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Multe autovelox: come fare ricorso

15 Giugno 2022 | Autore:
Multe autovelox: come fare ricorso

I motivi più frequenti di illegittimità dei verbali di eccesso di velocità rilevati con gli apparecchi elettronici collocati sulle strade italiane.

L’eccesso di velocità può far venire i brividi non solo mentre si è al volante, ma anche dopo e cioè quando arriva la multa a casa. Se il limite è stato superato di parecchio, l’importo della sanzione è da brividi, e alla somma da pagare si aggiunge anche la decurtazione dei punti sulla patente. Quindi, è meglio essere prudenti prima anziché doversi pentire poi.

Le strade italiane sono disseminate di autovelox e di altri sistemi di rilevamento elettronico della velocità, come i tutor. Tuttavia, questi apparecchi devono rispettare precisi requisiti, altrimenti il verbale può essere impugnato dall’automobilista contravvenzionato ed annullato dal giudice di Pace o dal Prefetto. Vediamo, quindi, come fare ricorso contro le multe autovelox e quali sono i casi più frequenti di illegittimità, alla luce delle norme del Codice della strada e di alcune sentenze della Cassazione.

Il cartello di presegnalazione

Regola numero uno: la presenza dell’autovelox in un determinato tratto di strada o di autostrada deve essere sempre segnalata in anticipo, con un apposito cartello di presegnalazione, recante la dicitura «controllo elettronico della velocità». Lo impone l’art. 142 del Codice della strada: tutte le postazioni di controllo presenti sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere «preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi».

Il cartello di preavviso deve essere posizionato a una distanza congrua, in modo da consentire all’automobilista di moderare la velocità senza frenate improvvise, e mai a più di 4 chilometri dal punto in cui si trova l’autovelox.

Bando, quindi, agli autovelox nascosti, come quelli “infrattati” nella vegetazione o occultati nelle “auto civetta” della Polizia:  la Corte di Cassazione [1] ha recentemente affermato che l’obbligo di legge di rendere «ben visibile, qualsiasi tipo di postazione di controllo per il rilevamento della velocità sulle strade va interpretato nel senso che, tanto per le postazioni fisse quanto per quelle mobili, il requisito della preventiva segnalazione della postazione ed il requisito della visibilità della stessa sono distinti ed autonomi e devono essere entrambi soddisfatti ai fini della legittimità della rilevazione della velocità effettuata tramite la postazione».

Omologazione e taratura

Ogni modello di autovelox utilizzato sulle strade italiane deve essere sottoposto ad omologazione da parte del ministero dei Trasporti; è un’autorizzazione amministrativa che serve per verificare ed approvare preventivamente le caratteristiche tecniche del tipo di apparecchio.

L’omologazione iniziale non basta, perché l’autovelox deve essere sottoposto anche a taratura periodica durante il suo utilizzo; l’operazione va eseguita almeno una volta all’anno. L‘obbligo di taratura è stato sancito dalla Corte Costituzionale [2] e riguarda non solo gli autovelox ma anche tutti gli altri dispositivi di rilevamento elettronico della velocità: si tratta di una verifica indispensabile per accertare il loro corretto funzionamento, altrimenti la misurazione è considerata inaffidabile e può essere contestata.

Così la multa autovelox senza indicazione di taratura può essere annullata su ricorso dell’automobilista contravvenzionato: se il verbale non riporta la data di effettuazione e gli estremi dell’operazione di taratura, tocca all’Amministrazione dimostrare di averla regolarmente eseguita.

Decreto del Prefetto

Su alcuni tipi di strade italiane la possibilità di impiegare l’autovelox è subordinata ad un decreto del Prefetto competente per territorio. Precisamente, il decreto prefettizio è necessario sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento (come le tangenziali che attraversano le città) quando l’autovelox è fisso e funziona in automatico, senza essere presidiato dalla pattuglia presente sul posto.

Il decreto del Prefetto non è, invece, necessario sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali. Una recentissima sentenza della Cassazione [3] ha precisato che nei centri urbani l’utilizzo dell’autovelox senza il decreto prefettizio è consentito con le postazioni mobili che funzionano alla presenza degli agenti accertatori di polizia.

Pertanto, se il decreto del Prefetto manca nei tratti in cui è necessario, chi riceve il verbale di infrazione senza essere fermato nell’immediatezza sul luogo della trasgressione (come raramente accade) ma mediante la notifica che perviene successivamente al suo domicilio (è la cosiddetta «contestazione differita») può impugnarlo e farlo annullare dal giudice di Pace o dal Prefetto.

Multa autovelox: come fare ricorso

Il ricorso contro la multa autovelox può essere presentato, alternativamente:

  • al giudice di Pace del luogo ove è avvenuta l’infrazione, entro 30 giorni dalla notifica;
  • al Prefetto del capoluogo di provincia del luogo dell’infrazione, entro 60 giorni dalla notifica.

In caso di accoglimento del ricorso, la multa sarà annullata e cadranno anche le sanzioni accessorie irrogate, come la decurtazione dei punti sulla patente. Il ricorso al Prefetto si considera accolto anche in caso di mancata risposta, se sono trascorsi 180 giorni dall’invio tramite il Corpo di Polizia che ha elevato il verbale (210 giorni se il ricorso è stato inviato direttamente in Prefettura). In caso di rigetto del ricorso da parte del Prefetto è ancora possibile proporre ricorso al giudice di Pace nei successivi 30 giorni. Contro il rigetto del ricorso da parte del giudice di Pace è possibile proporre appello in tribunale.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni sugli aspetti trattati leggi anche questi articoli:


note

[1]  Cass. ord. n. 4007/2022.

[2] C. Cost. sent. n. 113/2015.

[3] Cass. ord. n. 18560 del 09.06.2022.


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