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Permessi 104: quante ore di assistenza bisogna prestare?

13 Giugno 2022
Permessi 104: quante ore di assistenza bisogna prestare?

Abuso dei permessi 104/1992: cosa è possibile fare e quanto tempo si può dedicare al riposo e a sé stessi. 

Non poche volte ci si chiede, in costanza dei permessi 104, quante ore di assistenza bisogna prestare in favore del portatore di handicap e quante invece ci si può assentare per fare ciò che si vuole. La questione, su cui più volte è intervenuta la giurisprudenza, è di particolare interesse perché ha dato vita, in passato, a numerose controversie tra lavoratori dipendenti e datore di lavoro, i primi licenziati perché, a detta del secondo, avrebbero tenuto un comportamento incompatibile con le previsioni della legge in materia di assistenza continuativa ai disabili. Ma non sempre il licenziamento è legittimo e ben potrebbe essere oggetto di impugnazione. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Utilizzo dei permessi 104: cosa si può fare?

Le persone che usufruiscono dei tre giorni di permesso al mese per assistere i familiari disabili hanno la possibilità di utilizzare una parte di queste ore per attendere alle proprie esigenze personali, senza con ciò violare la legge. Questa facoltà è stata più volte riconosciuta dalla Cassazione. 

In particolare, la Suprema Corte, preso atto dell’intervenuta abrogazione dell’obbligo di prestare «assistenza continuativa», ha ritenuto compatibile, con l’utilizzo dei permessi previsti dalla legge 104, brevi frazioni di tempo per svolgere attività non inerenti l’assistenza al disabile. Questo perché chi ha la sfortuna di dover assistere un familiare in condizioni di handicap ha minor tempo, rispetto ai propri colleghi, da dedicare alla cura dei propri interessi personali e familiari. Ragion per cui non è vietato usare una parte delle ore dei permessi per fare la spesa, andare dal parrucchiere, prendere un caffè al bar, recarsi dal medico per le proprie esigenze e così via. L’importante è non stravolgere la funzione del permesso stesso: la parte prevalente della giornata deve essere dedicata dunque all’assistenza, non necessariamente quella parte che avrebbe coinciso con la durata della prestazione lavorativa. Questo ha portato la Cassazione ad escludere la possibilità di usare i permessi solo per riposarsi e compensare le proprie energie impiegate per la suddetta assistenza in favore del disabile.

Tuttavia il confine tra lecito e illecito è molto labile. Non sono infatti mancati casi di dipendenti, pedinati dalle agenzie investigative private, colti a passeggio o con gli amici e che, proprio in ragione di ciò, sono stati poi licenziati in tronco. Ecco perché è bene chiedersi, in caso di utilizzo dei permessi 104, quante ore di assistenza bisogna prestare al familiare portatore di handicap. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Quante ore al giorno bisogna prestare assistenza al familiare disabile?

C’è un rapporto che va valutato caso per caso e che esige che la parte predominante del periodo di assenza dal lavoro, giustificato dai permessi 104, sia speso prestando assistenza al disabile, presso la dimora di questi oppure per trasportarlo ove abbia necessità di andare. Quindi, poiché i permessi possono essere fruiti anche in modalità frazionata, ossia per singole ore, purché non si superino i tre giorni al mese, bisogna accertarsi se, in relazione alla durata della singola assenza dal lavoro, il permesso sia stato speso prevalentemente per sé stesso o per il disabile. 

Volendo fare un esempio pratico, se un lavoratore prende un permesso di cinque ore dal lavoro, tre delle quali le utilizza per andare in palestra, avrà commesso un abuso. Al contrario, se il permesso complessivo è di due giorni, tre ore per fini personali sono del tutto lecite. 

Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari.

Una recente sentenza della Cassazione [1] ci dà un’idea dei termini di grandezza da rispettare. Secondo la Corte, la condotta del dipendente che abbia utilizzato quattro ore e mezzo di permesso (su complessive trentadue ore) per lo svolgimento di attività che nulla hanno a che fare (nemmeno indirettamente) con l’assistenza del parente disabile, seppur costituisce un comportamento vietato, non assume quei connotati di gravità tale da giustificare il licenziamento. Quindi il datore, in un’ipotesi del genere, deve adottare una sanzione meno grave.

Dall’illegittimità del licenziamento per sproporzione rispetto alla violazione, deriva tuttavia solo il diritto al risarcimento del danno e non anche la reintegra sul posto di lavoro.

Cosa succede a chi abusa dei permessi 104?

In caso di abuso dei permessi 104, il licenziamento è solo una delle conseguenze che potrebbe subire il dipendente. Questi potrebbe essere anche denunciato per truffa ai danni dell’Inps, atteso che la retribuzione durante i giorni di assenza gli viene corrisposta, di fatto, dall’ente di previdenza (seppur solo anticipata dall’azienda).


note

[1] Cass. Sez. Lav., 25 maggio 2022, n. 16973.


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