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Referendum: ha ancora senso convocarli?

13 Giugno 2022
Referendum: ha ancora senso convocarli?

Il quorum per i cinque referendum sulla giustizia non è stato neanche lontanamente raggiunto, come quasi costantemente è successo negli ultimi 15 anni.

Ieri, poco più del 20 per cento degli italiani è andato a votare per i cinque referendum sulla giustizia: questo il dato ufficiale arrivato questa notte, alla chiusura delle urne e al termine di tutti gli scrutini. Un dato desolante che, come ogni volta, fa riflettere sulla reale utilità di indire dei referendum che prevedibilmente non otterranno il quorum necessario per raggiungere lo scopo.

Nel caso delle votazioni referendarie, affinché siano valide, è necessario raggiungere la maggioranza assoluta: quel 50 per cento più uno degli aventi diritto. Un’utopia, ormai. Nella realtà, infatti, poco più del 20 per cento è andato a votare, ben lungi dallo sfiorare con mano l’obiettivo. Ma perché così poche persone hanno indicato la propria preferenza nelle cabine elettorali?

La risposta a questa domanda si può trovare in differenti motivazioni, che dovrebbero essere attentamente analizzate dalla politica per comprendere dove sono i propri errori.

In primo luogo, si è parlato pochissimo di questo referendum, l’informazione diffusa è stata insufficiente e tardiva. Seppur il voto fosse annunciato da mesi, solo nelle ultime settimane è stata effettuata una vera e propria campagna informativa, peraltro proveniente quasi esclusivamente dai partiti promotori Lega e Radicali. Il tema non ha acceso il dibattito, né politico né pubblico, e così neppure l’interesse dei cittadini a informarsi e andare a votare.

In secondo, luogo il problema cruciale: i quesiti erano troppo complessi, ritenuti da molti distanti dalle proprie competenze decisionali e dai propri interessi. La tecnicità dei cinque referendum, ha scoraggiato tanti cittadini, che si sono ritenuti incompetenti a decidere in materia e non in grado di valutare le conseguenze che la vittoria del sì o quella del no avrebbe comportato. Le perplessità maggiori erano legate specialmente ai due quesiti relativi al Csm, un organo di cui spesso si sente parlare ma che rimane semi sconosciuto e del cui funzionamento poco si sa.

C’è poi il mancato interesse pressoché costante sui temi che vengono proposti ai referendum: negli ultimi 15 anni dei nove quesiti proposti (tra cui i cinque di ieri) solo due hanno raggiunto il quorum. Era il 2011 e i temi della privatizzazione dell’acqua e del nucleare avevano infuocato non solo i salotti dei talk e le aule parlamentari ma anche i tavoli dei bar: infatti oltre il 54 per cento degli italiani andò a votare.

Per tutti gli altri referendum, come una costante, il quorum è sempre stato ben lontano dall’essere raggiunto. Un dato davvero desolante, soprattutto se si considera che dal 1974 al 1995 per le nove consultazioni referendarie tenute in quegli anni l’affluenza media fu superiore al 70% e solo in un caso non si raggiunse il quorum.

È ormai innegabile la disillusione dei cittadini su questo fondamentale strumento di democrazia. È diffusa la convinzione che il referendum non serva a nulla, anche in considerazione del fatto che in passato sono stati disposti provvedimenti legislativi che andavano in direzioni opposte rispetto al risultato del referendum. E in molti votanti più o meno giovani esiste anche una forma di risentimento per cui «per le cose importanti non veniamo consultati», basti pensare al fatto che i referendum su cannabis e eutanasia legale sono stati stoppati sul nascere, nonostante il grande successo della raccolta firme volta a chiederne l’approvazione.

Infine, a sommarsi alle altre ragioni per cui l’affluenza è stata così bassa, c’è stato il voluto intento di alcuni sostenitori del no a sabotare questo referendum proprio allo scopo di non raggiungere il quorum necessario e non correre il rischio che passasse il sì. I risultati ufficiali, infatti, hanno visto il sì vincente.



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1 Commento

  1. A votare ci sono andati SOLO i magistrati e i loro familiari (e neanche tutti). Alla gente comune non gliene può fregare di meno dei giochetti sulle carriere dei magistrati al contrario dei referendum giudicati inammissibili dalla corte costituzionale (formata proprio da magistrati, guarda un po’). Guarda caso, i referendum che interessano tutti i cittadini sono quasi sempre giudicati inammissibili da questi figuri. Come mai?

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