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Cassa Professionisti: non si può versare contributi prescritti per far retrodatare l’iscrizione

15 Ottobre 2014
Cassa Professionisti: non si può versare contributi prescritti per far retrodatare l’iscrizione

L’intervenuta estinzione non può essere oggetto di rinuncia da parte dell’ente previdenziale anche se questi è rimasto inerte nella riscossione coattiva.

Se il contributo previdenziale si è ormai prescritto è inutile per il professionista pagarlo ugualmente per tentare di retrodatare la propria iscrizione alla Cassa privata: e ciò perché, dopo la riforma Dini [1], l’ente di previdenza non può rinunciare all’estinzione una volta che si sia determinata.

Lo ha sancito poche ore fa la Cassazione [2].

La materia previdenziale differisce da quella civile: il regime della prescrizione già maturata è sottratto alla disponibilità delle parti. In altre parole la Cassa previdenziale nulla può fare contro l’estinzione che è intervenuta.

Dunque, una volta scaduto il termine per il pagamento della rata dei contributi, la prescrizione ha efficacia estintiva: opera cioè di diritto (automaticamente) ed è rilevabile d’ufficio (dal giudice), proprio perché l’ente previdenziale creditore non può mai rinunziarvi.

La conseguenza pratica è che il professionista-assicurato non ha alcun diritto a versare contributi previdenziali prescritti in modo da ottenere che sia retrodatata la sua iscrizione alla Cassa per il periodo coperto da prescrizione.

Né rileva il fatto che l’istituto previdenziale sia rimasto inerte nel provvedere al recupero coattivo delle somme corrispondenti alle contribuzioni: la decadenza dalla possibilità del riscatto prescinde dalla richiesta di adempimento da parte dall’ente previdenziale.


note

[1] Art. 3, nono comma, della legge 335/95.

[2] Cass. sent. n. 21830/14 del 15.10.2014.


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