Lavoratore al seggio: com’è la busta paga

10 Giugno 2022
Lavoratore al seggio: com’è la busta paga

I dipendenti, pubblici o privati, che si assentano dal lavoro perché impiegati ai seggi hanno diritto a essere retribuiti dal datore come se avessero lavorato. 

In vista delle votazioni, siano esse elettive o referendarie, solitamente già a partire dal sabato, presidenti di seggio, segretari e scrutatori sono impegnati nella preparazione dei seggi, così che per il giorno successivo sia tutto perfetto e pronto per dare il via a quella che per loro sarà una lunghissima giornata. Chi ha provato a svolgere queste mansioni sa bene che spesso i seggi sono composti da un gruppo eterogeneo di persone: ci sono i giovani studenti, che appena maggiorenni si sono iscritti alle liste per guadagnare qualcosa, e madri e padri di famiglia che puntualmente vengono selezionati ogni volta che si vota per fare i presidenti di seggio. Anche i lavoratori che hanno un impiego possono essere chiamati a svolgere queste funzioni in favore della comunità. Ma come funziona la busta paga per i dipendenti che si assentano per lavorare ai seggi?

I dipendenti impiegati a svolgere funzioni al servizio degli elettori hanno la possibilità di assentarsi dal posto di lavoro per tutto il periodo necessario e utile a preparare i seggi, a seguire le giornate di votazione, a scrutinare tutte le schede e consegnare il materiale in Comune.

I giorni in cui si vota possono essere uno o più di uno a seconda della materia trattata, con relative ore o giornate dedicati allo spoglio.

I permessi elettorali possono essere concessi ai dipendenti pubblici e privati che ricoprono queste mansioni:

  • presidente di seggio;
  • segretario;
  • scrutatore;
  • rappresentante di lista, di gruppo, di partiti;
  • componente dei Comitati promotori (nel caso di referendum).

Per le giornate lavorative passate al seggio, il dipendente ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo previsto da contratto come se avesse lavorato. Per quanto riguarda, invece, le giornate non lavorative (come ad esempio il sabato o la domenica per tutti coloro che lavorano fanno la settimana «corta») il lavoratore ha diritto a tante quote della normale retribuzione giornaliera o a corrispondenti giornate di riposo compensativo.

Non è prevista alcuna maggiorazione per il fatto che il dipendente lavori durante un giorno festivo e queste ore non sono considerate straordinari, poiché lo stesso percepirà già una somma economica per la mansione svolta al seggio, così come previsto dalla legge.

Per poter essere correttamente remunerato dalla propria azienda il lavoratore dovrà produrre al datore la copia del certificato di chiamata al seggio e la certificazione della sua presenza, firmata dal presidente di seggio, indicante anche l’orario di chiusura.

In realtà, in passato [1], la Cassazione ha stabilito che la giornata di chi lavora al seggio non debba essere considerata ad ore (in base a quando inizia e a quando finisce), ma deve essere intesa come intera giornata lavorativa e di conseguenza corrisposta dal datore.

Nel caso in cui anche il presidente di seggio sia lavoratore spetterà al vice-presidente firmare la sua certificazione di presenza.

Va infine aggiunto che secondo la normativa vigente [2] le somme corrisposte dal datore di lavoro sono deducibili dall’imponibile fiscale degli stessi.


note

[1] Cort. Cass. n. 8712/2002

[2] L. 178/1981 art. 2


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