Diritto e Fisco | Articoli

Multa autovelox: va indicato il decreto del Prefetto?

10 Giugno 2022 | Autore:
Multa autovelox: va indicato il decreto del Prefetto?

Su quali tipi di strade deve esserci l’autorizzazione prefettizia per installare l’apparecchio rilevatore di velocità.

Quando arriva una multa presa con l’autovelox, la prima cosa che si fa è controllare che velocità è stata rilevata, e dunque di quanto si è superato il limite, e dove si è verificata l’infrazione. Il verbale riporta questi elementi, e indica il tratto di strada dove era collocato l’apparecchio e di che tipo di postazione si trattava: ad esempio, se fissa o mobile, e se era presidiata o no dagli agenti.

In realtà ci sono parecchi altri dati da esaminare per verificare se la multa è legittima, e dunque va pagata, oppure se può essere contestata con ricorso al giudice di Pace o al Prefetto del luogo per ottenerne l’annullamento. Gli autovelox non possono essere disseminati a piacimento sulle strade italiane, ma soggiacciono a precise regole di posizionamento e installazione. Tra queste c’è il decreto prefettizio che autorizza l’impiego di questi apparecchi di rilevamento elettronico della velocità. Vediamo quando sulla multa autovelox va indicato il decreto del Prefetto.

Dove si può mettere l’autovelox?

L’art. 2 del Codice della strada distingue le strade italiane per tipologia, e questo si ripercuote sulla possibilità o meno di piazzare su di esse un autovelox. Precisamente, le categorie sono le seguenti:

  • A – Autostrade;
  • B – Strade extraurbane principali;
  • C – Strade extraurbane secondarie;
  • D – Strade urbane di scorrimento;
  • E – Strade urbane di quartiere;
  • E – bis : Strade urbane ciclabili;
  • F – Strade locali;
  • F – bis : Itinerari ciclopedonali.

L’autovelox si può mettere in qualsiasi punto delle strade di tipo A e B, quindi sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali, a condizione che il dispositivo sia preceduto dal cartello di presegnalazione con la scritta «controllo elettronico della velocità» (questo requisito vale per tutti i tipi di strade). Non è necessario che la postazione sia presidiata dagli agenti sul posto, quindi possono esserci apparecchi fissi che funzionano anche in assenza della pattuglia. Sulle strade di tipo C e D, invece, l’autovelox fisso e senza presidio può essere installato solo previa autorizzazione del Prefetto all’impiego dell’apparecchio in quel determinato tratto. Perciò in questi tratti senza decreto prefettizio sono consentite solo le postazioni mobili, che devono essere presidiate costantemente dagli agenti.

Dove serve il decreto del Prefetto

Sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento (come le tangenziali che attraversano le città) l’installazione dell’autovelox fisso e non presidiato dalla pattuglia richiede un decreto del Prefetto del capoluogo di Provincia in cui si trova il tratto di strada interessato. Questo provvedimento serve ad autorizzare l’impiego dell’apparecchio che rileva le infrazioni in automatico, funzionando senza la presenza della pattuglia sul posto.

Senza il decreto prefettizio, su queste strade può essere collocato soltanto l’autovelox mobile con presidio degli agenti, che devono fermare nell’immediatezza il conducente colto in eccesso di velocità, oppure contestarla successivamente quando non è possibile, per ragioni di sicurezza stradale, intimare subito l’alt ed elevare il verbale. L’ultima sentenza della Corte di Cassazione sull’argomento [1], che si può leggere in fondo a questo articolo, ha precisato che l’utilizzo dell’autovelox nei centri urbani senza il decreto prefettizio è consentito soltanto con postazioni mobili e alla presenza degli agenti accertatori di polizia. Viceversa, il decreto prefettizio è sempre necessario per l’impiego degli autovelox fissi e senza presidio degli agenti sul posto sulle strade di categoria C e D, perché in questi casi, come vedremo ora, la violazione viene sempre contestata in via differita e occorre fornire maggiori garanzie ai soggetti contravvenzionati.

Multa autovelox senza decreto del Prefetto: quando è nulla?

Il decreto prefettizio è necessario per autorizzare preventivamente gli operanti alla contestazione differita della violazione: è la multa che arriva a casa (o mediante Pec), e precisamente viene indirizzata al domicilio dell’intestatario del veicolo, e va notificata entro 90 giorni dalla data di accertamento della violazione. Infatti la legge [2] consente la contestazione differita dell’eccesso di velocità sulle autostrade, sulle strade extraurbane principali e su tutte le «altre strade specificamente individuate dalle Prefetture», che sono, appunto, quelle in cui serve il decreto del Prefetto.

Se il decreto prefettizio manca dove era necessario, e se la postazione funziona a distanza e in automatico, anziché essere controllata e gestita direttamente dagli agenti presenti sul posto, la conseguenza è che la multa è nulla. L’automobilista contravvenzionato ha diritto di sapere se l’installazione dell’autovelox in quel tratto di strada era stata regolarmente autorizzata dal Prefetto, e per questo motivo il verbale deve riportare gli estremi del decreto, altrimenti il diritto di difesa del cittadino verrebbe indebitamente compromesso, come ha affermato più volte la giurisprudenza [3]. Anche il ministero dell’Interno riconosce che, sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento «è sempre necessario il provvedimento prefettizio di autorizzazione ad usare apparecchiature elettroniche automatiche senza presidio per il rilevamento dei limiti di velocità» [4].

Pertanto, se non sei stato fermato nell’immediatezza sul posto ed hai ricevuto, mediante contestazione differita, una multa per eccesso di velocità rilevato con l’autovelox su una di queste strade “minori” – non sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali – controlla bene il verbale: se non riporta gli estremi del decreto prefettizio di autorizzazione a collocare in quel tratto un autovelox senza il costante presidio della pattuglia sul posto, puoi ottenere l’annullamento della multa ricorrendo al giudice di Pace o al Prefetto (per le modalità leggi “Multe autovelox: ecco come fare ricorso“).

Approfondimenti


note

[1] Cass. ord. n. 18560 del 09.06.2022.

[2] Art. 201 Cod. strada e art. 4, comma 1, D.L. 20 giugno 2002, n. 121, conv. in Legge n. 168/2002.

[3] Cass. ord. n. 623/2021, n. 776/2021 e n. 10918/2021.

[4] Min. Interno, Circ. n. 300/A/1/54585/101/3/3/9 del 03.10.2002.

Cass. civ., sez. VI – 2, ord., 9 giugno 2022, n. 18560

Presidente Orilia – Relatore Dongiacomo

Fatti di causa

1.1. Il tribunale, con la pronuncia in epigrafe, ha rigettato l’appello del Comune di (omissis) avverso la sentenza del giudice di pace che aveva accolto l’opposizione proposta da R.M. nei confronti del verbale che gli aveva contestato la violazione dell’art. 147 C.d.S., comma 8, per aver circolato alla velocità di 63 km/h e, quindi, oltre il limite di velocità fissato a 50 km/h.

1.2. Il tribunale, in particolare, dopo aver affermato che il verbale di contestazione dell’eccesso di velocità rilevato a mezzo di autovelox lungo una strada extraurbana secondaria è illegittimo qualora non siano indicati gli estremi del decreto prefettizio di autorizzazione all’installazione del dispositivo senza presidio sulla strada in questione, ha ritenuto che il verbale opposto fosse illegittimo sul rilievo che lo stesso non contiene alcun riferimento al decreto prefettizio previsto dalla L. n. 168 del 2002, art. 4, nè agli estremi per la sua identificazione ed, in ogni caso, che il decreto prefettizio, depositato dall’opponente, non indica la strada in cui sarebbe stata commessa l’infrazione contestata tra quelle in cui è ammessa l’installazione dell’autovelox, con la conseguente possibilità di una contestazione non immediata.

1.3. Il Comune di (omissis), con ricorso notificato il 15/6/2021, ha chiesto, per due motivi, la cassazione della sentenza, notificata, come da relazione agli atti, il 22/4/2021.

1.4. R.M. è rimasto intimato.

Ragioni della decisione

2.1. Con il primo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e la falsa applicazione del D.L. n. 121 del 2002, art. 4, conv. in L. n. 168 del 2002, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha ritenuto che il verbale di contestazione dell’eccesso di velocità rilevato a mezzo di autovelox lungo una strada extraurbana secondaria deve indicare gli estremi del decreto prefettizio di autorizzazione all’installazione del dispositivo senza, tuttavia, considerare che, nel caso di specie, il dispositivo che ha rilevato l’eccesso di velocità da parte dell’opponente, come si evince dalla lettura del relativo verbale, era gestito direttamente dagli agenti di polizia e nella loro piena disponibilità.

2.2. Il motivo è fondato, con assorbimento del secondo.

Questa Corte, invero, ha già avuto modo di chiarire che, in tema di sanzioni amministrative conseguenti al superamento dei limiti di velocità accertato mediante autovelox, la mancata indicazione degli estremi del decreto prefettizio nella contestazione differita integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio che pregiudica il diritto di difesa e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione, potendo essere desumibili le ragioni che hanno reso impossibile la contestazione immediata solo dal detto decreto, cui è rimesso, relativamente alle strade diverse dalle autostrade o dalle strade extraurbane principali, individuare i tratti ove questa è ammissibile (Cass. n. 24214 del 2018).

2.3. Tale principio, tuttavia, vale solo se si tratta delle postazioni fisse e automatiche, le quali, in effetti, possono considerarsi legittimamente installabili, sulle strade urbane a scorrimento e sulle strade extraurbane, solo previa autorizzazione del prefetto. Il D.L. n. 121 del 2002, art. 4, conv. dalla L. n. 168 del 2002, stabilisce, invero, che, mentre nelle autostrade e nelle strade extraurbane principali gli organi di polizia stradale possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico secondo le direttive fornite dal ministero dell’interno e sentito il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nel caso, invece, delle strade extraurbane secondarie e delle strade urbane a scorrimento è necessario un apposito provvedimento del prefetto che, previa selezione delle strade sulle quali procedere con il controllo a distanza, autorizzi la relativa installazione o utilizzazione.

2.4. Il decreto del prefetto ha, quindi, lo scopo di consentire, relativamente alle strade urbane a scorrimento e alle strade extraurbane, la possibilità di usare “senza presidio” apparecchiature automatiche per il rilevamento delle infrazioni relative al superamento dei limiti di velocità (Cass. n. 16622 del 2019, in motiv.; Cass. n. 776 del 2021, in motiv.).

2.5. L’utilizzazione degli apparecchi di rilevazione elettronica della velocità (e cioè gli autovelox) nei centri urbani è consentita, invece, com’è accaduto nel caso in esame alla luce del verbale di contestazione riprodotto in ricorso, con postazioni mobili e alla presenza degli agenti accertatori di polizia (Cass. n. 16622 del 2019), senza che sia a tal fine necessario alcun decreto prefettizio (necessario solo “ad usare apparecchiature elettroniche automatiche senza presidio per il rilevamento dei limiti di velocità”: Cass. n. 776 del 2021) del quale riprodurre i dati identificativi nel verbale di contestazione.

2.6. In tal caso, peraltro, come emerge dall’art. 201 C.d.S., comma 1-bis, lett. e), la contestazione immediata non è necessaria se, a fronte dell'”accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell’illecito in tempo successivo”, “il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell’impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari”.

  1. Il ricorso, quindi, dev’essere accolto e la sentenza impugnata, per l’effetto, cassata con rinvio, per un nuovo esame, al tribunale di Rovigo che, in differente composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte così provvede: accoglie il ricorso e, per l’effetto, cassa la sentenza impugnata con rinvio, per un nuovo esame, al tribunale di Rovigo che, in differente composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube