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Invalidità da incidente stradale: quale risarcimento?

14 Giugno 2022 | Autore:
Invalidità da incidente stradale: quale risarcimento?

I postumi accertati delle lesioni gravi non fanno desumere una perdita di capacità lavorativa: occorre una dimostrazione specifica che deve fornire il danneggiato.

Stavi attraversando la strada sulle strisce pedonali quando sei stato investito da un’autovettura che procedeva a forte velocità ed hai riportato lesioni personali gravi. Dopo il ricovero ti è stata diagnosticata un’invalidità da incidente stradale. Quale risarcimento ti spetta?

Se l’infortunio ha inciso negativamente anche sulla tua capacità lavorativa – oltre che, ovviamente, sullo stato di salute generale – i danni sono maggiori e il risarcimento dovrebbe essere incrementato rispetto ai valori normali. Ma questo effetto non è automatico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha stabilito che, in tema di sinistri stradali con danno alla persona, la presenza di postumi «macro-permanenti» – cioè di invalidità accertata in un grado superiore al 9% – non consente di desumere «in via presuntiva», la diminuzione della capacità della vittima di produrre reddito. Partiamo dal caso concreto esaminato dai giudici di piazza Cavour per arrivare ad esporre i principi che regolano il risarcimento dell’invalidità permanente da incidente stradale e definiscono l’ammontare spettante alla vittima.

Sinistro stradale con lesioni personali gravi

Un uomo di 37 anni era stato coinvolto in un grave sinistro stradale e aveva riportato danni permanenti alla sua integrità psico-fisica. In particolare, aveva riportato lesioni alla caviglia e aveva perso la possibilità di movimento autonomo e di flessione del piede. Aveva spesso dolore all’arto colpito, difficoltà a camminare ed anche a stare in piedi. Non poteva più praticare sport.

I medici avevano accertato un’invalidità permanente del 33%. Di conseguenza, l’uomo aveva chiesto alla compagnia assicuratrice del veicolo responsabile un congruo risarcimento danni, che il tribunale gli aveva riconosciuto nell’importo di 246mila euro. Il danneggiato, ritenendo la cifra insufficiente, aveva proposto ricorso in appello, lamentando che quella liquidazione era stata fatta «in via omnicomprensiva», senza tenere conto della perdita di capacità lavorativa specifica. L’appello, però, veniva rigettato; così la vittima proponeva ricorso in Cassazione.

Danno da perdita di capacità lavorativa

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, perché è risultato che l’uomo svolgeva l’attività di impiegato e non aveva documentato né una diminuzione dei suoi redditi né una perdita di chance ed altre opportunità lavorative. La sua vicenda personale è stata ritenuta indubbiamente «drammatica», ma i giudici di piazza Cavour hanno osservato che l’accertata invalidità permanente non si risolveva in una perdita della capacità di produrre redditi.

Si era trattato, quindi, di un danno alla capacità lavorativa generica, e non specifica, che come tale rientra nel risarcimento complessivo ed omnicomprensivo del danno biologico, quale menomazione psico-fisica permanente dell’individuo. L’attività impiegatizia della vittima non risultava, infatti, intaccata dall’invalidità riportata alla caviglia, e il suo stipendio era rimasto inalterato.

Inoltre, il danneggiato non aveva neppure indicato quali fossero le sue eventuali altre aspirazioni di carriera che potevano considerarsi compromesse e precluse dalla lesione permanente avuta a seguito dell’incidente: nel ricorso non aveva indicato in che modo avrebbe potuto svolgere «un lavoro di maggiore soddisfazione e remunerazione». Inevitabile, quindi, la declaratoria di inammissibilità della maggiore richiesta risarcitoria.

Danno biologico conseguente a incidente stradale

Per giurisprudenza costante, il danno da perdita di capacità lavorativa è una componente che si aggiunge alle voci consuete di danno, come le spese sostenute per cure, farmaci e terapie riabilitative ed il danno biologico, cioè la compromissione della salute, che viene quantificato ricorrendo ad apposite tabelle. Mentre queste tabelle utilizzano un sistema a punti di invalidità ed altri parametri, come l’età del danneggiato, il danno da perdita di capacità lavorativa specifica richiede sempre un giudizio prognostico sulla compromissione delle aspettative del lavoro del danneggiato in relazione alle sue attitudini specifiche: è il danneggiato che deve fornire la prova di questi pregiudizi ulteriori, altrimenti il risarcimento non può superare i valori tabellari ordinari.

Le tabelle di calcolo attualmente più utilizzate sono quelle dei tribunali di Roma e di Milano, che – in attesa della prossima introduzione della tabella nazionale unica prevista dalla legge, ma ancora inattuata – vengono prese come riferimento da quasi tutti i giudici italiani per la liquidazione dei danni da incidente stradale. Queste tabelle prevedono una forbice di valori, compresi tra un minimo e un massimo, per consentire al giudice di discostarsi dai valori medi e di personalizzare il danno in relazione al pregiudizio concreto che la vittima dimostra di aver subito: in proposito, leggi l’articolo “Come avere più risarcimento di danno biologico“.


note

[1] Cass. ord. n. 18840 del 10.06.2022.


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