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Quanti permessi all’anno per donazione sangue?

15 Giugno 2022
Quanti permessi all’anno per donazione sangue?

Limite massimo di donazione di sangue in un anno per lavoratori dipendenti: a quanto ammonta la retribuzione durante il giorno di assenza dal lavoro?

A tutti i lavoratori subordinati che donano gratuitamente il proprio sangue o emocomponenti la legge riconosce il diritto di assentarsi dal lavoro. Ma quanti permessi all’anno si hanno per donazione del sangue e come funzionano tali permessi? A quante ore di permesso si ha diritto? Forniremo risposte e chiarimenti pratici qui di seguito. 

Quante ore di permesso per la donazione del sangue?

Chi dona il sangue ha diritto di astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettua la donazione, conservando la normale retribuzione giornaliera [1]. La giornata di riposo è di 24 ore a partire dal momento in cui il dipendente si è assentato per il prelievo del sangue o, in mancanza di tale riferimento, dal momento della donazione risultante dal certificato medico.

Facciamo un esempio con riferimento a un dipendente con un orario di lavoro dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.30, da lunedì a venerdì.

Si possono verificare le seguenti ipotesi:

  • il lavoratore si assenta dal lavoro per la donazione alle 11 di lunedì: deve rientrare alle 11 del martedì e gli sono riconosciute 8 ore di permesso retribuito;
  • la donazione avviene domenica alle 10: il lavoratore deve rientrare al lavoro alle 10 di lunedì con diritto a 1 ora e 1/2 di permesso retribuito per il lunedì;
  • la donazione avviene sabato alle 14: le 24 ore scadono alle 14 di domenica, senza diritto ad alcun permesso;
  • la donazione avviene venerdì alle 15: il lavoratore ha diritto a 2 ore e 1/2 di permesso retribuito per il venerdì.

Dove deve essere fatta la donazione del sangue?

Il prelievo deve essere effettuato presso un centro di raccolta fisso o mobile, un centro trasfusionale o un centro di produzione di emoderivati autorizzato. 

Come ottenere il permesso per donare il sangue?

Per ottenere il riconoscimento dei permessi retribuiti il lavoratore deve:

  • cedere una quantità di sangue pari ad almeno 250 grammi;
  • effettuare la donazione presso un centro di raccolta o un centro trasfusionale autorizzato dal ministero della Sanità;
  • consegnare al datore di lavoro sia una dichiarazione che attesti la cessione gratuita del sangue (con l’indicazione delle ore di permesso e della retribuzione percepita), sia un certificato rilasciato dal medico che ha effettuato il prelievo (contenente i dati anagrafici del lavoratore, la quantità di sangue prelevata gratuitamente, il giorno e l’ora). Il certificato va compilato su modulo intestato al centro dove è avvenuta la donazione e prodotto anche nel caso di mancata o incompleta donazione.

La dichiarazione del lavoratore e la certificazione medica devono essere conservate dal datore di lavoro per 10 anni.

Se il lavoratore dona il sangue durante un giorno di riposo non ha diritto ad un giorno compensativo.

Dopo aver beneficiato del giorno di permesso il dipendente deve presentare al suo datore di lavoro il certificato medico con tutte le informazioni sulla donazione del sangue.

Documentazione per donare sangue

Per godere del permesso retribuito per donazione del sangue, il lavoratore deve consegnare al proprio datore di lavoro la seguente documentazione:

  • certificato firmato dal medico che ha effettuato il prelievo, nel quale risultino i dati anagrafici del lavoratore e gli estremi del suo documento d’identificazione; il giorno e ora del prelievo nonché la quantità del prelievo stesso e, infine, gli estremi dell’autorizzazione ministero della Sanità;
  • dichiarazione da cui risulti la gratuità della donazione, la fruizione del riposo, la riscossione dell’indennità e l’ammontare della retribuzione percepita.

Quanti permessi all’anno per donazione sangue?

Il limite massimo di permessi per donazione di sangue in un anno è contenuto nel Decreto Ministeriale del 3 marzo 2005 che fissa un diverso tetto a seconda che si tratti di uomini o di donne. In particolare:

  • gli uomini possono donare il sangue per non più di 4 volte all’anno;
  • le donne in età fertile possono donare il sangue per non più di 2 volte all’anno.

Tra una donazione e l’altra è necessario lasciar decorrere un intervallo minimo di 90 giorni. 

Pertanto, gli uomini possono ottenere solo 4 giorni di permesso all’anno per donazione del sangue mentre le donne solo 2 giorni.

Per quanto riguarda invece la donazione di plasmapiastrinoaferesi, il tetto massimo di donazioni previsto dal DM 3/2005 è di massimo 6 giorni di permesso all’anno.

Che succede se il lavoratore non fa la donazione?

Se il lavoratore si sia recato al centro per donare il sangue e la donazione, per motivi di ordine sanitario, non possa essere effettuata o venga effettuata solo parzialmente, il medico dovrà rilasciare al lavoratore un certificato, con l’indicazione del giorno e dell’ora, attestante la mancata o parziale donazione.

In caso di inidoneità alla donazione è garantita la retribuzione dei donatori lavoratori dipendenti, limitatamente al tempo necessario all’accertamento dell’idoneità e alle relative procedure. 

L’Inps deve rimborsare ai datori privati le retribuzioni corrisposte ai dipendenti non idonei nei seguenti casi: esclusione per motivi sanitari; mancata decorrenza dei tempi di sospensione tra 2 donazioni; mancato prelievo, secondo la programmazione dei bisogni trasfusionali.

Ove si sia assentato dal lavoro per effettuare la donazione ma sia stato giudicato inidoneo, il dipendente ha diritto alla retribuzione che gli sarebbe stata erogata per le ore non lavorate comprese nell’intervallo di tempo necessario ad accertare l’inidoneità, nonché per il tempo di permanenza presso il centro trasfusionale che per lo spostamento fino alla sede di servizio.

La retribuzione si determina con gli stessi criteri previsti per il rimborso delle giornate di riposo fruite dal lavoratore che ha effettuato la donazione.

Il lavoratore deve inoltrare al datore, insieme alla domanda, il certificato attestante: i propri dati anagrafici e gli estremi del documento di riconoscimento da cui sono stati rilevati; la mancata donazione, la motivazione, giorno e ora di entrata e uscita dal centro trasfusionale.

Che succede in caso di donazione di sangue durante la Cassa integrazione?

Nel corso dei periodi di cassa integrazione ordinaria o straordinaria il trattamento economico è a carico dell’Inps (prevale quindi l’istituto “donazione sangue” sulla Cassa Integrazione ordinaria/straordinaria). I donatori di sangue godono infatti, per la giornata di prelievo, di un riposo giornaliero retribuito. Pertanto, al lavoratore che presenta la documentazione idonea deve essere riconosciuta l’intera retribuzione per la giornata in cui è avvenuto il prelievo. In caso di inidoneità alla donazione, è garantita la retribuzione per il tempo necessario all’accertamento dell’idoneità e alle relative procedure. In tal caso, le restanti ore saranno ore di lavoro o di cassa integrazione.

Qual è la retribuzione per chi si assenta dal lavoro per donare il sangue?

Il lavoratore ha diritto alla normale retribuzione di fatto corrispondente alle ore non lavorate; tale retribuzione viene erogata direttamente dal datore, il quale ha facoltà di chiedere il rimborso all’Inps. Ai fini dell’individuazione della retribuzione giornaliera, si procede dividendo quella mensile, quindicinale o settimanale, rispettivamente, per 26, 13 e 6 (22, 11 e 5 in caso di settimana corta). Il diritto all’indennità per donazione sangue, quindi alla retribuzione piena, spetta anche qualora la donazione di sangue abbia luogo durante un periodo di sospensione del rapporto di lavoro per cassa integrazione guadagni.

Il datore può chiedere all’Inps il rimborso della retribuzione corrisposta al lavoratore nel contesto in parola. 

L’indennità corrisposta per la giornata di donazione sangue non concorre a formare reddito ai fini delle obbligazioni contributive (previdenziali, assistenziali e assicurative), ma ha natura di reddito da lavoro dipendente secondo il regime della tassazione ordinaria e delle detrazioni d’imposta. Il lavoratore ha diritto all’accredito figurativo dei relativi contributi previdenziali.

La retribuzione corrisposta al lavoratore per la giornata di donazione del sangue concorre a formare reddito di lavoro dipendente vale a dire che concorre nella base imponibile ai fini Irpef (tassazione ordinaria). La giornata indennizzata dà diritto anche alle detrazioni d’imposta.


note

[1] Art. 8 legge 21 ottobre 2005, n. 219.


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