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Moglie non si occupa della casa: ha diritto al mantenimento?

10 Giugno 2022
Moglie non si occupa della casa: ha diritto al mantenimento?

Niente assegno di divorzio se lei rinuncia alla carriera nonostante disponga della colf e della baby sitter.

Le Sezioni Unite della Cassazione, nel 2018, hanno detto che, in caso di divorzio, all’ex moglie che ha rinunciato alla carriera per dedicarsi alla casa e alla famiglia spetta sempre un assegno divorzile che le garantisca lo stesso tenore di vita di cui godeva in costanza di matrimonio. Senonché – ha anche chiarito la stessa Corte – tale diritto le compete solo se la decisione di non lavorare è stata assunta d’intesa con il marito. 

A questo punto però sorge il problema di quei casi di donne che, pur non lavorando, possono contare sul sostegno di una colf o di una baby sitter: una collaboratrice domestica cioè che badi alla casa e ai figli al posto loro. Proprio di recente, la Cassazione [1] ha risposto alla seguente domanda: se la moglie non si occupa della casa ha diritto al mantenimento? Ecco qual è stata la risposta.

Chi ha diritto al mantenimento?

Ha diritto al mantenimento il coniuge che dimostri:

  • di avere un reddito più basso rispetto all’altro;
  • di non avere le condizioni di potersi mantenere da solo;
  • di non avere alcuna colpa circa il suo stato di incapacità economica.

Inoltre, ha diritto al mantenimento: 

  • il coniuge che ha rinunciato alla carriera pur di badare alla famiglia;
  • a patto che tale decisione sia stata assunta di comune accordo con l’altro coniuge.

A tal fine, non si richiede che la moglie abbia rifiutato il lavoro pur di fare la casalinga. Basterebbe anche un part time che le consenta di dedicarsi il pomeriggio alla casa e ai bambini.

A quanto ammonta il mantenimento?

Un tempo, a detta della giurisprudenza, il mantenimento doveva portare equilibrio tra le condizioni economiche dei due ex coniugi, colmando il divario di reddito. Il che significa che entrambi dovevano mantenere, per quanto possibile, lo stesso tenore di vita di cui godevano durante il matrimonio (al netto, chiaramente, delle maggiori spese che la creazione di due nuclei familiari comporta). 

Dal 2017, questa impostazione è mutata profondamente. Secondo la Cassazione, all’ex coniuge spetta solo un assegno mensile che gli garantisca l’autosufficienza dall’ex, in modo da mantenersi da solo/a. E ciò quindi indipendentemente dal fatto che quest’ultimo sia molto più ricco. Insomma, il divario tra i due redditi, quando particolarmente evidente, non deve essere più colmato se il coniuge più “povero” ha già di che vivere. Si pensi a un’insegnante che abbia sposato un ricco imprenditore: in tal caso, non c’è obbligo di mantenimento.

Quant’è il mantenimento all’ex moglie casalinga?

Abbiamo appena detto che la donna che si è occupata della casa rinunciando alla carriera ha sempre diritto al mantenimento. E ciò perché il suo sacrificio ha permesso al marito di concentrarsi sul lavoro incrementando il proprio reddito; dunque, a tale ricchezza è giusto che la moglie partecipi anche dopo il divorzio.

Di qui il principio fissato dalle Sezioni Unite: se è vero che, di norma, l’assegno divorzile deve solo garantire l’autosufficienza economica, in presenza invece di una donna che non ha lavorato per dedicarsi alla casa l’assegno deve essere proporzionato al contributo da lei fornito alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi. Il tutto chiaramente in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

Queste due variabili possono pesare profondamente. Se infatti la separazione interviene dopo poco tempo dal matrimonio, il contributo fornito dalla moglie al patrimonio familiare sarà minimo, sicché il giudice può negarle il mantenimento.

Moglie non si occupa della casa: ha diritto al mantenimento?

Ipotizziamo che la moglie, pur rinunciando alla carriera, non si occupi della casa perché può contare sull’assistenza di una colf o di una baby-sitter: in tal caso, secondo la giurisprudenza, l’assegno di mantenimento le può essere negato o fortemente ridotto. E ciò perché il suo contributo alla conduzione della vita familiare e al relativo patrimonio è stato minimo se non inesistente. 

Nel caso di specie, i giudici hanno ricordato che il matrimonio non aveva avuto una lunga durata e che le cause della sua dissoluzione erano attribuibili a entrambi gli ex coniugi, ed ha ribadito che, secondo quanto accertato nella precedente fase di giudizio, la donna non aveva fornito alcun contributo alla formazione del patrimonio comune, avendo scelto di non intraprendere un’attività lavorativa nonostante avesse sempre potuto contare sull’apporto del personale domestico nella gestione delle due figlie e della casa.


note

[1] Cass. ord. n. 18697/22 del 9.06.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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