Diritto e Fisco | Editoriale

Pagare le tasse con le opere d’arte ora si può. Ma non è tutto oro…

15 Ottobre 2014 | Autore:
Pagare le tasse con le opere d’arte ora si può. Ma non è tutto oro…

Il Ministro della Cultura rilancia la legge, in vigore dal 1982, che consente di pagare le imposte con le opere d’arte ed i beni culturali.

Il Ministro della Cultura, il 12 ottobre 2014, ha annunciato di aver appena firmato il decreto per la ri-costituzione della commissione di esperti d’arte prevista dalla Legge [1] per la valutazione delle opere d’arte e dei beni culturali, mobili ed immobili, anche vincolati, che un contribuente potrebbe offrire come pagamento delle imposte, sia di successione che dirette, al posto del denaro.

In realtà la possibilità di pagare le imposte tramite opere d’arte e beni culturali non sembra essere molto utilizzata dai contribuenti italiani, nonostante la legge sia in vigore da più di 30 anni. Infatti la Commissione di valutazione non era più stata rinnovata dal 2010, quando si era riunita per l’ultima volta ed aveva deciso, fra ben sette beni (mobili ed immobili offerti, tra cui una villa d’epoca a Sanremo), di accettare solo un dipinto di Alberto Burri del valore di circa 100.000 euro.

Magro bottino se si pensa invece che nel Regno Unito, dove lo schema di pagamento delle imposte tramite beni e opere d’arte [2] sembra funzionare benissimo, solo nel 2013 [3] l’HM Revenue & Customs, l’Agenzia delle Entrate britannica, ha incassato 30 milioni di sterline di imposte a fronte di un valore di circa 50 milioni di sterline di opere offerte dai contribuenti.

Certo, nonostante il richiamo fatto dal Ministro italiano alla legislazione inglese, per sottolineare l’esistenza di analoghe norme estere, le disposizioni giuridiche dei due Paesi sono sostanzialmente diverse.

Infatti in U.K. il contribuente può pagare con le opere d’arte ed i beni vincolati solo l’imposta di successione. Inoltre il contribuente inglese, qualora destini ad uso pubblico il bene culturale o l’opera d’arte, anche accettandone l’esposizione o la valorizzazione, senza perderne la proprietà, gode della esenzione da imposta di successione o dalla tassazione delle plusvalenze derivanti da capital gains.

Qualora il bene oggetto della proposta abbia un valore superiore a quello delle imposte dovute, l’HM Revenue & Customs provvede al rimborso immediato della somma eccedente.

Infine al contribuente inglese viene riconosciuto il completo valore di mercato dell’opera o del bene ceduti, in quanto nella procedura intervengono direttamente i musei e le fondazioni pubbliche che desiderano ricevere l’offerta e che contribuiscono alla corretta determinazione dell’effettivo valore del bene stesso.

In Italia si possono pagare sia le imposte dirette [4] che le imposte di successione [5] con detti beni, ma solo a certe condizioni.

Se si devono pagare le imposte di successione ed il valore del bene ceduto supera quello dell’imposta dovuta, non compete al contribuente alcun rimborso per la differenza; se invece la Commissione non accetta il bene offerto gli eredi devono pagare le imposte dovute interamente e con aggravio di interessi moratori.

Nel caso delle imposte dirette invece l’offerta dei beni non sospende il pagamento delle imposte che devono essere comunque pagate.

Qualora poi la Commissione accetti il bene in pagamento, allora il contribuente potrà richiedere a rimborso la parte di imposte pagate nel periodo intercorrente fra l’offerta del bene e l’accettazione del pagamento, oppure, qualora residui un ulteriore credito del contribuente, si potranno scontare, anche frazionatamente, le imposte da versare nei cinque anni successivi al periodo di imposta in cui è avvenuta l’accettazione e, se sussistesse ulteriore eccedenza, chiederne il rimborso, dopo i cinque anni, senza aver diritto ad interessi.

Considerata la oggettiva difficoltà che lo Stato italiano ha sinora manifestato nel restituire ai contribuenti le somme versate in eccedenza, a titolo di rimborso, nonché la impossibilità a priori di giungere ad una valutazione delle opere in relazione al reale carico fiscale, che soprattutto nel caso di imposta di successione rischierebbe di provocare gravi danni al contribuente per l’impossibilità di ottenere la restituzione dell’eventuale maggior valore determinato, forse si possono comprendere i motivi che nel nostro Paese ostacolano la realizzazione concreta della Legge in oggetto.

Senza contare che spesso, purtroppo, i beni già in possesso degli enti pubblici rischiano di essere trascurati o dimenticati talvolta, ed anche questa incertezza di trattamento delle opere d’arte, una volta in mano pubblica, potrebbe spiegare perché i contribuenti sembrano restìi ad utilizzare la norma.

Comunque la semplice ricostituzione di una Commissione non può introdurre elementi di novità nelle norme in vigore.

Anzi l’iniziativa mediatica del ministro, nel particolare momento di crisi profonda del sistema Italia, rischia di sembrare più un tentativo per richiedere ai contribuenti italiani di offrire alla causa beni preziosi, in mancanza di denari, che una reale ed equilibrata opportunità di accordo fra pubblico e privato per la conservazione e la tutela del patrimonio culturale di un Paese che è la quintessenza della Storia, dell’Arte e della Cultura.


note

[1] Legge n. 512 del 2 agosto 1982

[2] A.I.L. – “Acceptance In Lieu “ scheme of taxation

[3] A.I.L. Report 2013

[4] Art. 7 L. 512/82 ed art. 42-bis DPR 637/73

[5] Art. 6 L. 512/82 ed art. 28-bis DPR 602/73


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