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Assegno di mantenimento al coniuge: regole fiscali

8 Gennaio 2023 | Autore:
Assegno di mantenimento al coniuge: regole fiscali

La disciplina fiscale prevista per le somme che, in caso di separazione o scioglimento del matrimonio, uno dei coniugi è tenuto a versare all’altro al fine di contribuire al suo sostentamento.

Ti sei separato di recente. Il tribunale ha disposto con sentenza che tu debba versare a tua moglie, che percepisce un reddito basso, un assegno mensile di mantenimento. Si tratta di una bella sommetta che ogni mese esce dal tuo conto corrente. Ritieni che essa sia eccessiva e speri che in futuro, quando divorzierete, il suo importo possa essere ridotto, magari perché la tua ex nel frattempo avrà trovato un lavoro soddisfacente. In questo momento, però, vorresti capire come comportarti con il fisco; in particolare, ti chiedi se questa spesa sia deducibile consentendoti di ridurre le tasse da pagare. In questo articolo parleremo delle regole fiscali che riguardano l’assegno di mantenimento al coniuge. In particolare, vedremo come devono comportarsi con la dichiarazione dei redditi sia la parte tenuta a erogare tali somme sia quella che le riceve.

Cos’è l’assegno di mantenimento al coniuge?

Quando marito e moglie si separano o divorziano succede spesso che i giudici dispongano che uno dei due debba pagare un assegno mensile di mantenimento in favore dell’altro. I presupposti di tale pronuncia sono i seguenti:

  • in caso di separazione, è necessario che essa non sia stata addebitata al coniuge beneficiario, vale a dire che i giudici non devono avergli attribuito la responsabilità del fallimento dell’unione matrimoniale;
  • il coniuge in favore del quale viene stabilito l’assegno non deve percepire nessun reddito o almeno deve avere un reddito inferiore rispetto all’altro;
  • il coniuge a carico del quale è disposto l’obbligo di corrispondere l’assegno deve avere un reddito netto che ne consenta il pagamento, tenendo conto della necessità di continuare a provvedere alle proprie esigenze di vita.

L’entità della somma che deve essere corrisposta viene stabilita tenendo conto di diversi fattori oltre ai redditi delle parti: ad esempio, il contributo che ognuna di esse ha dato alla gestione della vita familiare, l’eventuale proprietà di immobili, la possibilità che il coniuge economicamente più debole trovi un’occupazione.

Chi stabilisce l’assegno di mantenimento al coniuge?

Riguardo agli aspetti economici della separazione o dello scioglimento del matrimonio, le cose cambiano a seconda che essi siano giudiziali oppure consensuali.

La separazione o il divorzio giudiziale avvengono davanti al tribunale. I coniugi vi ricorrono quando non riescono a mettersi d’accordo su questioni importanti, che di solito riguardano i figli o, appunto, la corresponsione dell’assegno. In questo caso, la decisione è demandata ai giudici.

La separazione o il divorzio consensuale, invece, consistono in un accordo tra i coniugi, che decidono di porre fine alla loro vita insieme o al vincolo matrimoniale e, così facendo, concordano puntualmente tutto ciò che ne consegue; in particolare, se uno dei due debba versare all’altro un assegno mensile e in che misura. Essi possono anche decidere che tale sostegno economico venga versato in unica soluzione.

Oltre al mantenimento del coniuge, se vi sono figli, ciascun genitore deve provvedere a mantenerli, educarli, istruirli. Questo significa che il genitore con il quale non vive la prole verserà mensilmente anche una somma da destinare a tale scopo. Tale ulteriore assegno è stabilito dai giudici in caso di procedura giudiziale, dall’accordo delle parti (con il controllo del tribunale) nell’ipotesi di procedimento consensuale.

Quali regole fiscali per il coniuge che versa l’assegno di mantenimento?

L’assegno periodico che viene versato al coniuge è deducibile dal reddito ai fini dell’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) [1]. Facciamo un esempio.

Mario versa alla moglie, dalla quale è legalmente separato, un assegno di mantenimento di 500,00 euro mensili. Questo significa che ogni anno la cifra da lui pagata a tale scopo è di 6.000,00 euro. Se il suo reddito annuale è di 24.000,00 euro, da tale importo andranno dedotti 6.000,00 euro; ne consegue che il reddito sul quale verrà calcolata l’Irpef sarà pari a 18.000,00 euro. Ciò si tradurrà, naturalmente, in un versamento al fisco di importo inferiore.

Ai fini della deducibilità occorre, tuttavia, che l’assegno di mantenimento venga versato a seguito di separazione, divorzio, cessazione degli effetti civili del matrimonio avvenuti legalmente, cioè seguendo una delle procedure previste dalla legge, delle quali abbiamo parlato. Non rilevano, invece, le somme versate in caso di separazione di fatto, nemmeno se i due si sono accordati per iscritto sul loro versamento.

Inoltre, non è deducibile il mantenimento erogato in unica soluzione [2], né lo è l’assegno destinato ai figli.

Riguardo alle somme versate per il sostentamento della prole occorre fare una precisazione. Di solito i tribunali, nel porre l’assegno a carico di uno dei coniugi, precisano la parte di esso destinata al mantenimento del coniuge economicamente più debole e la parte da destinarsi ai figli.

Facciamo un esempio.

Luigi si separa dalla moglie Carla. Il tribunale stabilisce che egli debba versare a quest’ultima un assegno mensile di 600,00 euro, di cui 200,00 euro per il mantenimento della donna e 400,00 euro per quello dei loro due bambini. Pertanto Luigi, anche se paga con unico assegno, potrà dedurre dal suo reddito soltanto la prima cifra e non la seconda.

Cosa fare se il tribunale non fa questa precisazione e indica un unico importo? In tal caso, la legge stabilisce [3] che è possibile portarne in deduzione la metà.

Ai fini della deducibilità dell’assegno occorre allegare alla dichiarazione dei redditi copia della sentenza di separazione o di divorzio e i versamenti eseguiti nel corso dell’anno.

Quali regole fiscali per il coniuge che riceve l’assegno di mantenimento?

Vediamo ora le regole fiscali per l’assegno di mantenimento al coniuge considerando gli obblighi del beneficiario. Quest’ultimo deve inserire l’importo annuo percepito nella dichiarazione dei redditi. Infatti esso viene assimilato al reddito da lavoro dipendente [4] e concorre al calcolo dell’Irpef.

Eventuali somme percepite per il mantenimento dei figli sono considerate, invece, esenti da tassazione.


note

[1] Art. 10, co. 1, lettera c) DPR n. 917/1986.

[2] Cass. sent. n.28178/2019.

[3] Art. 3 DPR. n. 42/1988.

[4] Art. 50, co. 1, lettera i) DPR n. 917/1986.


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