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Certificato medico per indennità di accompagnamento

14 Giugno 2022 | Autore:
Certificato medico per indennità di accompagnamento

Quali sono i requisiti e i contenuti del documento introduttivo che avvia la domanda da presentare all’Inps; cosa succede se manca la spunta su una delle caselle.

Il primo passo da fare per poter richiedere l’indennità di accompagnamento è munirsi del certificato medico. Bisogna recarsi dal proprio medico di famiglia (o da un altro medico curante, se si è ricoverati) e farsi attestare la patologia di cui si soffre e la conseguente invalidità. Solo così è possibile presentare la domanda all’Inps. Poi si verrà convocati a visita presso la commissione medica dell’Azienda sanitaria locale (se si è infermi la visita viene effettuata a domicilio). Anche in questa fase l’esame delle condizioni di salute del richiedente parte proprio dalla valutazione operata dal medico di base o da un altro medico certificatore.

Il certificato medico per indennità di accompagnamento è, quindi, un documento essenziale e imprescindibile per ottenere la prestazione previdenziale da parte dell’Inps e il correlativo beneficio economico (che attualmente, per l’anno 2022, ammonta a 528,94 euro al mese per 12 mensilità). Vediamo, quindi, quali requisiti e contenuti deve avere questo attestato e cosa succede se viene compilato in maniera errata o incompleta, come talvolta accade.

Indennità di accompagnamento: cos’è e come si ottiene

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica erogata dall’Inps alle persone mutilate o totalmente invalide che non possono «deambulare» (cioè camminare autonomamente) senza l’assistenza di un accompagnatore, o che risultano incapaci di compiere gli atti di normale vita quotidiana, come mangiare, vestirsi e lavarsi.

L’indennità di accompagnamento viene riconosciuta dall’Inps, su domanda dell’interessato, a prescindere dall’età e dal reddito. Se la domanda viene respinta, è necessario ricorrere al giudice, con l’assistenza di un avvocato, entro 6 mesi dalla notifica del verbale di diniego.

Certificato medico introduttivo per indennità di accompagnamento 

La domanda per l’indennità di accompagnamento parte con il rilascio del certificato medico introduttivo da parte del proprio medico di base o curante. Questo documento è munito di un codice identificativo univoco; è un numero di protocollo, assegnato dal sistema informatico nel quale i dati sono stati inseriti, che va riportato nella domanda da inoltrare (in via telematica) all’Inps, anche con l’assistenza di un ente di patronato.

Se l’indennità di accompagnamento viene riconosciuta, il diritto a riceverla spetta a partire dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda; siccome l’iter burocratico è piuttosto lungo, diventa così possibile percepire gli arretrati.

Certificato medico introduttivo: le caselle da barrare

Da qualche anno l’Inps ha introdotto, nella propria modulistica, alcune caselle precompilate, che il medico certificatore deve barrare se ritiene che il richiedente abbia o no diritto a percepire l’indennità di accompagnamento per l’infermità diagnosticata. È una sorta di valutazione medico-legale che viene anticipata nella prima fase, per orientare il giudizio che la commissione dell’Asl dovrà esprimere.

Precisamente, il medico che compila il certificato deve mettere alla seguenti domande la spunta di risposta su una di queste tre voci, che, come abbiamo visto, costituiscono le condizioni essenziali per poter accedere al beneficio economico:

  • la persona è impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore? Risposte possibili: Sì; No; Non mi esprimo;
  • la persona non è in grado di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua? Risposte possibili: Sì, No, Non mi esprimo.

Si può avere l’indennità di accompagnamento con certificato medico negativo?

Se sulle caselle da barrare manca la spunta perché il medico non le ha compilate, oppure se il certificato medico è negativo, si può avere ugualmente l’indennità di accompagnamento? La Corte di Cassazione ha dato risposta affermativa a questo quesito in una recentissima ordinanza [1].

Gli Ermellini hanno deciso la vicenda di un richiedente al quale, nel certificato medico, era stata barrata la spunta sulla casella “No”, che segnalava la mancanza dei requisiti previsti per il riconoscimento della prestazione assistenziale. Di conseguenza la domanda era stata respinta. Ma i giudici di piazza Cavour hanno adottato una prospettiva meno formale e hanno salvato la domanda di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, ritenendo sufficiente che la certificazione medica, comunque compilata, «consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura, anche amministrativa, si svolga regolarmente».

Richiamando le proprie analoghe precedenti pronunce in materia [2], la Suprema Corte ha affermato il seguente principio di diritto: «non costituisce requisito ostativo all’esercizio dell’azione per il riconoscimento del beneficio dell‘indennità di accompagnamento la circostanza che la domanda amministrativa sia corredata da un certificato medico negativo rilasciato all’assistito dal medico curante, non potendo l’istituto previdenziale introdurre nuove cause d’improcedibilità ovvero di improponibilità in materia che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.». Puoi leggere l’ordinanza integrale nel box “sentenza” al termine di questo articolo.

Approfondimenti


note

[1] Cass. ord. n. 18761/2022.

[2] Cass. sent. n. 24896/2019 e n. 30419 del 2019.

Cass. civ., sez. VI – L, ord. 10 giugno 2022, n. 18761

Rilevato che:

il Tribunale di Bologna, in sede di opposizione ad ATPO ex art. 445 c.p.c., ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da N.C. , diretto ad ottenere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, per inidoneità della domanda amministrativa, in quanto corredata da certificato medico recante segno di spunta sull’insussistenza dei requisiti di legge diretti al riconoscimento della prestazione (impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, ovvero incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita) e, pertanto, attestante che la richiedente non era, in realtà, bisognevole di accompagnamento;

la cassazione della sentenza è domandata da N.C. sulla base di un unico motivo;

l’INPS ha depositato procura speciale in calce al ricorso;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di Consiglio.

Considerato che:

con l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, parte ricorrente contesta “Violazione del D.L. n. 78 del 2009, convertito in L. n. 102 del 2009, per avere il Tribunale dichiarato inammissibile (rectius improponibile) la domanda giudiziale per inidoneità della domanda amministrativa corredata da certificato medico recante segno di spunta sull’insussistenza delle condizioni per l’indennità di accompagnamento”; richiamando la giurisprudenza di legittimità sostiene che nel caso di incompleta compilazione della domanda amministrativa ove mancante dei segni di spunta delle condizioni per beneficiare dell’indennità di accompagnamento, la domanda va comunque dichiarata proponibile;

il motivo è fondato;

la questione è stata risolta da questa Corte nel senso indicato dalla ricorrente, mediante l’affermazione del seguente principio di diritto: “In tema di prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito della previa presentazione della domanda amministrativa, di cui all’art. 443 c.p.c., non è necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’INPS o l’uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura, anche amministrativa, si svolga regolarmente; ne consegue che non costituisce requisito ostativo all’esercizio dell’azione per il riconoscimento del beneficio dell’indennità di accompagnamento la circostanza che la domanda amministrativa sia corredata da un certificato medico negativo rilasciato all’assistito dal medico curante, non potendo l’istituto previdenziale introdurre nuove cause d’improcedibilità ovvero di improponibilità in materia che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.” (Così, ad esempio, Cass. n. 24896 e Cass. n. 30419 del 2019);

in definitiva, il ricorso va accolto; la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata al Tribunale di Bologna in persona di diverso giudice, il quale statuirà anche in merito alle spese del giudizio di legittimità;

in considerazione dell’esito del giudizio, dà atto che non sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Bologna in persona di diverso giudice, anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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