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Estinzione usufrutto per consolidazione

15 Giugno 2022
Estinzione usufrutto per consolidazione

Quando il nudo proprietario cede il proprio diritto all’usufruttuario o l’usufruttuario cede l’usufrutto al nudo proprietario cessa l’usufrutto poiché i poteri prima spettanti a due soggetti diversi si consolidano in capo alla stessa persona.

Non a tutti è chiaro cosa si intende con il concetto di estinzione dell’usufrutto per consolidazione. Si tratta, in realtà, di un fenomeno molto semplice, ma per spiegarlo bisognerà partire dal funzionamento dell’usufrutto.

L’usufrutto, come noto, comporta lo sdoppiamento dei poteri spettanti di norma al proprietario del bene tra due soggetti differenti: l’usufruttuario e il nudo proprietario. Ebbene, l’estinzione dell’usufrutto per consolidazione si verifica proprio quando questi poteri finiscono in capo alla stessa persona sicché cessa di esistere un nudo proprietario e un usufruttuario e si ha solo un “proprietario pieno”. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’usufrutto e come funziona

L’usufrutto (regolato dagli articoli 978 del Codice civile e seguenti) è il diritto di usare una cosa altrui (bene mobile o immobile) e di trarne i frutti, rispettando, però, la destinazione economica della cosa (ad es. l’usufruttuario di un’abitazione può utilizzarla direttamente o può locarla a terzi, ma non può cambiarne la destinazione e trasformarla in negozio).

Il diritto di usufrutto si può vendere.

Il proprietario di un bene che cede su di esso l’usufrutto a un’altra persona diventa un semplice “nudo proprietario”. Si chiama in questo modo perché, pur continuando ad essere titolare del bene (anche per i registri immobiliari), i suoi poteri sono limitati, non potendo utilizzare il bene e dovendo rispettare i diritti dell’usufruttuario fino a scadenza del contratto.

Come si fa un usufrutto?

L’usufrutto può costituirsi per:

  • contratto, dietro pagamento di un corrispettivo;
  • donazione;
  • testamento;
  • legge (si pensi all’usufrutto dei genitori sui beni dei figli minorenni);
  • usucapione, ossia per esercizio delle prerogative dell’usufruttuario su di un bene per un periodo di tempo ininterrotto di 20 anni.

Quanto dura l’usufrutto?

La durata dell’usufrutto è indicata di norma nel contratto, nell’atto di donazione o nel testamento. Come data di scadenza è possibile fissare una data specifica oppure farla coincidere con la morte dell’usufruttuario (cosiddetto “usufrutto vita natural durante”). In ogni caso, l’usufrutto è sempre temporaneo.

Se esso è costituito a favore di:

  • una persona fisica, non può mai durare di più della vita dell’usufruttuario. Se l’usufruttuario muore prima del termine previsto dalle parti, l’usufrutto si estingue alla sua morte. Quindi, l’usufrutto non va mai in eredità;
  • una società, ente o associazione, non può eccedere i 30 anni, a meno che l’usufruttuario sia un ente pubblico e i beni concessi in usufrutto siano destinati a un pubblico servizio.

Cos’è l’estinzione dell’usufrutto per consolidamento?

Una delle cause di estinzione dell’usufrutto è il cosiddetto consolidamento ossia la riunione nella stessa persona dell’usufrutto e della nuda proprietà. Ciò può avvenire nei seguenti casi:

  • l’usufruttuario acquista la proprietà dell’immobile (con contratto, donazione o con successione ereditaria);
  • il nudo proprietario acquista l’usufrutto (solo per contratto o donazione ma mai per successione, dato che l’usufrutto si estingue alla morte del titolare).

Del resto, quando il nudo proprietario acquista l’usufrutto o l’usufruttuario riceve anche la nuda proprietà non c’è più ragione di parlare di usufrutto (che invece presuppone l’esistenza di due soggetti diversi). Si avrà di nuovo, in capo a un solo soggetto, la “piena proprietà” ossia il potere spettante al titolare di utilizzare il bene stesso, senza interferenze da parte di terzi.

In sintesi, l’usufrutto si estingue per consolidazione:

  • se l’usufruttuario cede il proprio diritto al nudo proprietario;
  • se il nudo proprietario cede il proprio diritto all’usufruttuario.


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