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Caro energia: si rischia una nuova tassa

14 Giugno 2022
Caro energia: si rischia una nuova tassa

Seppur l’intento del Governo sia quello di tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche, a farne le spese molto probabilmente saranno gli italiani.

Si parla tanto della crisi economica causata dal Covid prima e dalla guerra poi, si discute delle aziende messe in ginocchio e il Governo è all’opera con tanti differenti strumenti per sostenere cittadini e imprese in difficoltà. Si parla molto poco, invece, di quelle società che anche in questo periodo sono riuscite ad arricchirsi, senza però riuscire nell’intento di passare in sordina.

Per tutte le aziende energetiche che al posto che perdere disponibilità economica ne hanno guadagnata è, infatti, in arrivo una nuova tassa su quegli extraprofitti percepiti negli ultimi mesi. Nuova tassa che, com’è facile immaginare, ricadrà poi sui clienti, i quali si troveranno ancora una volta a sobbarcarsi costi slegati dalle proprie scelte.

Ma cosa si intende per questa fantomatica «tassa sugli extraprofitti»? Si tratta di una tariffa voluta dal governo Draghi con lo scopo di recuperare una parte dei guadagni percepiti da tutti quegli operatori del settore energetico che hanno usufruito di forniture a basso costo, o perché hanno contratti di lungo periodo sul gas concessi a prezzi vantaggiosi, o perché operano nel settore delle rinnovabili. Secondo il ragionamento del Governo questi operatori avrebbero goduto di guadagni inattesi, proprio mentre gli altri hanno (e lo stanno ancora facendo) annaspato per sopravvivere, strozzati dai prezzi saliti alle stelle.

La tassa, dunque, ufficialmente è destinata alle sole imprese che hanno goduto di extra-profitti (come suggerisce il nome), ma se a pensar male un poco ci si azzecca, su chi ricadranno i nuovi costi delle tasse che queste aziende avranno da sostenere? Certamente come spesso accade sarà proprio il consumatore a farne le spese.

Ed è per tutelare il cittadino che l’Arera, l’Autorità amministrativa indipendente della Repubblica Italiana di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ritiene «opportuno che una parte del gettito derivante da provvedimenti fiscali a carico delle aziende del settore, sia destinato ai clienti finali che ne hanno sostenuto l’onere». In sostanza: la tassa viene imposta all’azienda che ha goduto di extraprofitti, la quale la farà indirettamente ricadere sul cliente che, però, dovrebbe avere diritto, secondo l’Arera, a beneficiare di una parte del gettito derivante da quella stessa tassa che ha causato per lui un aumento del servizio acquistato.

Ma l’Authority cosa ne pensa? In base ai contratti di approvvigionamento di gas per il mercato italiano che le sono stati inviati, l’Arera ha trasmesso una segnalazione a Governo e Parlamento sul «Monitoraggio dei contratti di approvvigionamento destinati all’importazione di gas in Italia».

L’analisi, effettuata anche tramite simulazioni e richieste di dati agli operatori, si è concentrata sulla coerenza tra i costi di importazione, i prezzi all’ingrosso e i costi di approvvigionamento del gas naturale considerati nella determinazione dei corrispettivi per i clienti domestici in tutela. I contratti di importazione sono caratterizzati da un prezzo iniziale al momento della stipula del contratto, da formule che aggiornano automaticamente il prezzo sulla base di indici e da meccanismi ordinari e straordinari per il suo aggiornamento periodico.

Il 70-80% del gas complessivamente oggetto dei contratti fa riferimento a indici legati alle quotazioni di prodotti del gas scambiato su diversi hub all’ingrosso europei e nazionali (tipicamente Ttf e Psv). Per la quota residua, pari al 20-30%, i contratti sono indicizzati alle quotazioni medie dei prodotti petroliferi (Brent). Le diverse tipologie di indicizzazione comportano il ricorso, da parte degli operatori, a specifici strumenti di copertura, prevalentemente di natura finanziaria, per contenere il rischio di disallineamento tra i prezzi di acquisto dei contratti pluriennali e quelli del mercato all’ingrosso a cui il gas può essere venduto.

L’Arera ha condotto un’ulteriore specifica attività di confronto con i dati dei prezzi del gas importato disponibili pubblicamente a livello nazionale ed europeo per una verifica di coerenza complessiva. Da tale confronto è emerso che i dati di fonte Istat presentano un sostanziale allineamento con quelli derivanti dall’analisi dei contratti una volta rettificati al rialzo (come anticipato dal comunicato stampa Istat del 15 Marzo u.s.) e alla luce della revisione metodologica recentemente annunciata (nota del 27 maggio su Commercio estero extra Ue).

Poiché i dati Istat rappresentano la base informativa per Eurostat e per la Commissione Europea nella stesura dei Quarterly Report on European Gas Markets, anche queste informazioni verranno progressivamente riallineate. L’analisi condotta e le informazioni rese disponibili sui meccanismi di gestione del rischio da parte degli operatori, rendono evidente come il costo di approvvigionamento dall’estero del gas tenda a mantenere andamenti coerenti con il valore del gas sul mercato all’ingrosso, ma anche come l’identificazione di eventuali “extraprofitti” vada affrontata considerando anche tutti i costi ed i margini che si generano lungo la filiera e che ricadono sui clienti finali.

Un approccio, quello italiano della tassa sugli extraprofitti, in linea con la Comunicazione adottata dalla Commissione Europea sui mercati energetici lo scorso 18 maggio 2022, contestualmente alla presentazione del piano RepowerEU, che prevede, tra l’altro, la possibilità per gli Stati membri di estendere, in via eccezionale e per periodi di tempo limitati, la facoltà di riallocare ricavi infra-marginali eccezionalmente elevati (i cosiddetti extraprofitti) per sostenere i consumatori.

Proprio di questo tema si è parlato oggi durante il pranzo di lavoro tra il primo ministro israeliano Naftali Bennett e il premier Mario Draghi, che si trova ora a Gerusalemme. I due leader hanno discusso, tra gli altri argomenti, di energia, di politica industriale, di acqua.

Sul fronte dell’energia, Draghi ha raccontato a Bennett le politiche economiche adottate in Italia per calmierare i prezzi dell’energia e Bennett si è dimostrato particolarmente interessato alla tassa sugli extraprofitti. «Ne voglio sapere di più», ha detto all’ex numero uno della Bce, riconoscendo come quelli che stiamo vivendo siano «tempi davvero eccezionali».



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