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Il reato di minaccia

19 Giugno 2022
Il reato di minaccia

In cosa consiste il reato di minaccia: estremi, condizioni ed elementi del reato.

Il reato di minaccia viene commesso assai di frequente, a volte perché connaturato al modo inurbano e violento che alcune persone hanno di esprimersi. È indice di scarsa educazione giuridica, ma non sempre di pericolosità. Ed anche per questo, e per via della lieve pena che esso comporta, spesso si preferisce non agire. Ma quando si superano determinati standard di gravità, tanto da incutere timore nella vittima, ecco che è opportuno sporgere la querela. Querela che va presentata entro tre mesi dal fatto.

Ma quando scatta il reato di minaccia, in cosa consiste, qual è la pena e quando si può essere condannati? Cosa bisogna fare per difendersi? Senza voler entrare nel tecnico, cerchiamo di definire gli aspetti più pratici della disciplina prevista dall’articolo 612 del Codice penale.

In cosa consiste la minaccia?

La minaccia è il comportamento di chi prospetta alla vittima un male futuro e ingiusto il cui avverarsi dipende dalla volontà dell’agente.

Quindi, sono tre gli elementi della minaccia.

Il male deve essere innanzitutto «futuro». Non sarebbe minaccia se il male non può più verificarsi perché la situazione si è già consumata. Ad esempio, non è reato dire «Se mi avessi offeso ti avrei ucciso di botte».

In secondo luogo, il male deve essere «ingiusto». Non è reato se il finanziere prospetta al contribuente che non voglia collaborare la possibilità di un accertamento fiscale, essendo questa una naturale conseguenza della legge. Allo stesso modo, non è reato affermare «Ti trascino in tribunale, ti denuncio, ti faccio fallire». Anche in questi casi, infatti, l’evento – ossia il ricorso alla giustizia – è ammesso dal nostro ordinamento, anzi costituisce un diritto costituzionale anche laddove l’azione dovesse essere infondata (in tal caso, l’unica conseguenza sarà, per chi agisce in assenza dei presupposti, il pagamento delle spese processuali o una controquerela per calunnia se si è accusato ingiustamente un’altra persona).

In ultimo, il male deve dipendere dalla volontà dell’agente. Non basta quindi annunciare la possibilità che si verifichi un male (sarebbe un semplice avvertimento quello del medico che dica alla paziente di smettere di fumare se vuole evitare gravi danni ai polmoni): è necessario che tale evento possa essere determinato dall’agente o da lui non impedito. Dire «Ti auguro di morire giovane» non è una minaccia, perché la frase esprime solo una speranza ma la morte dipende dal destino. Tuttavia, dire «Ti ammazzerò prima che tu diventi vecchio» è invece una minaccia.

Come si consuma la minaccia?

La minaccia può essere consumata in modi assai diversi, con parole, con scritti (anche in una chat), con disegni (ad esempio, l’invio di uno schizzo con un teschio), con gesti espressivi come, ad esempio, mostrare un’arma o un oggetto che può essere scambiato per tale o il fatto di passare il dito da un lato all’altro del proprio collo col significato di “tagliare la testa”. Chi si avvicina a una persona con cui ha un diverbio brandendo un bastone commette minaccia. Chi spedisce a una persona un proiettile commette reato di minaccia.

A dire il vero, l’elemento più importante della minaccia è la capacità dell’azione del reo di turbare la tranquillità della vittima. E ciò va valutato in base al contesto in cui l’atto si inserisce. È normale perdere le staffe in una riunione di condominio o in una vertenza sindacale o in un format televisivo basato sull’aggressività dialettica dei partecipanti. Ciò che rileva, comunque, è che la minaccia possa incutere timore una persona media, indipendentemente dal fatto che la vittima si sia davvero spaventata. Se quest’ultima è dotata di una forza d’animo tale da consentirle di rimanere impassibile dinanzi alla minaccia, il reato scatta comunque.

Per verificare la capacità di poter incutere timore bisogna considerare anche le condizioni delle parti, il luogo e il momento in cui la minaccia viene effettuata. Ha sicuramente maggiore forza intimidatoria una minaccia pronunciata di notte in un luogo abbandonato, lontano dalla gente rispetto a quella di giorno, in mezzo a una piazza, magari a pochi metri da una pattuglia della polizia. Bisogna insomma verificare quanto credibile possa essere la progettazione del male fatta dal reo.

La minaccia poi non va verificata in base all’effettivo verificarsi dell’evento, ma sulla base di una valutazione fatta ex ante: si risponde di minaccia quindi anche se si dice a una persona “ti uccido” e poi non si agisce in tal senso o si cambia idea dopo poco.

Minaccia in assenza della vittima

Si può compiere la minaccia anche in assenza della vittima. Si pensi a una persona che vada a dire in giro che, non appena vedrà una determinata persona, la picchierà, ben sapendo che la voce le arriverà all’orecchio, volendo così incuterle timore.

La minaccia poi può riguardare anche terzi soggetti rispetto alla vittima: si pensi, ad esempio, a una persona che minacci un’altra di rapirle i figli.

È reato la minaccia vaga?

Abbiamo detto che la minaccia presuppone la prospettazione di un danno futuro e ingiusto, dipendente dall’azione del reo. Il danno però non deve essere specifico ben potendo essere vago. È reato dire «Non immagini cosa ti faccio appena siamo soli io e te» oppure «ti farò vedere di cosa sono capace»: è sufficiente infatti che la minaccia sia tale da turbare la tranquillità della persona a cui è rivolta.

Il danno deve essere poi verosimile e realizzabile, altrimenti l’azione potrebbe non avere capacità intimidatoria. Dire «con un calcio ti mando sulla luna» non è minaccia. Non lo è neanche fare una iattura.

Minaccia: è ammesso il tentativo?

La minaccia si realizza quando la vittima percepisce la minaccia stessa, per cui il reato si consuma automaticamente in quel momento. Non è quindi possibile il tentativo.

Aggravanti del reato di minaccia

Sono previste due circostanze aggravanti speciali. La prima si ha quando la minaccia è grave, la seconda allorché la minaccia (grave o meno) è fatta in uno dei modi indicati nell’art. 339 del Codice penale, e cioè con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o avvalendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.

La minaccia è «grave» quando è grave il danno minacciato. La gravità del danno, però, non va valutata in modo assoluto, ma relativo, tenendo conto di tutte le circostanze concrete e specialmente delle condizioni particolari del soggetto passivo. In conseguenza, un danno che non è grave per una persona, può esser tale per un’altra.

Quanto all’aggravante dell’arma, non si esige l’idoneità a ledere (arma scarica, inefficiente o solo apparente, come una pistola scacciacani): basta che nel caso concreto essa sia atta ad intimidire.

Procedibilità del reato di minaccia: a querela di parte o d’ufficio?

La minaccia è di regola perseguibile a querela di parte.

La minaccia è procedibile d’ufficio quando ricorrono le circostanze aggravanti di cui ora abbiamo parlato e nei confronti delle persone già sottoposte con provvedimento definitivo a misura di prevenzione

Cosa si rischia per il reato di minaccia?

Veniamo ora alle sanzioni per il reato di minaccia. Il colpevole rischia la multa fino a 1.032 euro.

Concorrendo una delle predette aggravanti, la pena è della reclusione fino ad un anno.



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