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Che differenza c’è tra la separazione e il divorzio?

19 Giugno 2022
Che differenza c’è tra la separazione e il divorzio?

Conseguenze di una separazione: quali diritti perdono i coniugi e quali invece continuano a permanere. 

Per poter divorziare è necessario prima separarsi. La separazione è quindi un presupposto necessario per il divorzio (salvo alcuni casi eccezionali in cui è ammesso il divorzio immediato). Ma, a conti fatti, la procedura di separazione è, sia formalmente che sostanzialmente, identica a quella di divorzio: può cioè essere concordata o giudiziale a seconda che ci sia o meno l’accordo degli ex coniugi; può essere fatta in tribunale o con la negoziazione assistita degli avvocati o, in presenza di determinati presupposti, in Comune dinanzi al sindaco. È allora normale chiedersi che differenza c’è tra la separazione e il divorzio; qual è la necessità di imporre una doppia procedura (peraltro prevista solo in Italia), con duplicazione di costi e di tempi, se non imporre una maggiore riflessione prima di procedere allo scioglimento definitivo del matrimonio. 

Siamo forse ostaggio di una visione ancora molto cattolica del matrimonio, a dispetto della laicità a cui dovrebbe ispirarsi, per Costituzione, il nostro Stato. E questa visione impedisce di configurare il matrimonio come un contratto, impedendo così i patti prematrimoniali che, invece, come succede negli ordinamenti anglosassoni, consentono di prestabilire – riducendo il rischio – le condizioni di un’eventuale separazione, definendo ad esempio l’ammontare dell’assegno di mantenimento, l’assegnazione della casa, eventuali risarcimenti e rimborsi.

Insomma, se si vuol capire qual è la differenza tra separazione e divorzio bisogna andare a cercare il classico “ago nel pagliaio”, perché ad occhio nudo è difficile vederle, almeno per chi non è un tecnico del diritto. Vediamo allora di spiegare che differenza c’è tra separazione e divorzio sotto un aspetto marcatamente pratico.

Cosa comporta la separazione?

La separazione comporta:

  • la cessazione dell’obbligo di fedeltà (i coniugi possono perciò avere rapporti con altre persone);
  • la cessazione dell’obbligo di convivenza (i coniugi possono quindi andare a vivere in luoghi diversi);
  • la cessazione dell’obbligo di assistenza morale e materiale nei confronti dell’ex coniuge;
  • la divisione della comunione tra coniugi (i beni vengono divisi in parti uguali) a meno che questi non abbiano optato per il regime di separazione dei beni;
  • la corresponsabilità per i debiti del coniuge (in caso di coppia in comunione dei beni);
  • il diritto, per il coniuge con il reddito più basso, a ricevere un assegno di mantenimento rapportato alla durata del matrimonio e alle sue necessità.

Cosa comporta il divorzio?

Il divorzio comporta:

  • l’acquisizione dello stato di celibe e nubile;
  • la possibilità di risposarsi;
  • la perdita dei diritti ereditari nei confronti dell’ex coniuge;
  • la perdita del diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge;
  • lo scioglimento del fondo patrimoniale;
  • il diritto, per il coniuge con il reddito più basso, a ricevere un assegno divorzile che garantista soltanto l’autosufficienza economica (non più quindi lo stesso tenore di vita di cui questi godeva durante il matrimonio).

Differenze tra separazione e divorzio: la procedura

Veniamo ora alle differenze tra separazione e divorzio. 

Sotto un aspetto procedurale, separazione e divorzio sono identici. Pertanto, ci si può separare e si può divorziare:

  • con un accordo firmato davanti all’ufficio dell’anagrafe del Comune (solo però in assenza di figli minori, non portatori di handicap o maggiorenni già autosufficienti e sempre che l’accordo non preveda patti di trasferimento di beni mobili o immobili);
  • con un accordo stilato con l’assistenza dei rispettivi avvocati e poi convalidato dal tribunale (è la cosiddetta procedura di negoziazione assistita);
  • con un accordo portato all’attenzione del Presidente del Tribunale e da questi trasfuso in una sentenza (è la cosiddetta procedura di separazione o divorzio consensuale in tribunale);
  • con una causa dinanzi al tribunale, se tra le parti non si riesce a trovare un accordo su una o più condizioni del distacco (è la cosiddetta procedura di separazione o divorzio giudiziale).

Differenze tra separazione e divorzio: i costi

Anche le spese da affrontare per la separazione e il divorzio sono le stesse. La procedura è gratuita se si procede in Comune. Invece, quando bisogna avvalersi della negoziazione assistita o del ricorso in tribunale, bisognerà corrispondere agli avvocati il relativo onorario più le tasse dovute allo Stato (il cosiddetto contributo unificato). 

Non esistono più tariffe legali prestabilite dalla legge e tutto è rimesso alla libera trattativa tra professionista e cliente. Le spese però possono variare a seconda che la separazione sia consensuale o giudiziale. 

Nel primo caso, le parti possono anche avvalersi di un solo avvocato il cui onorario potranno dividere in due. Peraltro, questi chiederà una parcella inferiore, riducendosi l’intera procedura a una sola udienza. Il prezzo varia dai 1.000 ai 2.000 euro in media.

Nel secondo caso, invece, i tempi per la sentenza si allungano e l’attività giudiziale è più complicata. Le parti poi dovranno avere un avvocato a testa. Il relativo onorario, comprensivo di spese, può arrivare anche a 5.000 euro.

Altre differenze tra separazione e divorzio

Veniamo ora alle differenze sostanziali tra separazione e divorzio.

Con la separazione si continua ad essere ancora marito e moglie. Tuttavia, i rapporti tra le parti si allentano. Queste possono vivere separatamente senza poter essere accusate di abbandono del tetto coniugale. Inoltre, possono avere altre relazioni senza poter essere tacciate di adulterio.

Le coppie in comunione dei beni vedranno interrompere tale regime, sicché il coniuge non risponderà più dei debiti dell’altro. I beni in comunione andranno divisi.

Tuttavia, dopo la separazione, non ci si può ancora risposare e l’eventuale fondo patrimoniale resta in vita fino al divorzio.

Con la separazione si è tenuti a versare un assegno di mantenimento che, con il divorzio, prende il nome di assegno divorzile. Inizialmente, si riteneva che l’assegno di mantenimento dovesse garantire al coniuge beneficiario lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, mentre quello divorzile mirasse solo ad assicurare l’indipendenza economica necessaria a un decoroso tenore di vita, slegato quindi dal precedente. La giurisprudenza ha però progressivamente equiparato la natura di tali misure: sicché, sia l’assegno di mantenimento che quello divorzile oggi spettano solo quando uno dei due coniugi provi di non potersi mantenere da solo e sempre che ciò non dipenda da proprie colpe. Inoltre, la misura dell’assegno è semplicemente finalizzata a garantire l’autosufficienza economica, a prescindere dal maggior reddito dell’ex.

Un altro aspetto che differenzia separazione è divorzio riguarda i diritti ereditari. Il coniuge, come noto, è erede legittimario: a lui cioè spetta sempre una quota del patrimonio del coniuge defunto oltre al diritto di abitazione nella casa familiare vita natural durante. Non si può mai diseredare il marito o la moglie. Ebbene, questi diritti non cessano con la separazione: quindi, il coniuge resta erede dell’altro qualora questi dovesse morire dopo la separazione, a meno che il giudice non abbia dichiarato il cosiddetto addebito, ossia che la separazione è avvenuta per colpa del coniuge superstite (ad esempio, in caso di tradimento o abbandono del tetto coniugale). 

Invece, il divorzio fa cessare in ogni caso i diritti ereditari, anche se non c’è stato addebito.

Conseguenza del fatto di essere ancora eredi l’uno dell’altro, la separazione non fa perdere al coniuge superstite il diritto ad ottenere la pensione di reversibilità dell’ex, anche se c’è stato l’addebito o rinuncia all’eredità. In caso di divorzio, invece, si ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge, la reversibilità spetta solo se non ci si è rispostati e se il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico è anteriore alla sentenza di divorzio stesso. Inoltre, il coniuge divorziato deve già percepire dall’ex coniuge defunto un assegno divorzile versato con cadenza periodica: in altri termini, se al momento del decesso il coniuge superstite non aveva diritto all’assegno (perché tale diritto non era mai stato riconosciuto o perché era stato riconosciuto e poi revocato) o se ha ricevuto l’assegno di divorzio in un’unica soluzione (una tantum), non avrà diritto alla pensione di reversibilità del defunto.

Infine, con la separazione si perde il diritto ad ottenere una quota del TFR, il cosiddetto trattamento di fine rapporto del coniuge. Per vantare il proprio diritto sull’altrui buonuscita, bisogna infatti avere già divorziato.

Approfondimenti

Quali diritti si perdono con la separazione

Separazione e divorzio: differenze 

Cosa succede quando una coppia si separa



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