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Quando la casa rimane al marito?

19 Giugno 2022
Quando la casa rimane al marito?

Come non lasciare la casa coniugale all’ex moglie: il giudice decide di affidare la casa solo in presenza di figli incapaci economicamente di badare a sé stessi.

Si dice sempre che, in caso di divorzio, la casa resta alla moglie. Questa affermazione, per quanto statisticamente probabile, non è corretta. La legge dice solo che la casa resta al genitore con cui vanno a stare i figli. A conti fatti però tale coniuge è quasi sempre la madre, ragion per cui la premessa da cui siamo partiti – quella secondo cui la casa resta alla moglie – è difficilmente contestabile. Ma quando la casa rimane al marito? Cerchiamo di tracciare tutti i casi in cui l’uomo, proprietario o comproprietario dell’abitazione familiare, può rimanervi.

A chi rimane la casa?

Il giudice può decidere l’assegnazione del diritto di abitazione nella casa coniugale solo in caso di coppia con:

  • figli minori;
  • figli maggiorenni non ancora autosufficienti;
  • figli portatori di handicap.

In particolare, il diritto di abitazione spetta al genitore con cui i figli andranno a vivere, indipendentemente dal fatto che sia stato quest’ultimo a generare la crisi del matrimonio. 

Scopo dell’assegnazione della casa coniugale è tutelare i figli – e non già il coniuge – per garantire loro di continuare a vivere nello stesso habitat in cui erano cresciuti fino al giorno della crisi coniugale.

Il giudice quindi non può decidere l’assegnazione della casa quando: 

  • la coppia non ha avuto figli;
  • i figli sono frutto di precedenti relazioni; 
  • i figli vivono già da soli;
  • i figli sono già autonomi economicamente e possono permettersi di vivere da soli.

Queste regole valgono sia per le coppie sposate che per quelle di conviventi. È quindi errato il luogo comune secondo cui, per non perdere la casa, basta andare a convivere. 

Quando la casa rimane al marito?

La casa pertanto resta al marito quando il giudice colloca i figli presso il marito e non presso la moglie. Si tratta di un’ipotesi rara ma non impossibile. Il giudice infatti deve decidere sempre secondo il maggior interesse della prole. Pertanto, quando la moglie dimostri di non essere in grado di badare ai figli, questi vengono collocati presso il padre. Attenzione: l’incapacità non viene valutata sotto un aspetto economico (alle eventuali incapacità reddituali deve infatti far fronte anche l’ex), ma sotto un profilo educativo ed affettivo.

La casa resta al marito quando la moglie ha intenzione di trasferirsi e vivere altrove. E lo stesso dicasi quando i figli sono già grandi o vivono per i fatti loro.

Inutile dirlo: la casa resta al marito (sempre che lui ne sia proprietario) quando la coppia non ha avuto figli. Se la casa è in comunione dei beni o cointestata si procede invece alla sua divisione. 

La casa può restare anche solo parzialmente al marito quando si tratta di immobile sufficientemente grande da poter essere diviso in due distinte unità immobiliari.

Quando la casa torna al marito?

L’assegnazione della casa familiare cessa quando: 

  • il coniuge beneficiario si trasferisce altrove;
  • quando i figli diventano indipendenti;
  • quando i figli perdono il diritto al mantenimento perché ormai autonomi;
  • quando i figli perdono il diritto al mantenimento perché hanno raggiunto la possibilità di mantenersi da soli e, tuttavia, non si sono dati da fare per cercare un lavoro.

Come non lasciare la casa alla moglie?

Il giudice assegna al coniuge collocatario dei figli la casa coniugale. Non può quindi assegnare la seconda casa o quella a uso investimento. Questo significa che se il marito è proprietario di un immobile ma la propria famiglia vive altrove (ad esempio, in affitto), il giudice non assegnerà tale immobile all’ex moglie.



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