Diritto e Fisco | Articoli

Vale l’accordo prima di sposarsi per non lasciare la casa all’ex?

26 Giugno 2022
Vale l’accordo prima di sposarsi per non lasciare la casa all’ex?

Validità degli accordi prematrimoniali rivolti a salvare la casa comprata prima o durante il matrimonio. Il giudice deve rispettare i patti tra i coniugi o i conviventi?

Un nostro lettore ci chiede se può avere valore legale un accordo prematrimoniale dove si dichiara che, in caso di divorzio con figli, la casa rimane al marito o se, invece, questa spetti sempre e comunque alla madre. 

La questione merita di essere approfondita. Vediamo dunque se ha valore l’accordo prima di sposarsi per non lasciare la casa all’ex.

Valgono gli accordi prematrimoniali?

Partiamo subito dalla premessa che, nel nostro ordinamento, gli accordi prematrimoniali non hanno alcun valore. Sono quindi nulli. Ciò perché, secondo il nostro ordinamento, il matrimonio non è un contratto, sicché non è ammesso qualsiasi patto volto a regolarne gli effetti in modo diverso da come previsto dalla legge. 

La stessa disciplina vale anche se l’accordo viene stipulato durante il matrimonio ma prima di separarsi.

È tuttavia possibile stilare un accordo con cui un coniuge, preso atto delle spese che l’altro ha sostenuto per costruire o ristrutturare l’immobile familiare, si impegna a restituirgli una parte dell’importo nel caso in cui la coppia dovesse sposarsi.

Sono invece validi gli accordi intervenuti dopo la crisi coniugale: quelli cioè rivolti a regolare in modo congiunto i termini della separazione o del divorzio. In tali casi, infatti, si procederà a una separazione o un divorzio consensuale. 

Il giudice deve rispettare gli accordi prematrimoniali?

Posta la nullità degli accordi prematrimoniali, il fatto che un coniuge si impegni a rinunciare all’eventuale diritto di abitazione in caso di separazione o divorzio non avrebbe alcun valore anche dinanzi a un giudice. Il tribunale quindi non è tenuto a rispettare gli accordi prematrimoniali. 

La casa del marito può andare alla moglie?

Dobbiamo distinguere la proprietà della casa dal diritto di abitazione. 

Se la casa apparteneva già al coniuge prima del matrimonio, questa non cade nella comunione legale dei beni (se la coppia ha optato per tale regime), sicché resta sempre del proprietario anche dopo la separazione o il divorzio. 

Se invece la casa viene acquistata durante il matrimonio: 

  • se la coppia è in separazione dei beni, l’immobile resta nella proprietà di chi ne ha pagato il prezzo; 
  • se invece la coppia è in comunione dei beni, l’immobile va diviso tra i due.

Al di là di chi sia il coniuge proprietario dell’immobile, il giudice – in caso di separazione e divorzio – attribuisce il diritto ad abitarvi (il cosiddetto diritto di abitazione) al genitore presso cui i figli vanno a vivere. Tale decisione viene presa nell’interesse della prole, sicché non vi sarà alcuna assegnazione del diritto di abitazione dinanzi a una coppia senza figli (o con figli provenienti da precedenti unioni) oppure con figli già autosufficienti o che sono andati a vivere da soli. 

Il diritto di abitazione non ha ripercussioni sulla proprietà del bene che resta in capo allo stesso soggetto. Con la differenza che questi, se l’appartamento viene attribuito all’ex, dovrà andare via.

Non ha alcun valore l’accordo prematrimoniale con cui si rinuncia al diritto di abitazione. Esso, quindi, anche se accettato o firmato, non potrebbe mai essere attivato in un’aula di tribunale. 

Avrebbe però valore la rinuncia al diritto di abitazione avvenuta in sede di separazione o divorzio consensuale, non potendo il giudice obbligare il coniuge collocatario dei figli a vivere dove questi non vuole stare. 

Come non lasciare la casa all’ex 

Contrariamente a quanto spesso si crede, non è evitando di sposarsi che si mette al sicuro la casa. Difatti, il diritto di abitazione al genitore collocatario dei figli può essere riconosciuto anche in assenza di matrimonio, quando cioè vi è una coppia di fatto di conviventi.

Se l’accordo prematrimoniale non ha valore, e quindi non ha alcun effetto la rinuncia preventiva al diritto di abitazione, come poter stare tranquilli che la casa non va all’ex? Ci sono due scappatoie. 

La prima, la più scontata, è sperare di ottenere il collocamento dei figli. E ciò perché, come detto, il giudice la casa al genitore presso cui vivono i bambini o i maggiorenni non ancora autosufficienti.

Esiste una seconda soluzione: non vivere nell’immobile che si vuole “salvare”. La famiglia dovrebbe cioè dimorare altrove. Difatti, la legge stabilisce che il giudice assegna al genitore collocatario dei figli solo l’abitazione familiare, quella cioè ove i genitori insieme ai figli vivevano stabilmente. Quindi, mai potrebbe essere assegnata la casa vacanze o quella a uso investimento se non abitata per gran parte dell’anno.

Quindi, evitando di vivere nell’immobile di proprietà, questo non verrà mai assegnato all’ex coniuge. 



Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube