Diritto e Fisco | Articoli

Quando devono essere pagate le ferie?

13 Giugno 2022 | Autore:
Quando devono essere pagate le ferie?

In linea generale, i giorni di riposo a cui ha diritto il dipendente non possono essere monetizzati. Ma ci sono delle eccezioni. Ecco quali.

È molto probabile che chi sceglie di fare lo «stakanovista» al lavoro si ritrovi prima o poi un notevole monte ferie arretrate da smaltire. La legge pone dei vincoli ben precisi sulla necessità di fare i giorni di riposo che, sacrosanti, spettano a tutti i dipendenti. Ma una volta perché è un periodo particolare in azienda, l’altra perché c’è un’emergenza da coprire, altra volta ancora perché non è stata trovata un’offerta conveniente per le vacanze e si preferisce rimandare, le ferie si accumulano con il rischio di vederle definitivamente sfumare. Perché – e questa è la regola generale – o si fanno entro una data o si perdono. Chi pretende di monetizzarle, può vedere la sua richiesta soddisfatta solo in determinati casi: quando devono essere pagate le ferie?

In linea di massima, e trattandosi di un diritto irrinunciabile del lavoratore, le ferie devono essere godute e non monetizzate in busta paga. Questo perché la loro finalità – peraltro garantita dalla Costituzione – è quella di consentire al dipendente di recuperare le energie psicofisiche spese durante l’anno o, comunque, nello svolgere a lungo l’attività lavorativa.

Tuttavia, una recente e interessante sentenza della Cassazione spiega quando devono essere pagate le ferie in un caso diverso dalla fine del rapporto di lavoro, quando, cioè, il dipendente deve ricevere insieme al Tfr tutte le sue spettanze arretrate. Vediamo.

Ferie: come maturano?

Si può dire che tutti i lavoratori dipendenti maturano quattro settimane di ferie ogni anno, cioè 2,167 giorni al mese. Di queste quattro settimane:

  • almeno due devono essere godute entro l’anno in cui sono state maturate;
  • le ferie rimanenti devono essere godute entro i 18 mesi successivi alla fine dell’anno in cui sono state maturate.

Di conseguenza, e tanto per fare un esempio, chi ha maturato quattro settimane di ferie nel 2022 deve:

  • fare almeno due settimane entro il 31 dicembre 2022;
  • fare i giorni restanti entro il 30 giugno 2024.

Se così non fosse, l’Inps considererebbe comunque fruite le ferie residue dal punto di vista contributivo. Significa che il lavoratore perderebbe i contributi previdenziali sui giorni di riposo arretrati e non goduti entro i termini previsti. Ciò, però, non significa che le ferie si sono del tutto perse: il dipendente mantiene il diritto di fruirle successivamente, oppure di beneficiare dell’indennità sostitutiva al termine del rapporto di lavoro.

L’azienda può obbligare il dipendente a fare le ferie?

Così come il dipendente ha il diritto (pur perdendoci una parte di ciò che gli spetta) di accumulare delle ferie non godute per monetizzarle al momento della chiusura del rapporto di lavoro, l’azienda ha il diritto di evitare di trovarsi nell’obbligo di dover liquidare un’infinità di giorni alla fine del contratto.

A tal proposito, è il datore a decidere per ultimo quello che il lavoratore deve fare per sistemare la situazione dei giorni di riposo. Secondo il Codice civile, infatti [1], è il titolare dell’azienda ad avere il potere di stabilire il periodo annuale di ferie retribuite, possibilmente continuativo, nel rispetto del periodo minimo previsto dalle leggi [2] e dalla contrattazione collettiva.

In sostanza, il datore può decidere quando il dipendente deve fare le ferie anche senza il suo consenso, sempre che:

  • rispetti le esigenze del lavoratore;
  • garantisca il godimento minimo di due settimane nell’anno di maturazione o del periodo stabilito dal contratto nazionale di categoria;
  • assicuri al dipendente di poter fruire le ferie residue entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione, a meno che il Ccnl preveda diversamente;
  • comunichi al lavoratore con sufficiente e congruo anticipo la collocazione del periodo spettante.

Attenzione, però: secondo il Codice civile [3], il lavoratore ha diritto di svolgere le proprie mansioni e di non essere lasciato in condizioni di forzata inattività e senza assegnazione di compiti, per quanto venga retribuito. Se ciò accadesse, il datore sarebbe tenuto a risarcire il danno, a meno che riesca a dimostrare che la sua condotta sia derivata da una causa a lui non imputabile e che, pertanto, l’inattività forzata non possa essere evitata.

Ferie: quando devono essere pagate?

Ci sono delle situazioni in cui l’azienda deve pagare le ferie al dipendente. Ciò succede quando:

  • finisce il rapporto di lavoro: i giorni di riposo non possono più essere goduti, quindi vanno monetizzati;
  • le ferie sono state maturate e non godute nell’anno in cui il dipendente cessa il rapporto di lavoro;
  • le ferie sono state maturate e non godute durante un contratto a tempo determinato della durata inferiore a un anno;
  • il contratto nazionale di categoria prevede delle ferie ulteriori rispetto al minimo di quattro settimane: i giorni aggiuntivi possono essere liberamente monetizzati, dato che non cadono sotto il generale divieto normativo.

La Cassazione [4] ha ricordato recentemente che c’è un ulteriore motivo per pretendere di monetizzare le ferie residue. Accade nel momento in cui l’azienda non invita il lavoratore, anche formalmente, alla fruizione dei giorni di riposo non goduti. Nel pronunciamento in questione, la Suprema Corte ha condannato un’Azienda sanitaria al pagamento sostitutivo di 258 giorni di ferie non fruite da un dirigente medico di struttura complessa, non essendo mai stato formalmente invitato a farle.

Gli Ermellini richiamano la direttiva europea in materia che invita i tribunali nazionali a considerare tre aspetti:

  • che il dipendente sia invitato «se necessario formalmente» a fruire delle ferie ed informato del fatto che «se egli non ne fruisce, tali ferie andranno perse al termine del periodo di riferimento»;
  • che si eviti «una situazione in cui l’onere di assicurarsi dell’esercizio effettivo del diritto alle ferie annuali retribuite sia interamente posto a carico del lavoratore»;
  • che la perdita del diritto del lavoratore alle ferie non può aversi nel caso in cui il datore «non sia in grado di dimostrare di aver esercitato tutta la diligenza necessaria affinché il lavoratore sia effettivamente in condizione di fruire delle ferie annuali retribuite alle quali aveva diritto».

note

[1] Art.2109 Cod. Civ.

[2] DLgs. n. 66/2003.

[3] Art. 2130 Cod. Civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube