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Accertamento fiscale dopo chiusura società

19 Giugno 2022
Accertamento fiscale dopo chiusura società

Atto dell’Agenzia delle Entrate: se la società si è già estinta, i soci sono responsabili e devono pagare?

Potrebbe succedere – e capita non poche volte – di ricevere, in qualità di socio di una persona giuridica, un accertamento fiscale dopo la chiusura della società. L’Agenzia delle Entrate, si sa, agisce sempre con qualche anno di ritardo rispetto a quello d’imposta (avendo dai cinque ai sette anni, a seconda del tipo di illecito contestato, per poter agire e recuperare le somme dovute al fisco); ragion per cui, durante tutto questo tempo, ben potrebbe succedere che la società venga estinta e cancellata dal registro delle imprese. 

La giurisprudenza si è spesso confrontata a dover stabilire qual è la responsabilità dei soci dopo la chiusura della società e, di conseguenza, qual è la sorte dell’accertamento fiscale nei confronti delle società estinte. Cerchiamo di fare il punto della situazione e di verificare quali sono i rischi per gli (ormai ex) soci in ipotesi di questo tipo.

Che succede dopo l’estinzione della società?

La cancellazione dal registro delle imprese determina l’estinzione della società ma non comporta la scomparsa dei debiti che l’ente aveva nei confronti dei terzi. Di tali passività continuano a rispondere i soci. In che modo? Nelle società di persone (dove la responsabilità dei soci è illimitata), per l’intero debito; invece, nelle società di capitali (dove la responsabilità dei soci è limitata), entro massimo quanto riscosso con l’ultimo bilancio di liquidazione. 

Cosa significa nei fatti? Che il socio di una Snc, di una Sas o di una Società semplice non si libera dai debiti contratti durante l’attività solo estinguendo la società stessa: i creditori potranno continuare alla sua porta (sino ad estinzione del credito).

Invece il socio di una Spa, di una Srl o di una Sapa risponde solo entro il tetto massimo di quanto ha ricevuto in sede di liquidazione della persona giuridica e comunque in proporzione alla sua stessa quota.

Proprio con riferimento alla società di capitali, a norma dell’articolo 2495 cod. civ., i creditori possono agire nei confronti dei soci dell’estinta società di capitali sino alla concorrenza di quanto questi ultimi hanno riscosso in base al bilancio finale di liquidazione, così come nei riguardi del liquidatore se il mancato pagamento è dipeso da sua colpa. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l’ultima sede della società

Così, del resto, si è espressa più volte la giurisprudenza della Cassazione [1] e le Commissioni tributarie [2].

Questo significa, ad esempio, che se con il bilancio di distribuzione finale degli utili di una Srl, i tre soci percepiscono 100 mila euro ciascuno, gli eventuali debiti saranno ripartiti tra loro al 33% ciascuno ma a nessuno di questi può, nel totale, essere chiesto più di 100mila euro. 

Accertamento fiscale nei confronti della società estinta 

La regola appena enunciata vale anche nei confronti del fisco: l’estinzione della società non fa venir meno la responsabilità dei soci, sia di quelli delle società di persone (illimitatamente), sia di quelli delle società di capitali (nei limiti di quanto riscosso con il bilancio di liquidazione). 

La Cassazione [3] ha detto, con riferimento alle società di capitali, che il fisco può sia notificare atti impositivi, sia procedere all’iscrizione a ruolo dei tributi non versati sia a nome della società estinta, sia a nome dei soci (“pro quota”, in relazione alle relative quote di partecipazione) [4]. Può anche azionare il credito tributario nei confronti dei soci stessi, non occorrendo procedere all’emissione di autonomo avviso di accertamento.

Ne discende che con l’impugnazione della cartella di pagamento notificata ai soci dopo l’estinzione della società è legittima. 

Secondo gli ultimi orientamenti della Cassazione, gli accertamenti nei confronti di società estinte sono da considerarsi validi se notificati semplicemente ai soci.

Per quanto tempo sono responsabili i soci dopo la cancellazione della società?

A norma dell’articolo 28, comma 4 del decreto legislativo 175/14, per l’amministrazione finanziaria è prevista la reviviscenza delle società per cinque anni successivi alla richiesta di cancellazione dal registro delle imprese. Secondo tale norma, infatti, «ai soli fini della liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 cod. civ. ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal registro delle imprese».

Come possono difendersi i soci della società estinta?

L’unico modo per i soci di una società di capitali per difendersi da un accertamento notificato loro dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese è dimostrare l’inesistenza originaria o sopravvenuta del titolo formatosi nei confronti della società, oppure contestare il fondamento della propria responsabilità, dimostrando di non aver conseguito utili dalla liquidazione.

Avviso di accertamento dopo il fallimento della società

Secondo la Cassazione è legittima la notifica dell’avviso di accertamento al socio in caso di sopravvenuto fallimento della società estinta ma solo entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese [5]. «Il sopravvenuto fallimento della società estinta entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese non comporta il venire meno della soggettività passiva del socio di detta società e, quindi, della sua legittimazione processuale. È pertanto legittimo l’avviso di accertamento notificato ai soci, ancorché siano congiuntamente occorse l’estinzione della società e la dichiarazione di fallimento entro il termine dell’anno decorrente dalla cancellazione della stessa dal registro delle imprese».


note

[1] Cass. sent. n. 6070/13

[2] Ctr Lombardia sent. n. 789/2/20.

[3] Cass. sent. n. 31904/2021.

[4] E ciò ai sensi degli artt. 12, comma 3, e 14, lett. b), d.P.R. n. 602 del 1973

[5] cass. sent. 1689/2022.


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