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Si può nominare erede l’amministratore di sostegno?

13 Giugno 2022
Si può nominare erede l’amministratore di sostegno?

Chi è stato nominato amministratore di sostegno può essere citato nel testamento del beneficiario, ma solo se si tratta di amministrazione collaborativa o di assistenza, non anche nel caso di amministrazione sostitutiva. 

In linea generale, chi è sottoposto ad amministrazione di sostegno può fare testamento, a meno che il giudice, nel decreto di nomina dell’amministratore stesso, non disponga diversamente. Ci si chiede però se il beneficiario del testamento del soggetto amministrato possa essere lo stesso amministratore. In altri termini, si può nominare erede l’amministratore di sostegno? Sul punto ha offerto un interessante chiarimento la Corte di Appello di Palermo [1]. La questione può essere sintetizzata nel seguente modo.

Cos’è l’amministrazione di sostegno?

Abbiamo spesso parlato dell’amministrazione di sostegno nelle pagine di questo stesso giornale. Si tratta di una forma di tutela nei confronti dei soggetti con una limitata capacità d’intendere e volere. È volta a limitare il meno possibile la capacità di agire di persone con menomazioni fisiche o psichiche. Nella prassi, è la misura di protezione più utilizzata, in quanto meno restrittiva della libertà del soggetto incapace e più rispettosa delle sue esigenze.

Il beneficiario di amministrazione di sostegno, se pure viene limitato nella sua autonomia di compiere atti giuridici (come contratti, donazioni e testamento), non diviene mai formalmente incapace come invece l’interdetto o l’inabilitato. Non c’è quindi una limitazione totale o parziale della sua capacità giuridica.

Leggi la nostra guida sull’amministrazione di sostegno per maggiori informazioni.

Quante forme esistono di amministrazione di sostegno?

Anche se la legge non lo dice espressamente, la dottrina distingue due diverse tipologie di amministrazione di sostegno, che si differenziano in base ai poteri conferiti all’amministratore di sostegno con l’atto di nomina:

  • l’amministrazione sostitutiva con caratteristiche simili all’interdizione: in questo caso, il beneficiario è incapace di determinarsi autonomamente in mancanza di un intervento sostitutivo dell’amministratore; 
  • l’amministrazione collaborativa o “di assistenza”, con caratteristiche simili alla curatela dei soggetti inabilitati (quindi in presenza di “tutore”): in tal caso infatti l’amministratore si limita ad affiancare il beneficiario nei compiti indicati nel decreto di nomina. Qui il soggetto beneficiario ha maggiori poteri.

Con amministratore di sostegno si possono fare donazioni?

Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno può liberamente fare donazione, salvo che il giudice ritenga di dover inserire nel decreto una limitazione a tale facoltà. Ciò sulla base dello spirito e dell’impostazione della legge che mira a conservare facoltà e poteri in capo al beneficiario, laddove non vi siano divieti di legge o limitazioni disposti dal decreto del giudice.

L’amministratore di sostegno può essere citato nel testamento? 

Vediamo ora se si può nominare erede l’amministratore di sostegno, citandolo nel testamento.

Secondo la pronuncia richiamata in apertura, bisogna distinguere a seconda del tipo di amministrazione di sostegno. 

In particolare, nel caso di amministrazione di sostegno sostitutiva o mista la risposta è negativa. Infatti essa presenta caratteristiche affini alla tutela degli interdetti, poiché l’amministrato, pur non essendo tecnicamente incapace di compiere atti giuridici, non è comunque in grado di determinarsi autonomamente in difetto di un intervento, appunto sostitutivo ovvero di ausilio attivo, dell’amministratore. 

Invece, nel caso dell’amministrazione di mera assistenza il beneficiato è capace di disporre del suo patrimonio per testamento in favore dell’amministratore di sostegno. Difatti, siamo in presenza di una situazione simile alla curatela degli inabilitati, in relazione alla quale la legge non prevede i divieti di ricevere per testamento e donazione, previsti, al contrario, per tutore e protutore degli interdetti. 

Ne discende che, in assenza di divieto di legge, nel caso dell’amministrazione di mera assistenza il beneficiato è da ritenere pienamente capace di disporre del suo patrimonio per testamento in favore dell’amministratore di sostegno, a prescindere dalla circostanza che tra i due soggetti (amministratore e beneficiato) sussistano vincoli di parentela di qualsiasi genere, di coniugio o una stabile condizione di convivenza.


note

[1] C. App. Palermo sent. n. 671/22.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte di Appello di Palermo – Sezione Seconda Civile – riunita in camera di consiglio e composta dai sigg.ri magistrati:

Dott. Giuseppe Lupo – Presidente
Dott.ssa Virginia Marletta – Consigliere Dott.ssa Sebastiana Ciardo – Consigliere rel.

ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. …/2018 del R.G. di questa Corte di Appello, vertente in questo grado

TRA

G.N., nata a T., in data (…), (c.f. (…))

elettivamente domiciliata a Trapani in via …presso lo studio dell’Avv…., che la rappresenta e difende per mandato in atti;

– parte appellante –

CONTRO

M.P., nato a P. il (…) (C.F. (…) ) e M.P., nato a P. il (…) (C.F. (…) ), n.q. di eredi di B.L., nata a T., in data (…), (C.F. (…) ) e deceduta in data 03.05.2021

Entrambi elettivamente domiciliati a Palermo, in Via …presso lo studio dell’Avv. …che li rappresenta e difende, unitamente e disgiuntamente all’avv.to …per mandato in atti;

D.B.M., nata a P. il (…), (C.F. (…))

E

elettivamente domiciliata a Trapani in via ….presso lo studio dell’avv.to …che la rappresenta e difende per mandato in atti

E

F.D.B., nata in P. il (…), (C.F.: (…))

elettivamente domiciliata a Palermo, in via …presso lo studio dell’avv.to …che la rappresenta e difende per mandato in atti

– parte appellata –

Svolgimento del processo – Motivi della decisione – Fatti di causa

Il Tribunale di Trapani con sentenza n. …/2018 emessa in data 26.4.2018, dichiarò la nullità del testamento pubblico con il quale B.V. aveva istituito erede universale G.N., per violazione del divieto sancito dal combinato disposto degli artt. 411 I e II comma e 596 c.c., per difetto del requisito della convivenza tra la beneficiaria e l’amministratrice di sostegno; condannò la convenuta al risarcimento del danno per occupazione sine titolo dei beni ereditari; dichiarò aperta la successione legittima della de cuius.

Avverso tale decisione proponeva appello G.N.. Resistevano al gravame M.D.B. e B.L., nelle more deceduta con successiva costituzione degli eredi, nonché D.B.F..

Disposta la trattazione scritta ai sensi dell’art. 221, co. 2 e 4, D.L. n. 34 del 2020, conv. dalla L. n. 77 del 2020, il giorno 19.11.2021, sulle conclusioni precisate come in epigrafe, la causa è stata posta in decisione, con assegnazione, ex artt. 352 e 190 c.p.c., dei termini di giorni sessanta per il deposito delle comparse conclusionali, e di giorni venti per il deposito delle memorie di replica.

– MOTIVI DI APPELLO

Con unico motivo d’impugnazione, l’appellante censura la sentenza di primo grado nella parte in cui il primo giudice ha richiamato gli esiti di un’attività istruttoria in realtà mai espletata, la quale, se svolta, avrebbe dimostrato il risalente legame affettivo tra le de cuius e la G. e l’assenza di ogni rapporto con i familiari, che chiesero infatti la nomina dell’amministratore di sostegno nella persona dell’appellante. È , inoltre, dedotta la non applicabilità all’istituto dell’amministrazione di sostegno, della normativa richiamata dal primo giudice, il quale ha attribuito determinante valore al non rilevante dato della convivenza tra la testatrice e l’erede istituita.

Il motivo è fondato e la sentenza va integralmente riformata per le ragioni che di seguito si espongono.

La decisione del Tribunale è imperniata sul disposto dell’art. 411 II comma che richiama l’art. 596 c.c. nella parte in cui sancisce in via generale la nullità del testamento fatto dal soggetto sottoposto a tutela in favore del tutore, e sull’assunto dell’inapplicabilità, nella concreta fattispecie, della clausola derogatoria prevista al III comma dell’art. 411 c.c. per il caso di stabile convivenza del testatore con l’amministratore di sostegno.

Tanto premesso, deve osservarsi che l’estensione all’amministrazione di sostegno delle norme dettate in materia di tutela, nelle quali l’esigenza di protezione della persona interdetta è forte, stante la gravità e le conseguenze dello stato di infermità mentale dell’interessato, non è generale e automatica, tant’è che lo stesso art. 411 II comma c.c. contiene l’inciso “in quanto compatibili” onde far salve la profonda diversità esistente tra i due istituti e la capacità di agire del beneficiario dell’amministrazione di sostegno.

Premesso, infatti, che l’amministrazione di sostegno assolve la funzione di apprestare a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l’interdizione e l’inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli artt. 414 e 427 c.c.., l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non tanto al diverso e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, quanto piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa.

Presupposta, dunque, la ratio dell’istituto dell’amministrazione di sostegno nella finalità di conservare quanto più possibile la capacità di agire dell’amministrato e di riservare il ricorso all’interdizione ai più gravi casi di assoluta e permanente perdita della capacità di intendere e di volere, l’applicabilità dell’art. 596 c.c. dovrà essere valutata nei singoli casi in base al criterio della “compatibilità” posto dall’art. 411 II comma c.c..

Essenziale a tal riguardo è la distinzione tra l’amministrazione di sostegno cd. sostitutiva o mista e l’amministrazione puramente di assistenza. Nel primo caso l’amministrazione di sostegno presenta caratteristiche affini alla tutela, poichè l’amministrato, pur non essendo tecnicamente incapace di compiere atti giuridici, non è comunque in grado di determinarsi autonomamente in difetto di un intervento, appunto sostitutivo ovvero di ausilio attivo, dell’amministratore. Nel secondo caso, invece, l’istituto dell’amministrazione di sostegno si avvicina alla curatela, in relazione alla quale

l’ordinamento non prevede i divieti di ricevere per testamento e donazione, previsti, al contrario, per tutore e protutore dagli artt. 596, 599 e 779 c.c.. Ne discende che, in assenza di divieto di legge, nel caso dell’amministrazione di mera assistenza il beneficiato è da ritenere pienamente capace di disporre del suo patrimonio per testamento in favore dell’amministratore di sostegno, a prescindere dalla circostanza che tra i due soggetti (amministratore e beneficiato) sussistano vincoli di parentela di qualsiasi genere, di coniugio o una stabile condizione di convivenza (cfr. Cass. 04/03/2020, n.6079; Cass. 15/03/2021, n. 7194).

Ora, nella specie, non solo il testamento dichiarato nullo è stato redatto in forma pubblica, dunque, con l’ausilio di un notaio, tenuto per legge a verificare la capacità di intendere e di volere della testatrice, che, peraltro, continuava a pernottare da sola in casa e aveva mantenuto margini di autonomia nella gestione della propria vita, come emerge dal compendio istruttorio del giudizio di primo grado, ma dall’analisi del provvedimento di nomina dell’amministratore di sostegno emerge il chiaro carattere assistenziale, e non sostitutivo, della misura. Il decreto del Giudice Tutelare, infatti, pur dando atto dello stato di salute precario della B., ha conferito all’amministratore solo poteri di rappresentanza non esclusiva e limitata alla ordinaria gestione del patrimonio, senza privare la beneficiaria né della capacità di compiere i medesimi atti di amministrazione ricadenti nella concorrente competenza dell’amministratrice né, soprattutto, della capacità, a lei esclusivamente riservata, di compiere gli atti di amministrazione straordinaria.

Il testamento della B. deve, perciò, essere dichiarato valido, non rilevando, sul punto, neppure l’asserita annullabilità del testamento per incapacità ai sensi dell’art. 591 c.c., oggetto di subordinata domanda ritenuta assorbita in prime cure e non riproposta in questa sede.

Segue all’accoglimento dell’appello la reiezione della domanda di risarcimento del danno da occupazione sine titulo, accolta dal Tribunale sull’erroneo presupposto dell’invalidità testamentaria.

– Spese

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo per entrambi i gradi del giudizio, a vantaggio dell’appellante sulla base delle tariffe di cui al D.M. n. 55 del 2014.

P.Q.M.

La Corte, definitivamente pronunciando, nel contraddittorio delle parti, in accoglimento dell’appello proposto da N.G. e in integrale riforma della sentenza n. 465/2018 emessa dal Tribunale di Trapani in data 26.4.2018,

rigetta l’impugnazione del testamento pubblico redatto da B.V. in data 19.3.2014 in notaio …e le connesse domande proposte in primo grado;

condanna M.P. e M.P. n.q. di eredi di B.L., e D.B.M., in solido, a rimborsare a G.N. le spese del primo grado del giudizio, che liquida in complessivi € 9.100,00, oltre spese generali c.p.a. ed i.v.a. come per legge;

condanna tutti gli appellati a rimborsare all’appellante le spese di questo grado del giudizio, che liquida in complessivi euro 5.400,00, oltre spese generali, c.p.a. ed i.v.a. come per legge.

Conclusione

Così deciso nella camera di consiglio della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo, in data 1 aprile 2022.

Depositata in Cancelleria il 21 aprile 2022.


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