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Incidente con animale selvatico: chi paga?

15 Giugno 2022 | Autore:
Incidente con animale selvatico: chi paga?

Quando c’è la responsabilità del conducente e quando quella del proprietario della strada o degli animali. L’ultima pronuncia della Cassazione.

Stai guidando su una strada di campagna o di montagna e, a un certo punto, ti trovi davanti un cinghiale (a Roma potrebbe succedere accanto al Colosseo, ma quella è un’altra storia). Cerchi di evitare l’impatto ma, ormai, è troppo tardi: o lo prendi in pieno o sterzi per schivarlo e vai a finire contro il guardrail. Il danno, comunque, è fatto. Se in casi come questo c’è diritto ad un risarcimento, per l’incidente con animale selvatico chi paga?

La questione si trascina, ormai, da tempo nei tribunali, tra orientamenti a volte discordanti. Se la Cassazione ha più volte chiamato in causa il proprietario della strada, altri giudici hanno escluso la responsabilità degli enti pubblici poiché non può essere esigibile la recinzione e la segnalazione generalizzata di tutti i tratti della carreggiata. Recentemente, però, la Suprema Corte è tornata alla carica puntando il dito contro le Regioni, responsabili della normativa sugli animali selvatici presenti nel territorio di competenza.

Ovviamente, anche il conducente può avere le sue colpe, nel caso disattenda la regola contenuta nel Codice della strada secondo cui il suo comportamento alla guida deve essere sempre volto ad evitare ogni scontro. È tutto relativo, dunque? In caso di incidente con animali selvatici, chi paga? Vediamo.

Incidente con animale selvatico: la condotta del conducente

Partiamo proprio dal comportamento dell’automobilista, che è la premessa giusta per arrivare a quanto ha stabilito la Cassazione in caso di incidente con animale selvatico.

Dice il Codice della strada: «Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile» [1].

La norma ci dice che l’automobilista deve essere sempre pronto per ogni evenienza e in grado di fermare l’auto davanti a «qualsiasi ostacolo prevedibile». Pertanto, se si trova davanti un animale selvatico e, ad esempio, non riesce a fermare la macchina in tempo perché andava troppo veloce o perché era distratto, dovrà prendersi la sua parte di responsabilità per l’incidente.

Accanto a questa regola dettata dal Codice della strada ce n’è un’altra contenuta nel Codice civile secondo cui «il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno» [2]. In realtà, pur trattandosi di codici diversi, entrambi dicono più o meno la stessa cosa: non va sottovalutato il comportamento dell’automobilista per quanto riguarda una serie di fattori come la velocità a cui procedeva, la manovra che ha compiuto quando si è trovato davanti l’ostacolo, ecc. E sarà proprio la sua condotta a determinare se ha diritto al risarcimento del danno subìto o se dovrà essere lui a risarcire il danno provocato.

Incidente con animale selvatico: perché no al risarcimento

E ora passiamo alla controparte. In caso di incidente con animale selvatico, qual è la responsabilità del proprietario della strada, cioè dell’ente pubblico che deve garantire la sicurezza di chi vi transita?

Secondo una sentenza della Corte d’appello di Ancona [3], e indipendentemente dalla condotta dell’automobilista, non è automatico il fatto di dover risarcire il danno a chi si scontra in mezzo alla strada contro un cinghiale o un cervo o a chi finisce contro il guardrail per evitare di prendere in pieno un riccio.

Per i giudici marchigiani, non è possibile pretendere che l’ente locale recinti tutta la strada per evitare l’incidente con l’animale selvatico. Il che vuol dire che non c’è diritto al risarcimento del danno subìto da chi, a causa della presenza dell’animale, va a impattare o contro la bestia stessa o contro il muro di contenimento. Anche se il conducente o uno dei passeggeri rimediano delle lesioni personali permanenti.

La Corte d’appello anconetana scrive nella sua sentenza: «Non può considerarsi esigibile una recinzione della strada dato che non possono essere pretese dall’ente pubblico la recinzione e la segnalazione generalizzate di tutti i tratti boschivi indipendentemente dalle loro peculiarità concrete, imponendosi alla Pubblica amministrazione unicamente di adempiere ai doveri di gestione, tutela e vigilanza del territorio, non certo l’obbligo di sorvegliare o prevenire in modo generalizzato le manifestazioni di intemperanza della fauna selvatica».

In altre parole: si può evitare che un daino finisca in mezzo alla carreggiata «solo ricorrendo alla recinzione di tutte le strade in modo continuativo», cosa, però, «non suscettibile di pratica attuazione e, quindi, inesigibile». E se non si può pretendere dall’ente pubblico una responsabilità del genere, non si può nemmeno pretendere un risarcimento.

Incidente con animale selvatico: perché sì al risarcimento

Di avviso diverso la Cassazione. Già in un pronunciamento del 2017 (precedente a quello del Tribunale di Ancona), la Suprema Corte aveva stabilito che in caso di scontro sulla strada con animali selvatici, c’è il risarcimento per l’automobilista e che tale risarcimento deve essere pagato dall’ente proprietario della strada stessa, che si tratti di Comune, Provincia o Regione. Lo stesso vale quando non avviene materialmente l’urto tra la macchina e l’animale: se a causa dell’improvvisa presenza di quest’ultimo l’auto si vede costretta a fare una brusca manovra e finisce contro il muro di contenimento o addosso ad un’altra macchina, la Suprema Corte riconosce lo stesso il risarcimento.

E gli Ermellini spiegano le loro ragioni in questo modo: la Pubblica Amministrazione – ricordano i giudici di legittimità – ha una posizione di garanzia nei confronti degli utenti della strada che si traduce in quella che viene definita «responsabilità oggettiva». Scatta anche quando l’ente locale non ha alcuna colpa dell’incidente, a meno che – e torniamo al discorso di prima – il conducente dell’auto abbia avuto un comportamento contrario a quanto stabilito dal Codice della strada e dal Codice civile.

Altro motivo addotto dalla Cassazione per chiedere il risarcimento in caso di incidente con animale selvatico è quello che riguarda la mancata segnaletica sulla presenza delle bestie. Esiste un apposito cartello di pericolo: quello triangolare contenente un cervo con le zampe anteriori alzate, piuttosto che altri specifici riguardanti delle specie più comuni nella zona. Se questo segnale manca, difficilmente l’automobilista è tenuto a sapere se può trovarsi davanti da un momento all’altro (magari dietro una curva) un cinghiale o un cerbiatto. Pertanto, è l’ente locale in difetto per non avere posizionato al punto giusto il cartello, e si deve prendere le sue responsabilità.

La Suprema Corte ritiene, infine, che la carreggiata debba essere dovutamente recintata al fine di evitare che gli animali che si trovano nei boschi o nelle campagne – anche quelli piccoli – sorprendano gli automobilisti e provochino un incidente.

Incidente con animale selvatico: la responsabilità della Regione

L’ultimo pronunciamento della Cassazione in ordine cronologico [5] chiama in causa direttamente la Regione in caso di incidente con animale selvatici. Il principio richiamato dalla Suprema Corte è il seguente: il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale stesso, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito.

Secondo la Cassazione, è in capo alle amministrazioni regionali la proprietà pubblica delle specie protette in funzione della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, mediante l’attribuzione di specifiche competenze normative e amministrative, nonché di indirizzo, coordinamento e controllo (non escluso il potere di sostituzione) sugli enti minori titolari di più specifiche funzioni. In altre parole, è la Regione ad avere in mano la gestione della fauna nel proprio territorio, il che – si legge nella sentenza – equivale ad una situazione di «utilizzazione» degli animali da parte di un soggetto diverso dal loro proprietario.

Tutto ciò si traduce nella seguente conclusione: è la Regione di competenza a dover risarcire l’eventuale danno causato in un incidente con animali selvatici, sempre che non venga provato il «caso fortuito». Tuttavia, ricade sul conducente l’onere di provare il nesso causale tra il comportamento dell’animale e il danno subìto.


note

[1] Art. 141 cod. str.

[2] Art. 2054 cod. civ.

[3] Corte appello Ancona sent. n. 556/2021.

[4] Cass. sent. n. 11785/2017.

[5] Cass. sent. n. 18454/2022.


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