Auto elettriche aziendali: ecco chi paga la ricarica

13 Giugno 2022
Auto elettriche aziendali: ecco chi paga la ricarica

Incentivare l’acquisto di auto elettriche garantendo ai dipendenti mesi di ricariche gratuite rientra nell’attività educativa dell’azienda.

Ci sono aziende che quando si parla di ecologia il tema lo affrontano sul serio e, a differenza di altre (che magari si professano green solo perché consentono ai dipendenti di riempire l’acqua dal rubinetto), si adoperano per fare la differenza nel concreto. Aziende che forniscono ai lavoratori tutti gli strumenti per evitare gli sprechi garantendo uno standard di vita, quantomeno lavorativa, più sostenibile. Aziende che sono disposte a mettere mano al portafoglio per il bene del pianeta, ma che prima di aprirlo vorrebbero capire cosa ne pensa l’Agenzia delle Entrate.

Incentivare i propri dipendenti ad acquistare auto elettriche tanto da concedere loro ricariche gratuite, può essere considerata «attività educativa» dell’azienda e, di conseguenza, non venir tassata?

L’Agenzia è stata interpellata [1] sul tema del regime fiscale da applicare dando una risposta affermativa alla domanda: in alcuni casi, la soluzione può essere quella di ricondurre l’iniziativa ai servizi di educazione aziendale[2].

La decisione delle Entrate arriva in risposta all’interpello di un’azienda particolarmente attenta al tema, da anni attiva nella promozione di politiche interne più sostenibili e in un lavoro di informazione e sensibilizzazione tra i dipendenti.  Tra le azioni messe in campo dall’azienda c’è anche il rinnovo del parco auto aziendale con automezzi elettrici o ibridi, oltreché la proposta di attività formative, la partecipazione a campagne di comunicazione e il sostegno ad iniziative promosse da Ong a livello globale e locale.

Proprio avendo ben chiaro l’obiettivo ambientale da raggiungere, l’azienda si è interrogata su come poter promuovere un’iniziativa allo scopo di incentivare i dipendenti all’utilizzo della mobilità sostenibile anche nell’ambito privato. L’azienda propone di riconoscere sei mesi di ricarica gratuita a tutti i dipendenti che entro una determinata data decidano di acquistare un’auto elettrica. L’idea è quella di utilizzare dove possibile l’energia elettrica prodotta dagli stessi impianti fotovoltaici o idroelettrici dell’azienda o, dove non sia realizzabile, stipulare convenzioni con soggetti terzi fornitori delle ricariche. Al fine di evitare abusi, l’azienda imporrebbe poi delle limitazioni ad esempio al numero massimo di ricariche effettuabili da ciascun lavoratore.

E qui entra in gioco l’Agenzia delle Entrate, che ha il compito di rispondere ai dubbi dell’azienda: che trattamento tributario verrebbe applicato al benefit offerto?

Secondo l’azienda proponente, il benefit così come ipotizzato potrebbe rientrare nel concetto di educazione all’uso corretto delle risorse, nell’ambito dell’attività di sensibilizzazione portata avanti da tempo. In tal modo, verrebbe esclusa l’imposizione fiscale, così come previsto dalla normativa vigente, che prevede che non concorrano alla formazione del reddito di lavoro dipendente «l’utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale per finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, se erogati alla generalità dei dipendenti o a categorie di essi». Questa, infatti, rientra tra le deroghe previste dall’art.51 Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi).

L’Agenzia delle Entrate ha più volte specificato quali siano le condizioni necessarie affinché un benefit possa essere escluso dalla formazione del reddito dei lavoratori dipendenti. Queste condizioni, che devono verificarsi congiuntamente e che riguardano opere e servizi che possono essere forniti direttamente dal datore di lavoro o da strutture esterne all’azienda, sono:

  • che le opere e i servizi devono essere messi a disposizione della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti;
  • che le opere e i servizi devono riguardare esclusivamente erogazioni in natura e non erogazioni sostitutive in denaro;
  • che le opere e i servizi devono perseguire specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto di cui all’articolo 100, comma 1, del Tuir.

Tutto considerato, le Entrate reputano dunque che la deroga prevista dall’art. 51 del Tuir possa essere applicata anche all’ipotesi in cui il datore di lavoro «allo scopo di promuovere un utilizzo consapevole delle risorse ed atteggiamenti responsabili dei dipendenti verso l’ambiente, attraverso il ricorso alla mobilità elettrica, offra ai propri dipendenti il servizio di ricarica dell’auto elettrica». Pertanto, ritengono che il relativo benefit possa beneficiare del regime di esclusione dal reddito di lavoro dipendente.

Si può individuare una finalità di educazione ambientale dell’azienda nella decisione della stessa di fornire gratuitamente ai dipendenti le ricariche (anche se per un tempo limitato), scelta che va a sommarsi a un impegno «ecologico» avviato già da tempo. Una finalità che, per altro, è condivisa anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) il quale ha tra gli obiettivi quelli di dare impulso a una transizione ecologica anche attraverso la mobilità sostenibile.


note

[1] Interpello n.329/2022

[2] Tuir, art.51, comma 2, lettera f)


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