati tutti più poveri

10 Giugno 2022
Shock inflazione: ecco di quanto siamo diventati tutti più poveri

Ecco di quanto si sono svalutati i nostri conti correnti: le stime per quest’anno fanno vedere un popolo alla fame.

Sino ad oggi ci siamo solo accorti che, per fare un pieno di benzina, dovevamo spendere circa 15 euro in più rispetto all’inizio della guerra (con un serbatoio da 50 litri). E ci siamo spaventati nel leggere le bollette di luce e gas raddoppiate. Ma non sono gli unici effetti dell’inflazione galoppante che stiamo subendo in questo delicato momento per l’Europa. Oltre all’aumento anche del carrello della spesa, i nostri risparmi in banca – quelli che abbiamo lasciato lì, al sicuro, convinti che nessuno ce li toccasse – sono diminuiti per effetto dell’inflazione: si sono quindi svalutati. Insomma, siamo diventati tutti più poveri: da un lato perché spendiamo di più, dall’altro perché abbiamo meno soldi sul conto. Ma di quanto “più poveri”? Questo nessuno ce lo ha detto con quella stessa franchezza delle bollette. Ma possiamo fare una stima. 

Con l’inflazione volata fino all’8,1% a maggio in media nella zona euro, la situazione pare sfuggita di mano, a causa del forte rincaro dell’energia per la guerra della Russia all’Ucraina, ma anche per il perdurare degli shock dal lato dell’offerta, provocati dal perdurare delle strozzature nelle catene di approvvigionamento per via dei nuovi lockdown decisi dalla politica «zero Covid» in Cina. Questo vuol dire che i nostri risparmi in banca si sono ridotti di circa 8 euro ogni 100 euro. Chi ad inizio anno aveva 1.000 euro in banca ora ne ha 920. È come se avesse pagato una tassa occulta: quella appunto dell’inflazione.

A farne le “spese” sono sempre i più deboli, ossia i più poveri: quelli già che pre-pandemia non riuscivano ad arrivare a fine mese e che ora non sono stati in grado di pagare le bollette del gas e della luce. Aumentano le morosità. Ma se per le ordinarie morosità non si può fare nulla contro i nullatenenti, quando si tratta di utenze il rimedio è il distacco della fornitura: avremo famiglie che quest’inverno resteranno senza riscaldamenti, frigoriferi, forno e con le candele.

Come si contrasta questa situazione? Riducendo il denaro in circolazione e quindi alzando i tassi a livello monetario.

Solo pochi mesi fa la presidente della Bce, Christine Lagarde, riteneva un rialzo dei tassi quest’anno molto improbabile. Invece ce ne saranno almeno due. Che la Banca centrale sia stata spiazzata è evidente nelle nuove stime economiche, che correggono drasticamente i valori indicati a marzo. 

La situazione è critica: se le cose non peggiorano, Francoforte valuta che l’inflazione salirà fino al 6,8% quest’anno nella zona euro in media rispetto al 3,3% previsto pochi mesi fa, per poi scendere al 3,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024. Escludendo energia e alimentari, l’inflazione sarà pari al 3,3%. Praticamente, saremo poveri più del doppio rispetto alle stime. 

Quanto alla crescita, l’aumento del Pil nell’eurozona si fermerà al 2,8% in media quest’anno, e poi frenerà al 2,1% nei due anni successivi. «Faremo in modo che l’inflazione torni al nostro obiettivo del 2% nel medio termine», ha dichiarato Lagarde durante la tradizionale conferenza stampa dopo le decisioni di politica monetaria. «Non si tratta solo di un passo, ma è un viaggio», ha spiegato.



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