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Genitore mantiene i figli da solo: quali rimedi?

15 Giugno 2022 | Autore:
Genitore mantiene i figli da solo: quali rimedi?

Quando e come si può denunciare l’inadempiente ed ottenere il rimborso delle spese sostenute per la crescita del figlio.

Succede in molte coppie italiane, che a ben vedere vere coppie non sono, perché mancano l’affetto e la solidarietà: così c’è un solo genitore che si occupa dei figli e provvede a tutte le loro esigenze, mentre l’altro se ne disinteressa completamente. Questa penosa situazione – che comporta evidenti difficoltà economiche – può durare per molti anni: nei casi estremi, sin dalla nascita del bambino, ad esempio quando il padre sparisce e non riconosce il figlio come suo. In altri casi, che riguardano specialmente le coppie separate o divorziate, il genitore obbligato si sottrae agli obblighi di mantenimento dei figli posti a suo carico con la sentenza del giudice.

Se un genitore mantiene i figli da solo, quali rimedi sono previsti dalla legge a suo favore e contro l’altro genitore inadempiente? La legge fissa dei criteri precisi e ineludibili e la giurisprudenza si occupa spesso di queste vicende, manifestando severità verso chi si sottrae ai suoi obblighi.

Il dovere di mantenere i figli

La Costituzione e le leggi [1] impongono ad entrambi i genitori l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere i figli sin dal momento della loro nascita e fino a quando non divengono maggiorenni ed economicamente indipendenti. Il dovere di mantenere i figli riguarda, senza alcuna differenza, sia quelli legittimi, nati durante il matrimonio, sia quelli naturali, cioè avuti fuori dal matrimonio da coppie non sposate, anche quando non sono conviventi di fatto ed hanno avuto un rapporto meramente occasionale.

Per le coppie di genitori separate o divorziate è previsto un assegno di mantenimento in favore dei figli, il cui importo può essere stabilito in via consensuale dai genitori oppure con provvedimento del giudice. L’entità del contributo stabilito dipende, ovviamente, dalle possibilità economiche dei genitori, e comprende sia le spese ordinarie (nutrizione, abbigliamento, alloggio) sia le spese straordinarie, come quelle per l’istruzione, le attività sportive e ricreative e le cure mediche.

Violazione degli obblighi di mantenimento: sanzioni

Il rifiuto di un genitore di mantenere i propri figli costituisce il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, che è punito dall’art. 570 del Codice penale con la reclusione fino ad un anno e con la multa fino a 1.032 euro. Se il fatto è commesso contro i figli minori ai quali vengono fatti mancare i mezzi di sussistenza si procede d’ufficio, cioè anche in assenza di querela di parte.

Per rafforzare questa previsione, dal 2018 la legge [2] stabilisce che le medesime pene si applicano «al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli».

In tutti i casi, con la sentenza penale di condanna viene attribuito alle persone offese che si sono costituite parti civili nel processo il risarcimento danni per omesso mantenimento, che comprende anche i danni morali cagionati dalla protratta inadempienza del genitore.

Figlio non riconosciuto da un genitore: chi deve mantenerlo?

Va premesso che se un genitore si sottrae in modo perdurante ai suoi obblighi di mantenimento può perdere l’affidamento dei figli a causa del protratto disinteresse manifestato verso la prole, e, nei casi più gravi, può essere dichiarata nei suoi confronti la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Tuttavia, questi rimedi non coprono i frequenti casi di un figlio non riconosciuto da un genitore. In queste incresciose situazioni, per tutelare il genitore che si è sobbarcato in via esclusiva tutti gli oneri relativi alla crescita del figlio, la giurisprudenza [3] ha adottato una linea dura, ed ha stabilito che se la madre cresce da sola il figlio il padre deve pagare rimborsandole le spese sostenute.

Per arrivare a questo importante risultato, però, è necessario operare alcuni indispensabili passaggi intermedi: se il genitore non riconosce spontaneamente il figlio come proprio (solo per le coppie sposate il riconoscimento è automatico) la madre – o il figlio stesso, se maggiorenne – devono esercitare l’azione per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità. A tal fine, l’art. 269 del Codice civile dispone che «la prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo»: perciò sono ammesse testimonianze e documenti ma, soprattutto, trova ingresso il test del Dna, che fornisce risultati pressoché certi e incontestabili.

Rimborso spese mantenimento figli: come si determina?

All’esito della causa (se il presunto padre si sottrae all’esame del Dna il giudice può trarre argomenti di prova proprio da questo rifiuto e dunque dichiarare accertata ugualmente la paternità) il rapporto giuridico di filiazione retroagisce fin dal momento della nascita del figlio per quanto concerne tutti gli obblighi di assistenza dovuti nei suoi confronti. Questo comporta la possibilità di ricevere il rimborso di tutte le spese sostenute, nel corso del tempo, dall’unico genitore che si è occupato del figlio e che perciò, anche a distanza di anni, potrà pretendere la parte dovuta dall’altro genitore che si è dimostrato inadempiente ai suoi obblighi.

Al riguardo una nuova ordinanza della Cassazione [4] ha sancito il diritto al rimborso delle spese sostenute dal genitore che aveva provveduto da solo a mantenere il figlio sin dalla sua nascita, comprese quelle non documentate: la determinazione del loro ammontare, infatti, può avvenire da parte del giudice secondo equità, ossia in base agli «esborsi presumibilmente sostenuti in concreto», in tutti i casi in cui «l’importo non sia altrimenti quantificabile nel suo preciso ammontare».


note

[1] Art. 147 Cod. civ.

[2] Art. 2 D. Lgs. n. 21/2018, che ha introdotto, con decorrenza dal 06.04.2018, l’art. 570 bis del Codice penale.

[3] Cass. ord. n. 16916/2022.

[4] Cass. ord. n. 19009 del 13.06.2022.


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