Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Quanto costa la partita Iva nel regime forfettario?

23 Ottobre 2022 | Autore:
Quanto costa la partita Iva nel regime forfettario?

Le spese da sostenere per avviare un’attività e scegliere l’opzione fiscale che prevede un’imposta a forfait.

Non è un segreto: avviare un’attività in proprio comporta sempre dei costi, tra le carte da fare per mettere in piedi il tutto alle spese della sede o del capannone, di tutta l’attrezzatura occorrente, del personale. E poi quelle per mantenere viva l’attività e, possibilmente, farla crescere. Ovviamente, non può mancare l’aspetto fiscale: il solo vivere significa pagare delle tasse, figuriamoci cosa vuol dire lavorare e produrre. In certe realtà, però, esiste la possibilità di aderire al regime forfettario che, in qualche maniera, aiuta ad avere una pressione fiscale più contenuta. Serve, ad ogni modo, aprire una partita Iva. Comporta un carico di spesa elevato? Quanto costa la partita Iva nel regime forfettario?

Vedremo nel dettaglio tra poco le principali spese che deve sostenere chi opta per questa soluzione. Possiamo sin d’ora anticipare, però, che il costo della partita Iva nel regime forfettario potrebbe essere anche pari a zero. Scopriamo come.

Regime forfettario: che cos’è?

Il regime forfettario è un’opzione riservata a chi ha avviato o sta per avviare un’attività di impresa, arte o professione, purché nell’anno precedente:

  • abbia avuto compensi o ricavi non superiori a 65.000 euro (ragguagliati all’anno nel caso delle attività avviate nell’anno in corso);
  • abbia sostenuto delle spese per un importo complessivo pari o inferiore a 000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari;
  • rispetti il limite di 000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilati e di pensione, con la sola eccezione che riguarda lavoratori dimessi o licenziati.

Viene garantita dal regime forfettario – e questa è la principale agevolazione – una tassazione basata su un’aliquota unica del 5% per i primi cinque anni e del 15% dal sesto anno in poi.

In pratica, chi aderisce al regime ha la possibilità di avere sia una tassazione ridotta sia una diminuzione dei contributi Inps, oltre che alcune semplificazioni ai fini Iva e delle imposte sui redditi.

In particolare, l’Iva non deve essere addebitata al cliente in fattura, il che significa che nemmeno deve essere versata, dato che non l’ha incassata

Questo significa che chi sta per mettere in piedi un’attività in proprio o chi l’ha appena fatto può beneficiare grazie al regime forfettario di una flat tac del 5% per i primi cinque anni, a condizione che:

  • non abbia esercitato nei tre anni precedenti un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • la nuova attività non deve essere una prosecuzione di una già svolta in precedenza nella forma di lavoro dipendente o autonomo, fatta esclusione dei casi in cui si tratti di periodi di pratica obbligatoria per l’accesso ad arti o professioni;
  • se si prosegue l’attività svolta da un altro soggetto, i ricavi o compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non superino il limite per l’accesso al regime forfettario.

Va sottolineato l’obbligo, a partire dall’1° luglio 2022, di inviare la fattura elettronica all’Agenzia delle Entrate.

Regime forfettario: chi non può aderire?

Resta vietato l’accesso al regime forfettario per:

  • le persone fisiche che beneficiano di regimi speciali Iva o di regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • i non residenti in Italia, a meno che si trovino in uno Stato dell’Ue o dello Spazio economico europeo (Regno Unito, Islanda, Liechtenstein e Norvegia) che garantisca un corretto scambio di informazioni e che producano in Italia almeno il 75% del loro reddito complessivo;
  • chi realizza, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • chi esercita attività d’impresa, arti o professioni e partecipa contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari oppure controlla direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente;
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o nei confronti di chi è direttamente o indirettamente riconducibile a tali datori di lavoro, ad eccezione di chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.

Regime forfettario: quali sono i costi fiscali fissi?

Chi aderisce al regime forfettario, deve calcolare il reddito imponibile applicando a ricavi e compensi un coefficiente di redditività variabile a seconda del settore in cui opera. Al reddito imponibile va poi applicata un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP (tranne per le start up che, come detto, devono considerare l’imposta del 5% per i primi cinque anni).

I coefficienti sono:

  • industrie alimentari e delle bevande: 40%;
  • commercio all’ingrosso e al dettaglio: 40%;
  • commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande: 40%;
  • commercio ambulante di altri prodotti: 54%;
  • costruzioni e attività immobiliari: 86%;
  • intermediari del commercio: 62%;
  • attività dei servizi di alloggio e di ristorazione: 40%;
  • attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di Istruzione, servizi finanziari ed assicurativi: 78%;
  • altre attività economiche: 68%.

Regime forfettario: il costo della partita Iva

Aprire una partita Iva con il regime forfettario non è una procedura complicata e, in certi casi, nemmeno costosa. Nel caso in cui l’interessato compili autonomamente il modello AA9/12, cioè quello che serve per chiedere all’Agenzia delle Entrate il numero di partita Iva, la pratica è gratuita a patto che il tipo di attività che si intende svolgere non richieda l’iscrizione alla Camera di Commercio.

Il modulo va consegnato a mano, tramite raccomandata o per via telematica sul sito delle Entrate. Il numero di partita Iva arriverà nell’arco di pochi giorni.

Se, invece, viene richiesta l’iscrizione alla Camera di Commercio, la spesa iniziale varia dai 250 ai 300 euro, a seconda del settore di attività, più i diritti camerali annui da 60 a 110 euro.

Va da sé che se l’interessato decide di non fare la pratica da solo ma si appoggia ad un intermediario (un Caf, un professionista) la pratica non sarà più gratuita ma dovrà sostenere le relative spese di consulenza.



Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube