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Quando scade la separazione legale?

15 Giugno 2022
Quando scade la separazione legale?

Esiste un termine massimo entro cui chiedere il divorzio dalla separazione? Si può divorziare dopo molti anni?

Un nostro lettore si è separato diversi anni fa. Da allora però né lui, né l’ex moglie hanno mai proceduto a chiedere il divorzio in tribunale. I rapporti tra i due sono rimasti buoni ma tra di loro non c’è stato alcun “rappacificamento”. Ora lui vorrebbe avviare la pratica del divorzio ma si chiede se non sia ormai troppo tardi. Pertanto, ci pone la seguente domanda: quando scade la separazione legale? Esiste un termine per poter chiedere il divorzio oltre il quale il relativo diritto cade “in prescrizione”? Ecco la risposta.

Quanto tempo dura la separazione?

La separazione è solo il primo dei due gradini che bisogna percorrere per sciogliere il matrimonio. Il secondo è necessariamente il divorzio.

Tra la separazione e il divorzio devono passare non meno di sei mesi (se la separazione è stata consensuale) o un anno (se la separazione è stata giudiziale).

La procedura di divorzio può anche essere di tipo diverso rispetto alla separazione; ad esempio, la coppia che abbia optato per la separazione consensuale può poi divorziare con la procedura giudiziale (ossia avviando una normale causa) se non ci sono più i presupposti dell’iniziale accordo. E viceversa: una coppia che abbia fatto una separazione giudiziale può poi trovare un’intesa e optare per il divorzio consensuale.

Si può divorziare senza separarsi?

Esistono casi eccezionali di divorzio immediato, ossia senza separazione (ad esempio quando il matrimonio non è stato consumato, quando viene accertato il compimento di reati particolarmente gravi a carico di uno dei coniugi; quando diventi definitiva la sentenza di rettificazione di attribuzione del sesso).

Fuori da queste ipotesi (invero piuttosto rare), non si può divorziare se prima non ci si è separati.

La separazione ha una scadenza?

La separazione non ha una scadenza. I termini infatti sopra visti che devono necessariamente sussistere tra separazione e divorzio (sei mesi o un anno, a seconda che la separazione sia stata consensuale o meno) sono infatti termini minimi e non massimi. Quindi, si può decidere di divorziare anche dopo molto tempo.

La separazione potrebbe anche durare in eterno. La coppia potrebbe cioè rimanere “separata a vita” senza mai procedere al divorzio. Ed è quello che, a volte, alcune coppie fanno, ad esempio, per restare l’uno erede dell’altro o per percepire la pensione di reversibilità dell’ex (ciò succede quando i rapporti tra i due restano buoni). Di tanto abbiamo parlato già in Conviene divorziare o restare separati?

Esiste un solo caso che fa “scadere” la separazione: la riconciliazione tra coniugi. Se risulta che gli ex sono tornati a stare insieme, a convivere e ad avere rapporti, allora la separazione decade. Sicché, semmai la coppia volesse divorziare, dovrebbe procedere a chiedere di nuovo la separazione.

Come funziona la riconciliazione tra coniugi?

Di comune accordo, i coniugi possono far cessare l’instaurato regime di separazione legale, senza ricorrere all’intervento del giudice, ripristinando nella sua pienezza il vincolo coniugale. In pratica, la riconciliazione non richiede una procedura formale come la separazione o il divorzio, ma può avvenire di fatto, ossia ritornando a vivere insieme.

Più precisamente, la riconciliazione può derivare da un’«espressa dichiarazione dei coniugi» (con scrittura privata o con atto notarile) oppure da un «comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione».

La pacificazione deve avere un riscontro reale e non apparente. Ciò che rileva è l’impegno di vita in comune nuovamente condiviso in maniera seria e incondizionata. La comunione spirituale e materiale, infatti, dev’essere ricostituita in tutti i suoi aspetti essenziali: non bastano segnali occasionali e parziali.

Sul piano materiale, la riconciliazione di fatto necessita di una ripresa della convivenza coniugale accompagnata da una stabile coabitazione. È irrilevante, ad esempio, quella coabitazione originata dalla difficoltà di reperire un alloggio alternativo oppure quella riunione finalizzata a trascorrere le vacanze estive o il fine settimana.

Ci devono essere reciproche manifestazioni di affetto volte a perdonare le cause che hanno reso intollerabile la convivenza; a tal fine, non contano occasionali rapporti sessuali o saltuari ritorni nel luogo di residenza del coniuge per poter parlare di un’avvenuta riconciliazione.



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