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Come difendersi da false accuse sul posto di lavoro?

15 Giugno 2022
Come difendersi da false accuse sul posto di lavoro?

Diffamazioni sul luogo di lavoro: calunnie e maldicenze. Come tutelarsi da un’eventuale sanzione disciplinare.

Nel luogo di lavoro si consumano spesso antipatie, dispetti, sgambetti. C’è chi, in malafede, accusa falsamente i colleghi di comportamenti che non hanno mai commesso al fine di metterli in cattiva luce agli occhi dei superiori, sperando così di ingraziarsi il capo o di nascondere i propri errori. Per chi è vittima di tali soprusi c’è più di un modo per tutelare i propri diritti.

Per sapere come difendersi da false accuse sul posto di lavoro bisogna partire dalla legge e sapere come potrebbe funzionare un eventuale processo nel quale si sia costretti a dimostrare le proprie ragioni. Ma procediamo con ordine.

Le false accuse a cosa possono portare?

Semmai il datore di lavoro dovesse dar credito alle false accuse non potrebbe comunque, solo per questo, sanzionarti basandosi sulle affermazioni altrui. Dovrebbe innanzitutto cercare delle prove o, al massimo, degli indizi che dimostrino la tua colpevolezza. Dopodiché, dovrà attivare la procedura di contestazione disciplinare prevista dallo Statuto dei lavoratori nel corso della quale potrai dimostrare di aver ragione.

La procedura si apre con l’invio di una lettera formale in cui viene descritto l’illecito, il momento in cui è stato commesso e il tipo di norma violata. La lettera ti deve essere consegnata nel più breve tempo possibile rispetto alla presunta violazione.

Entro i cinque giorni successivi al ricevimento della contestazione, puoi presentare memorie difensive e/o chiedere di essere sentito personalmente. All’incontro potrai farti assistere da un sindacalista (non già dal tuo avvocato) per rappresentare le tue ragioni e replicare alle false accuse. Hai comunque il diritto di sapere da dove partono le accuse e soprattutto su cosa si fondano.

All’esito delle tue difese, il datore dovrà decidere se sanzionarti o meno. Se dovesse farlo, potrai sempre contestare la sua decisione dinanzi al giudice. E lì spetterà al datore dimostrare l’attendibilità delle accuse su cui si è poggiata la sanzione disciplinare.

Per procedere in tribunale devi prima contestare la sanzione entro 60 giorni da quando ti è stata comunicata con un atto scritto. Devi farlo con una generica lettera consegnata a mani, per raccomandata o con Pec. Nei 180 giorni successivi all’invio di tale contestazione, devi depositare il ricorso in tribunale a mezzo del tuo avvocato.

Se, nel corso del processo, il datore di lavoro non dovesse riuscire a dimostrare la verità dei fatti che ti sono stati contestati, la sanzione disciplinare cadrebbe automaticamente. Nel caso in cui tu fossi stato licenziato, ti spetterebbe la reintegra sul posto di lavoro.

Come dimostrare le false accuse?

Per dimostrare che le accuse nei tuoi riguardi sono false puoi acquisire qualsiasi tipo di prova. Ti è consentito, ad esempio, registrare le conversazioni con i tuoi colleghi o con i superiori, anche se lo fai sul luogo di lavoro. Difatti, se di norma, in tali ambienti, sono vietati registratori, è ammessa un’eccezione se ciò serve per tutelare i propri diritti in tribunale.

Sempre in materia di prove, la Cassazione ha anche sdoganato le videoriprese sul luogo di lavoro, fatte magari con il proprio smartphone per dimostrare la verità dei fatti.

Potrai anche avvalerti della testimonianza dei tuoi colleghi, dei clienti o dei fornitori che abbiano assistito alle scene in contestazione. Semmai questi dovessero rifiutarsi di testimoniare a tuo favore perché temono di inimicarsi qualcuno, potrai – come detto prima – sempre registrare le loro confessioni che ti sono state fatte in segreto per poi utilizzare i file audio in tuo favore.

Nell’ambito della raccolta delle prove a tuo favore, puoi anche pensare di investire un sindacalista o un avvocato che, con la malizia di chi è pratico di tali controversie, potrebbero consigliarti per il meglio.

Tieni conto che non spetta al lavoratore difendersi dalle false accuse ma al datore di lavoro dimostrare la verità dei fatti contestati. E se questi sono falsi, sarà assai difficile per lui procurarsi le prove.

In ogni caso, è sempre meglio prevenire le mosse di controparte: ragion per cui devi raccogliere quanti più elementi possano dimostrare la tua innocenza: documenti, email, anche gli screenshot di chat ed sms possono servirti.

Puoi querelare per calunnia chi ti ha accusato falsamente?

Se stai pensando di querelare per calunnia chi ti ha accusato falsamente sappi che non puoi farlo. Il reato di calunnia scatta solo quando le false accuse, fatte in malafede – ossia nella consapevolezza dell’altrui innocenza – vengono presentate dinanzi a un giudice o a un’autorità che ha il dovere di informarne il giudice (ad esempio un poliziotto, un carabiniere, la Guardia di Finanza).

Potresti tutt’al più querelare chi ti accusa falsamente per il reato di diffamazione, ma a patto che le sue maldicenze siano state riferite ad almeno due persone, non necessariamente nello stesso momento. Quindi se un tuo collega o un superiore sta sparlando di te, puoi sempre procedere dinanzi ai carabinieri o alla polizia affinché presentino la tua querela alla Procura della Repubblica per l’avvio del procedimento penale.

Inoltre, se l’ambiente attorno a te diventa ostile, puoi farlo presente al datore di lavoro che potrebbe disporre un trasferimento per incompatibilità ambientale nei confronti di chi ti accusa o anche di te stesso, eliminando a monte la fonte di attrito. Tieni però conto che, se da tale situazione tu subisci un danno psicologico e morale, per via dello stress accumulato, il datore di lavoro ti deve risarcire. Egli infatti è responsabile della salute psicofisica di tutti i suoi dipendenti.



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