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Quale pena per chi uccide il proprio figlio?

14 Giugno 2022 | Autore:
Quale pena per chi uccide il proprio figlio?

Omicidio: in quali casi è previsto l’ergastolo? Infanticidio della madre: cos’è e com’è punito?

L’omicidio è un reato gravissimo ma, contrariamente a quanto si possa credere, non è punito sempre con l’ergastolo. Secondo il Codice penale, soltanto al ricorrere di alcune particolari circostanze si può applicare il carcere a vita, come ad esempio nel caso di uccisione per futili motivi oppure di omicidio premeditato. Con questo articolo ci occuperemo di uno specifico tema: vedremo cioè qual è la pena per chi uccide il proprio figlio.

Si tratta ovviamente di un delitto gravissimo che, purtroppo, le cronache periodicamente sono costrette a riportare a causa del loro verificarsi. Prima di addentrarci nell’argomento, va però fatta una precisazione: la legge prevede una specifica ipotesi di omicidio che può commettere solo la madre ai danni del proprio figlio e che l’ordinamento punisce in modo meno severo. Perché? Quale pena per chi uccide il proprio figlio? Scopriamolo insieme.

Omicidio: com’è punito?

La legge [1] punisce l’omicidio volontario con la pena non inferiore a 21 anni. Ciò significa che il giudice, nel determinare la sanzione da comminare in concreto all’assassino, dovrà partire da una “base minima” di 21 anni, calcolando poi su di questa eventuali aumenti o diminuzioni.

Ad esempio, se il magistrato ritiene che il delitto sia stato particolarmente efferato, potrà aumentare la pena (giungendo, ad esempio, fino a 24 anni); al contrario, se ritiene di dover concedere le attenuanti generiche, potrà addirittura scendere fino a 14 anni, visto che le attenuanti comportano una riduzione della pena fino a 1/3 (pena base 21 anni – 1/3 = 14 anni).

A tal proposito, fa riflettere il fatto che, secondo un’indagine di qualche anno fa, la durata media della pena per l’omicidio volontario è di 12,4 anni.

Ad ogni modo, almeno in teoria, in assenza di attenuanti o di altre riduzioni di pena (ad esempio, dovute alla scelta del rito abbreviato), il giudice non potrà mai scendere al di sotto di 21 anni.

Omicidio: quando c’è l’ergastolo?

Al ricorrere di alcune particolari circostanze la legge stabilisce che l’omicidio debba essere punito con l’ergastolo, cioè con la pena detentiva perpetua.

Ad esempio, scatta l’ergastolo se l’omicida ha agito per futili motivi (si pensi all’uccisione commessa per un parcheggio), con particolare crudeltà (si pensi a chi uccide con decine di coltellate), con premeditazione (cioè, architettando il delitto), contro l’ascendente (i genitori) o il discendente (i figli), ovvero se la morte è stata procurata in occasione di una violenza sessuale [2].

Qual è la pena per chi uccide il proprio figlio?

È dunque chiaro che la pena prevista dalla legge per chi uccide volontariamente il proprio figlio è l’ergastolo, trattandosi di omicidio contro il proprio discendente.

Come già chiarito in precedenza, però, questo non significa che, in concreto, il genitore che uccide il proprio figlio venga poi condannato al carcere a vita.

Esclusa la possibilità di ricorrere al giudizio abbreviato e allo sconto di pena che esso riserva (a partire dal 2019, infatti, non è più ammesso l’abbreviato per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo [3]), resta sempre la possibilità di invocare qualche attenuante, come ad esempio quella di aver agito a seguito di una provocazione, oppure di applicare le attenuanti generiche [4], generalmente concesse agli incensurati.

In presenza anche di una sola circostanza attenuante è possibile evitare l’ergastolo: la legge stabilisce infatti che, quando ricorre un’attenuante, alla pena dell’ergastolo è sostituita la reclusione da 20 a 24 anni [5]. Addirittura, se ricorrono più circostanze attenuanti, la pena può perfino giungere sino a 10 anni di reclusione [6].

Insomma: per la legge, la pena per chi uccide volontariamente il proprio figlio è l’ergastolo; tuttavia, se ricorrono alcune circostanze attenuanti, si può sperare in una riduzione della sanzione.

Infanticidio: cos’è e com’è punito?

Come anticipato in apertura, esiste un particolare caso in cui l’uccisione del proprio figlio è sanzionata con una pena ridotta. Perché questa clemenza? Perché il soggetto che agisce si trova in una precaria condizione psicologica.

Secondo la legge, la madre che uccide il proprio neonato immediatamente dopo il parto, o provoca la morte del feto durante il parto, è punita con la reclusione da 4 a 12 anni se il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto [7]. Si tratta del reato di infanticidio.

Affinché l’omicidio del neonato sia punito meno severamente di un comune omicidio occorre che ricorrano congiuntamente queste tre condizioni:

  • l’omicida sia la madre. Qualunque altro soggetto, finanche il padre, risponderebbe di normale omicidio volontario, con reclusione non inferiore a 21 anni;
  • l’uccisione avvenga immediatamente dopo il parto, o durante lo stesso;
  • l’omicidio sia determinato dall’abbandono materiale e morale in cui si trova la madre, per tali dovendosi intendere non solo una situazione economica gravemente deficitaria, ma anche l’assenza di qualsivoglia assistenza (pubblica o privata), anche affettiva. È il caso, ad esempio, della giovane donna che, abbandonata dalla famiglia perché rimasta incinta, getta il proprio bambino nel cassonetto subito dopo averlo dato alla luce.

La Cassazione [8] ha ritenuto che, per la configurabilità del reato di infanticidio, è necessario che la madre sia lasciata in balia di sé stessa, senza alcuna assistenza e nel completo disinteresse dei familiari, in modo che venga a trovarsi in uno stato di isolamento totale che non lasci prevedere alcuna forma di soccorso o di aiuto finalizzati alla sopravvivenza del neonato.

In ipotesi del genere, l’uccisione del proprio figlio è ritenuta meno grave perché causata dal complicato stato di abbandono in cui è lasciata la madre. Ecco perché la sanzione è molto meno severa.


note

[1] Art. 575 cod. pen.

[2] Artt. 576 e 577 cod. pen.

[3] Art. 438, comma 1-bis, c.p.p., introdotto dalla legge n. 33/2019.

[4] Art. 62-bis cod. pen.

[5] Art. 65 cod. pen.

[6] Art. 67 cod. pen.

[7] Art. 578 cod. pen.

[8] Cass., sent. n. 24903/2007.

Autore immagine: pixabay.com


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1 Commento

  1. Si tratta di un crimine inaudito la pena dovrebbe essere la morte anche se la vita dovrebbe toglierla il padreterno. chi compie atti cosi gravi secondo me non è più recuperabile quindi se gli si commina l’ergastolo lo farei lavorare gratis con la palla al piede fino alla fine dei suoi giorni per tagliare erba potare piante e lavori socialmente utili almeno si paga il vitto e l’alloggio. Inoltre dato che non si può avere alcun rispetto dovrebbe essere evidenziato per servire come deterrente a chi pensa di poterlo fare. Inoltre dato che i famigliari non possono non sapere nulla necessiterebbe attaccare anche loro e in caso di segnalazione alle forze dell’ordine anche loro per verificare il grado di attenzione che hanno avuto. In definitiva necessita essere molto duri perchè sono fatti ripeto di inaudita gravità. chi mi legge non gli venga in mente che io sia fascista sono solo un cittadino che ama la democrazia ma deve essere più autoritaria.

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