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Tra conviventi c’è diritto agli alimenti?

10 Giugno 2022
Tra conviventi c’è diritto agli alimenti?

Coppie di fatto: in caso di separazione non spetta il mantenimento ma una somma rivolta a garantire la sopravvivenza in caso di grave bisogno economico. 

Nel caso in cui una coppia di conviventi di fatto si separi, quello disoccupato o con lo stipendio più basso non ha diritto al mantenimento come invece succede tra coppie sposate. Ma può tuttavia rivendicare gli alimenti nel caso in cui dovesse sopraggiungere una situazione di grave bisogno. A stabilirlo è l’articolo 1, comma 65 della Legge sulle Unioni civili. Per comprendere meglio la questione e stabilire quindi se tra conviventi c’è diritto agli alimenti dobbiamo innanzitutto chiarire cosa sono gli alimenti e quando scattano.

Cosa sono gli alimenti?

La legge stabilisce che, nel momento in cui una persona si trovi in stato di bisogno derivante da una grave malattia che non gli consente di lavorare o che ne riduce apprezzabilmente le capacità, così non potendo più procurarsi il necessario per vivere, ha diritto a chiedere un sostegno economico o in natura ai suoi familiari più stretti. Questi sono, nell’ordine:

  • coniuge;
  • figli o, in assenza, nipoti;
  • genitori;
  • generi e nuore;
  • suocero e suocera;
  • fratelli e sorelle.

L’uno interviene solo se il familiare di grado precedente non è presente o non è nelle condizioni di badare al soggetto bisognoso. Di tanto abbiamo già parlato nella guida sugli alimenti.

Che differenza c’è tra mantenimento e alimenti? 

Il mantenimento è la somma che, all’indomani della separazione o del divorzio, il coniuge più benestante deve versare all’ex se questi, non per propria colpa, è incapace di provvedere ai propri bisogni.

Gli alimenti invece consistono nel sostegno economico che, per legge, bisogna versare ai familiari nel caso in cui questi versino in stato di bisogno economico derivante da una grave patologia. 

Come chiarito dalla Cassazione, «il diritto agli alimenti è legato alla prova non solo dello stato di bisogno, ma anche dell’impossibilità di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento mediante l’esplicazione di un’attività lavorativa. Ne consegue che ove l’alimentando non provi la propria invalidità al lavoro per incapacità fisica o l’impossibilità, per circostanze a lui non imputabili, di trovarsi un’occupazione confacente alle proprie attitudini e alle proprie condizioni sociali, la relativa domanda deve essere rigettata». 

La differenza tra alimenti e mantenimento sta quindi: 

  • nei soggetti che sono tenuti a versarli (solo gli ex coniugi, nel caso del mantenimento; i familiari più stretti, nell’ordine appena indicato, per gli alimenti);
  • nei presupposti a fronte dei quali scatta il relativo diritto (la semplice disparità economica e l’incapacità di mantenersi, nel caso del mantenimento; lo stato di grave bisogno economico, per gli alimenti);
  • nell’importo (il mantenimento deve garantire l’autosufficienza economica e quindi un tenore di vita decorso; gli alimenti devono invece mirare a togliere il soggetto bisognoso dal pericolo per la propria stessa vita e, dunque, sono in misura molto più ridotta, limitandosi alle spese per il cibo, il vitto o le medicine);
  • nelle modalità di erogazione (il mantenimento va versato sempre in denaro; agli alimenti si può invece provvedere anche in natura, ad esempio ospitando in casa propria il familiare bisognoso).

Il diritto agli alimenti vale anche per le coppie di fatto conviventi?

Cessata la convivenza di fatto, se ricorrono i presupposti dello stato di bisogno e il convivente non è in grado di provvedere al proprio mantenimento, il giudice può stabilire il diritto di quest’ultimo di ricevere dall’altro gli alimenti.

Gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Come anticipato sopra, il diritto agli alimenti è limitato al necessario per la vita di chi lo richiede, considerando la sua posizione sociale. Si differenzia quindi dal mantenimento che mira a soddisfare tutte le esigenze di vita del mantenuto, anche quelle non strettamente necessarie alla sopravvivenza ed anche a prescindere dallo stato di bisogno.

Per determinare l’ordine degli obbligati, l’obbligo alimentare del convivente è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle. 

Mantenimento e alimenti: che succede se c’è un contratto di convivenza?

I conviventi possono comunque regolare liberamente i propri rapporti, in caso di separazione, con un contratto di convivenza, fissando in esso la misura degli alimenti e finanche un eventuale diritto al mantenimento, cosa che invece ai coniugi che si sposano non è consentita (essendo nulli, per la nostra legge, i patti prematrimoniali). 

 



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