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Perché ergastolo si dice fine pena mai?

1 Novembre 2022 | Autore:
Perché ergastolo si dice fine pena mai?

Perché sui certificati di detenzione degli ergastolani c’è scritto “fine pena: 31/12/9999”? Dopo quanto tempo si può tornare in libertà?

In Italia, la pena massima per un reato è l’ergastolo, cioè il carcere a vita. Non è possibile essere condannati a una pena superiore: di più c’è solamente l’ergastolo con isolamento diurno, cioè con il divieto di socializzare con gli altri detenuti per un certo periodo di tempo. Con questo articolo risponderemo a una specifica domanda: vedremo perché ergastolo si dice “fine pena mai”.

Si tratta di un modo di dire piuttosto comune che, come spiegheremo, nasce da una pratica in uso nei tribunali. In effetti, le ragioni che spingono ad adottare questa particolare terminologia sono comprensibili: essendo l’ergastolo una pena “a vita”, essa non finisce mai. Ma procediamo per gradi: prima di spiegare perché l’ergastolo si dice “fine pena mai”, vediamo in cosa consiste questo tipo di sanzione e per quali reati è prevista.

Che cos’è l’ergastolo?

L’ergastolo è la pena detentiva perpetua [1]. Questo significa che il condannato all’ergastolo non finisce mai di scontare la sua pena, in quanto dura per tutta la sua vita. Si tratta della sanzione massima, nel senso che non ne esiste una maggiore, essendo vietata in Italia la pena di morte.

Cos’è l’ergastolo con isolamento diurno?

Pur costituendo la pena massima, esiste una “forma aggravata” di ergastolo che ricorre ogni volta che la stessa persona è condannata per aver commesso più reati, di cui almeno uno punito con l’ergastolo.

Per essere precisi, secondo il Codice penale [2], al colpevole di più delitti, ciascuno dei quali punito con l’ergastolo, si applica la detta pena con l’isolamento diurno da sei mesi a tre anni.

Nel caso di concorso di un delitto punito con l’ergastolo con uno punito con pene detentive temporanee (per un tempo complessivo superiore a cinque anni), si applica invece l’ergastolo con l’isolamento diurno per un periodo di tempo da due a diciotto mesi.

Quali reati sono puniti con l’ergastolo?

Sono puniti con l’ergastolo solamente i reati più gravi, come ad esempio:

  • l’omicidio premeditato, l’omicidio commesso per futili motivi o con particolare crudeltà, oppure l’omicidio dei genitori o dei figli;
  • la strage, che consiste nell’uccisione di più persone, ad esempio mediante l’utilizzo di esplosivi;
  • il sequestro di persona dal quale è derivata la morte del sequestrato;
  • l’epidemia provocata mediante la diffusione di agenti patogeni, da cui deriva la morte di più persone;
  • l’avvelenamento di acque o di sostanze alimentari, se dal fatto deriva la morte anche di una sola persona.

Ergastolo: perché viene chiamato “fine pena mai”?

Perché l’ergastolo è noto anche come “fine pena mai”? Questa denominazione deriva dalla formula riportata sui certificati di detenzione dei condannati, sui quali è specificata la data di inizio e di fine pena.

Nel caso degli ergastolani, poiché non c’è una data di fine pena, viene riportata la dicitura “fine pena: mai”, per indicare, appunto, che non esiste il giorno in cui il debito con la giustizia sarà pagato.

A volte, al posto dell’indicazione “fine pena: mai” alcuni certificati riportano “fine pena: 31/12/9999”, proprio a indicare il fatto che, nel caso di ergastolo, non esiste un fine pena.

Ergastolo: davvero è “fine pena mai”?

Abbiamo già detto che l’ergastolo è una pena perpetua; tuttavia, la legge consente all’ergastolano di poter uscire dal carcere per potersi reinserire nella società. Ciò avviene grazie a permessi premio e a misure alternative alla detenzione.

Nello specifico, dopo i primi 10 anni trascorsi in carcere si possono chiedere ed ottenere dei permessi premio che permettono di trascorrere alcuni giorni all’esterno del carcere.

Dopo 20 anni si può ottenere la semilibertà allo scopo di permettere al condannato, ad esempio, di lavorare durante il giorno fuori dal carcere per poi tornare e trascorrervi la notte.

Dopo 26 anni è possibile chiedere e ottenere la liberazione condizionale, che consiste nella possibilità di concludere la pena all’esterno del carcere, in regime di libertà vigilata.

Inoltre, l’ergastolano ha diritto a uno sconto di pena di 45 giorni ogni semestre di detenzione, se ha dato prova di buona condotta.

Questi “bonus” gli consentono di raggiungere anzitempo le soglie sopra viste (dieci, venti e ventisei anni), in quanto, agli effetti del computo della misura di pena che occorre avere espiato per essere ammessi ai benefici dei permessi premio, della semilibertà e della liberazione condizionale, la parte di pena detratta si considera come scontata.

Come è possibile vedere, quindi, l’ergastolo non rappresenta necessariamente un “fine pena mai”, visto che, dopo circa 20 anni di reclusione, si può cominciare a sperare sia nella semilibertà che nella liberazione condizionale, la quale ultima consente praticamente di rimanere fuori dal carcere, pur osservando alcune restrizioni imposte dal giudice (come, ad esempio, la sottoposizione periodica a controllo della polizia, il divieto di abbandonare il proprio Comune senza permesso, ecc.).

Cos’è l’ergastolo ostativo?

Le cose cambiano con il cosiddetto “ergastolo ostativo”, previsto per i reati particolarmente gravi, come ad esempio quelli commessi nell’ambito della criminalità organizzata.

Che cos’è l’ergastolo ostativo? A differenza del comune ergastolo, non permette che il detenuto ottenga determinate agevolazioni, come ad esempio il lavoro esterno, i permessi premio, la liberazione condizionale, la semilibertà e le misure alternative alla detenzione.

Il modo che il condannato ha per accedere ai benefici altrimenti negati è quello di collaborare con la giustizia, magari denunciando gli altri responsabili che sono ancora rimasti ignoti.

Se, invece, il condannato non vuole collaborare, potrà accedere ai benefici carcerari solamente se:

  • ha scontato almeno 30 anni di pena;
  • ha dato prova di buona condotta;
  • dimostra di non aver più alcun collegamento con la criminalità organizzata;
  • prova di aver risarcito integralmente i danni provocati alle vittime (salvo dimostrare di essere assolutamente impossibilitato a pagare qualsiasi risarcimento per via delle proprie condizioni economiche).

L’ergastolo ostativo, quindi, rappresenta il vero e proprio “fine pena mai”, in quanto c’è davvero il rischio che il condannato non esca mai più dal penitenziario.


note

[1] Art. 22 cod. pen.

[2] Art. 72 cod. pen.

[3] Art. 54, l. n. 354/1975.

Autore immagine: Unsplash.com


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