Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Come si nomina un tutore per una persona anziana?

30 Ottobre 2022 | Autore:
Come si nomina un tutore per una persona anziana?

Interdizione e amministrazione di sostegno: quali sono le differenze? Chi può fare istanza per interdire una persona che soffre di una grave patologia mentale?

Le persone bisognose di assistenza possono rivolgersi al giudice affinché sia nominato qualcuno che possa assisterle nel compimento degli atti della vita quotidiana o solamente per determinate operazioni, come ad esempio per il ritiro della pensione e l’acquisto dei farmaci. In loro vece possono fare istanza i parenti più prossimi e perfino il pubblico ministero. Come si nomina un tutore per una persona anziana?

Come vedremo, il tutore è previsto dalla legge solamente per le forme più gravi di infermità mentale, tanto da poter tranquillamente affermare che, ormai, si tratta di una forma di assistenza superata dall’amministrazione di sostegno. In pratica, il tutore è designato dal giudice solamente per assistere persone totalmente incapaci di provvedere a loro stesse per via di una patologia mentale. Come si nomina un tutore per una persona anziana? Scopriamolo insieme.

Chi è il tutore?

Il tutore è la persona nominata dal giudice affinché si occupi di una persona interdetta, cioè di una persona che è gravemente inferma di mente e che, pertanto, è incapace di provvedere ai propri interessi, anche non patrimoniali [1].

Il giudice, in presenza della grave ed abituale infermità di mente, nomina un tutore con il compito di rappresentare legalmente l’interdetto e di gestirne il patrimonio.

Amministratore di sostegno: chi è?

L’amministratore di sostegno è la persona nominata dal giudice affinché assista chi, a causa della propria patologia, fisica o mentale, si trovi anche solo temporaneamente nelle condizioni di non poter provvedere da sé alle proprie esigenze [2].

Come meglio diremo, quindi, l’amministratore di sostegno rappresenta il beneficiario solamente per quegli atti a cui non può provvedere l’infermo, così come stabilito dal giudice nel proprio decreto.

Differenze tra interdizione e amministrazione di sostegno

La prima differenza tra tutore e amministratore di sostegno riguarda le diverse condizioni in cui si trova la persona a cui prestano assistenza.

Come detto, il tutore assiste una persona interdetta. L’interdizione è dichiarata dal giudice solo per le persone che si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi. L’interdizione, dunque, riguarda esclusivamente soggetti affetti da gravi patologie mentali.

L’amministrazione di sostegno, invece, è dichiarata dal giudice per le persone che, per effetto di un’infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

L’amministrazione di sostegno, dunque, può essere dichiarata anche per un impedimento meramente fisico e temporaneo: si pensi alla persona che è caduta per le scale e che, per qualche mese, dovrà rimanere a letto con il gesso.

L’amministrazione di sostegno può essere dichiarata anche per la persona priva di patologie importanti ma particolarmente anziana, bisognosa dunque di assistenza (ad esempio, per ritirare la pensione).

La differenza è netta: mentre l’interdizione comporta l’assoluta incapacità legale a compiere praticamente qualsiasi atto giuridico, l’amministrazione di sostegno permette di intaccare la capacità di agire del soggetto in maniera più limitata.

Differenze tra tutore e amministratore di sostegno

Le differenze tra interdizione e amministrazione di sostegno si riflettono, ovviamente, anche sulle funzioni attribuite al tutore e all’amministratore di sostegno.

Poiché l’interdizione priva completamente l’interdetto della capacità d’agire, il tutore dovrà compiere per lui qualsiasi tipo di atto giuridico, dall’acquisto della spesa al prelievo del denaro dal conto corrente.

In pratica, l’interdetto, proprio a causa della sua infermità, non può fare praticamente nulla, se non gli atti quotidiani più semplici (si pensi all’acquisto del giornale). Per il resto, verrà sostituito in tutto e per tutto dal tutore.

Non è così, invece, per l’amministrazione di sostegno. Il soggetto affetto da infermità, psichica o fisica, anche solo temporanea, conserva infatti la propria capacità di agire, salvo che nelle operazioni per cui deve necessariamente intervenire l’amministratore di sostegno.

L’amministratore di sostegno, dunque, assiste la persona malata e si sostituisce ad essa solo nei casi specificamente individuati dal giudice.

Nell’atto di nomina, che avviene con decreto, il giudice deve indicare:

  • quali atti l’incapace può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno;
  • quali atti l’amministratore può compiere in nome e per conto dell’incapace.

Il soggetto che beneficia dell’amministrazione di sostegno, dunque, conserva la possibilità di compiere liberamente tutti gli atti diversi da quelli rientranti nelle due categorie appena menzionate.

Tutore per una persona anziana: come si nomina?

Se una persona anziana versa in condizioni di salute mentale talmente precarie da non poter provvedere ai propri interessi, allora è possibile fare istanza al tribunale per chiedere la nomina di un tutore che assista il malato nel compimento di ogni atto giuridico, lasciando al limite l’autonomia all’interdetto solamente per gli atti di ordinaria amministrazione (acquisto della spesa, dei vestiti, ecc.).

L’istanza per la nomina di un tutore può essere fatta dalla persona stessa che ne ha bisogno o, come accade più di frequente, dai familiari più prossimi, come il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado (fratelli, cugini, ecc.), gli affini entro il secondo (genero e nuora, ad esempio) e perfino dal pubblico ministero, qualora abbia notizia di una situazione del genere [3].

Il giudice, valutata la sussistenza delle condizioni stabilite dalla legge (e cioè, l’abituale infermità di mente che rende incapace di provvedere ai propri interessi), dichiara con sentenza lo stato di interdizione e nomina un tutore che viene scelto, preferibilmente, nello stesso ambito familiare dell’interdetto (coniuge non separato, persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella). Se necessario può nominarsi tutore una persona estranea (ad esempio, in assenza di parenti o in caso di conflitto tra gli stessi).

Il giudice può nominare, oltre al tutore, un protutore con funzione di rappresentare l’interdetto in caso di conflitto di interessi di quest’ultimo con il tutore. Il protutore può inoltre sostituire il tutore per gli atti urgenti qualora questi venga a mancare o abbia abbandonato la funzione.

Amministratore di sostegno per una persona anziana: come si nomina?

Secondo la legge [4], se nel corso del giudizio di interdizione appare opportuno applicare l’amministrazione di sostegno, il giudice, d’ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare.

In pratica, la legge consente al giudice di valutare quale strumento risulta più idoneo per la tutela della persona incapace di provvedere a sé. Di conseguenza, se il giudice dovesse ritenere troppo penalizzante l’interdizione (che, di fatto, priva della capacità di agire l’interdetto), può scegliere di nominare un amministratore di sostegno, con funzione solamente di ausilio nei confronti della persona bisognosa d’assistenza.

Altrimenti, se si vuole fare istanza sin dall’inizio per ottenere la nomina di un amministratore di sostegno, allora bisognerà fare istanza al giudice esattamente come visto sopra per l’interdizione. Anche i soggetti legittimati sono gli stessi.

L’amministratore di sostegno è tenuto a svolgere i compiti che il giudice espressamente prevede all’interno del decreto di nomina.

La maggior parte delle volte, l’amministratore di sostegno è chiamato a:

  • prelevare dal conto postale o bancario del beneficiario quanto strettamente necessario per le sue esigenze primarie (acquisto di alimenti, vestiti, pagamento delle bollette, acquisto medicinali, ecc.);
  • resistere in giudizio nelle azioni legali promosse contro il beneficiario;
  • riscuotere buoni postali o altri titoli in scadenza.

Nel caso di azioni non espressamente attribuite all’interno del decreto di nomina, l’amministratore di sostegno è tenuto a chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare prima di agire.


note

[1] Art. 414 cod. civ.

[2] Art. 406 cod. civ.

[3] Art. 417 cod. civ.

[4] Art. 418 cod. civ.

Autore immagine: pixabay.com


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube