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Quanto tempo ho per rispondere alla lettera del creditore?

16 Ottobre 2014
Quanto tempo ho per rispondere alla lettera del creditore?

Ho ricevuto una lettera da parte del creditore firmata dal suo avvocato in cui mi chiede di pagare “entro 5 giorni dal ricevimento della presente”: cosa succede se pago il sesto giorno o, comunque, in ritardo?

La lettera di messa in mora (da non confondere con la diffida ad adempiere che, invece, viene inviata a chi deve eseguire una prestazione contrattuale e risulta essere inadempiente) costituisce un sollecito di pagamento che il creditore invia al debitore.

Sul piano giuridico, l’invio della lettera comporta una serie di effetti:

1. intimare al debitore il pagamento di una somma;

2. interrompere i termini di prescrizione (nel caso si tratti di una obbligazione derivante da un contratto il termine di prescrizione è di 10 anni; negli altri casi, come per esempio il risarcimento per un sinistro stradale, è di 5 anni);

3. far scattare gli interessi di mora,ma solo nel caso in cui non era stato convenuto inizialmente, tra le parti, un termine entro cui la prestazione doveva essere corrisposta. Negli altri casi, invece, gli interessi moratori decorrono, senza che si debba mettere in mora il debitore, dal giorno successivo alla scadenza del termine previsto per il pagamento.

Se si verte in tema di transazioni commerciali sono dovuti gli interessi di mora fissati dal famoso decreto 231/2002, interessi che sono superiori rispetto a quelli previsti dal codice civile per tutti gli altri casi;

4. far scattare sul debitore l’obbligo di versare – oltre agli interessi – anche il risarcimento nell’eventualità in cui il suo ritardo abbia prodotto ulteriori danni (che, comunque dovranno essere dimostrati dal creditore);

5. scaricare sul debitore la responsabilità per il caso in cui l’esecuzione della prestazione diventi impossibile per una causa oggettiva e sopravvenuta.

Se, infatti, di norma, qualora il pagamento diventi impossibile per causa non imputabile al debitore, l’obbligazione si estingue, nel caso invece in cui il debitore sia stato costituito in mora, egli sarà responsabile anche per il caso di impossibilità oggettiva sopravvenuta. Il debitore, quindi, sarà tenuto al risarcimento del danno come se fosse personalmente responsabile della sopravvenuta impossibilità della prestazione.

Il termine entro cui pagare

Quanto al problema del termine entro cui pagare, concesso dal creditore al debitore, la legge non fissa un limite minimo o massimo. Per il diverso caso della diffida ad adempiere, il codice civile parla di 15 giorni, anche se la Corte di Cassazione [1] ha chiarito che si può avere anche un termine di durata inferiore quando la natura della prestazione consente, ragionevolmente, di essere eseguita in breve tempo. Quindi, prendendo “a prestito” tale norma e applicandola estensivamente, si può dire, in linea generale, che la legge impone al creditore di fissare un termine congruo rispetto alla natura della prestazione da corrispondere. Non si potrà, per esempio, fissare 48 ore per estinguere un mutuo di 1milione di euro.

Le conseguenze

Quanto alle conseguenze per chi “sfora” tale termine, oltre ai cinque effetti appena descritti sopra, è assai difficile che, il giorno dopo la scadenza, venga subito avviato un ricorso per decreto ingiuntivo o una causa ordinaria. Di norma, il creditore attende sempre di ricevere la cartolina della raccomandata a.r., per verificare la data di consegna della stessa, il che fa trascorrere altri giorni. È inoltre verosimile che l’avvocato, prima di agire in giudizio, attenda qualche altro giorno (a volte settimane), dovendo sempre fare i conti con il carico di lavoro del proprio studio.


note

[1] Cass. sent. n. 19105/2012.

Autore immagine: 123rf com


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