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Perché l’Italia è più povera di altri Paesi Ue?

10 Giugno 2022
Perché l’Italia è più povera di altri Paesi Ue?

Il livello medio dei salari italiani è tra i più bassi d’Europa e tra i pochi che negli ultimi decenni, invece di crescere, è addirittura diminuito. 

Dovremmo essere tra i Paesi più ricchi, noi italiani che facciamo parte del G7. Dovremmo anche essere tra i più industrializzati e meglio pagati, invece i nostri colleghi francesi e tedeschi ci distanziano ogni anno di più sul profilo del salario medio di ciascun cittadino. Come spesso accade, però, siamo in compagnia dei nostri cugini spagnoli, che restano addirittura un po’ più poveri di noi ma che, a differenza nostra, ultimamente hanno comunque visto crescere i salari.

Il problema è che l’Italia, a differenza dei suoi pari europei, negli ultimi 30 anni non solo non ha visto crescere i suoi salari, ma ha assistito inerte mentre diminuivano del 2,9%, mentre quelli – ad esempio – di Francia e Germania erano in impennata di oltre il 30%. E questo perché ci sono troppi precari, part-time imposti, poca specializzazione e competenza.

Secondo i dati diffusi dalla Fondazione Di Vittorio (Fdv) della Cgil, che ha condotto la ricerca «Salari e occupati in Italia nel 2021», nel nostro Paese si conferma un aggravamento del quadro salariale. Nel 2021,il salario lordo annuale medio, pur recuperando da 27,9 mila euro del 2020 a 29,4 mila euro del 2021, rimane ancora ad un livello inferiore a quello pre-pandemico (-0,6%), nonostante la crescita straordinaria del Pil. Si amplia ulteriormente il divario tra le retribuzioni italiane e quelle francesi e tedesche, con le nostre che rimangono sotto la media dell’Eurozona.

Nell’Eurozona il salario medio si attesta a 37,4 mila euro lordi annui (+2,4%), in Francia supera i 40,1 mila euro, mentre in Germania arriva ad oltre 44,5 mila euro. La differenza fra i salari medi italiani e quelli degli altri due Paesi europei continua ad aumentare rispetto alla fase pre-pandemica, attestandosi nel 2021 a -10,7 mila rispetto alla Francia e -15 mila rispetto alla Germania.

La composizione della forza lavoro occupata in Italia risulta essere meno qualificata e più precaria ed incide sulla stagnazione dei salari reali da decenni. Un confronto con le principali economie europee’. La percentuale relativa alle professioni non qualificate è pari a 13%, superiore alla quota registrata in Germania, Francia e Eurozona.

Inoltre, nel 2021, i dipendenti a termine hanno raggiunto il 16,6% (in aumento anche nel 2022) e la percentuale di occupati part-time involontario si è attestata al 62,8% degli occupati a tempo parziale, un livello superiore rispetto agli altri paesi europei e alla media dell’Eurozona.

«La piaga dei bassi salari può essere sconfitta solo attraverso il lavoro di qualità che vuol dire innanzitutto combattere il lavoro precario, purtroppo da anni in costante crescita con il record dei contratti a tempo determinato. – commenta Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil – Significa inoltre contrastare il part-time involontario, che fra l’altro in alcuni settori prevede un numero bassissimo di ore». Per il presidente della Fdv Fulvio Fammoni «quando in Europa salari e occupazione diminuiscono, in Italia calano di più, quando invece aumentano in Italia crescono meno».

«Sulla media salariale – sottolinea Fammoni – incidono moltissimo i 5,2 mln di lavoratori dipendenti (26,7%) che nella dichiarazione dei redditi del 2021 denunciano meno di 10 mila euro annui. Se nessun dipendente ricevesse un salario annuo inferiore a 10mila euro lordi si otterrebbe immediatamente un recupero significativo rispetto alle medie salariali di altri paesi».

Dati e numeri che fanno riflettere e che giungono proprio quando la Germania approva in Senato l’innalzamento a 12 euro l’ora del salario minimo, già previsto da tempo nell’ordinamento tedesco. Nelle stesse ore in Italia crea notevole scompiglio la decisione europea di istituire, a partire dal prossimo autunno, il salario minimo in tutti i Paesi membri.



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