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Quando si elegge il Parlamento?

31 Ottobre 2022 | Autore:
Quando si elegge il Parlamento?

I momenti in cui il presidente della Repubblica deve convocare elezioni per il rinnovo delle Camere. Quanto dura la legislatura e cosa la può interrompere.

Potrebbe sembrare troppo retorico dire che il Parlamento è la casa degli italiani ma è proprio così. Non perché lo dicono i politici nei comizi elettorali o nei discorsi ufficiali in cui devono toccare le corde sensibili dei cittadini: il Parlamento è la casa degli italiani perché lo dice la Costituzione. Nelle due Camere che lo compongono (Senato e Camera dei deputati) siedono, infatti, i legittimi rappresentanti di tutti, eletti direttamente dagli aventi diritto. La loro presenza nelle Aule e nelle Commissioni equivale alla nostra presenza. Ma quando si elegge il Parlamento? Ogni quanto tempo vengono rinnovate le Camere? E chi può recarsi alle urne per farlo?

Il periodo che va dall’inizio alla fine di ogni mandato dato ai parlamentari è quello che si chiama «legislatura». In teoria, sempre perché così è stato stabilito dalla Costituzione, ha una durata fissa. Ma spesso – in Italia ne sappiamo qualcosa – la sorte di una legislatura è legata alle crisi di Governo, alle questioni politiche tra partiti che, trovandosi ad esempio all’opposizione e avendo recuperato bene nei sondaggi, cercano di forzare la mano per far cadere l’Esecutivo e convincere il presidente della Repubblica a convocare nuove elezioni politiche. I cittadini sono, così, chiamati di nuovo alle urne per eleggere il Parlamento. Vediamo come funziona tutto questo meccanismo.

Parlamento: com’è formato?

La casa degli italiani, dicevamo. Ecco cos’è il Parlamento: l’organo costituzionale che rappresenta i cittadini nelle istituzioni più alte dello Stato e che ha in mano la funzione legislativa (quella esecutiva è affidata al Governo e quella giudiziale spetta alla magistratura). Significa che è il Parlamento ad approvare le leggi che tutti dobbiamo rispettare, sia quelle di iniziativa propria (presentate, cioè da singoli deputati o senatori oppure da gruppi parlamentari), sia quelle di iniziativa popolare (presentate da un determinato numero di cittadini) sia i decreti del Governo approvati in Consiglio dei ministri che hanno bisogno di essere convertiti in legge.

Il Parlamento è formato da due rami:

  • il Senato della Repubblica, con sede a Palazzo Madama, detto anche Camera Alta. Il suo Presidente è la seconda carica dello Stato dopo il presidente della Repubblica;
  • la Camera dei deputati, con sede a Montecitorio, detta anche Camera Bassa. Il suo Presidente è la terza carica dello Stato, dopo il presidente della Repubblica e il presidente del Senato.

La legge costituzionale del 19 ottobre 2020 ha previsto la riduzione del numero dei parlamentari, tradizionalmente fissato in 315 senatori e 630 deputati, per un totale di 945. La nuova disposizione (in vigore dalla XIX legislatura, cioè dal 2023) diminuisce il numero di senatori a 200 e quello dei deputati a 400. In totale, quindi, 600 parlamentari, cioè:

  • 345 in meno rispetto al passato;
  • 100 in meno rispetto a quelli della Germania;
  • 50 in meno rispetto a quelli della Gran Bretagna;
  • gli stessi (più o meno) rispetto alla Francia.

L’obiettivo dichiarato della nuova legge è duplice: migliorare il processo decisionale delle Camere e ridurre i costi della politica (si prevede di spendere 500 milioni di euro in meno ogni legislatura).

Ai 600 parlamentari eletti dai cittadini, però, bisogna aggiungere i senatori a vita, cioè quelle personalità a cui viene attribuito di diritto un seggio a Palazzo Madama per avere contribuito con la loro vita o con la loro opera a dare lustro all’Italia in tutto il mondo. In altri casi, però, la carica di senatore spetta di diritto: succede con chi è stato presidente della Repubblica e ha cessato il proprio mandato. In conclusione:

  • il senatore a vita è quello che viene nominato dal Capo dello Stato per meriti propri. La legge prevede che ci sia contemporaneamente un massimo di cinque senatori a vita;
  • il senatore di diritto a vita è colui che ha occupato la carica di presidente della Repubblica. Non c’è un numero massimo: i senatori di diritto si aggiungono ai cinque senatori a vita.

Parlamento: il concetto del bicameralismo perfetto

Abbiamo detto che il Senato è considerato la Camera Alta e che i deputati compongono la cosiddetta Camera Bassa. Significa che uno ha più potere dell’altro? In realtà, non è così.

L’articolo 55 della Costituzione garantisce in Italia il cosiddetto «bicameralismo perfetto». In che cosa consiste?

Il Parlamento, come ampiamente spiegato, è formato da due rami, due Camere autonome e indipendenti tra loro, ciascuna con il proprio regolamento e con la propria indipendenza. Ciò nonostante, una legge non può essere approvata se non ha il via libera di entrambe le Camere. In questo modo, viene garantita l’unicità del Parlamento come istituzione, cioè il fatto che una legge entra in vigore con il consenso della maggioranza dei parlamentari eletti dal popolo sia al Senato sia alla Camera.

Il perché del bicameralismo perfetto bisogna cercarlo nel momento storico in cui è stata scritta la Costituzione: si usciva, come noto, dal periodo autoritario del fascismo e da una Guerra mondiale. Il conseguente tentativo dei padri costituenti è stato quello di creare un sistema tale per cui una legge debba essere approvata dopo due passaggi negli altrettanti rami del Parlamento, per garantire il controllo di uno sull’altro ed evitare che la maggioranza esistente in una sola Camera possa prendere il potere assoluto del Paese.

Pertanto, ogni Camera è autonoma e indipendente ma una controlla l’altra affinché non venga messa a repentaglio la democrazia.

I tre poteri principali della nostra Repubblica sono il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziale. Il primo, come abbiamo visto, è in mano al Parlamento. Il secondo, in mano al Governo, la cui attività è controllata dal Parlamento, dove vengono approvati i decreti che escono dal Consiglio dei ministri. Il terzo, quello giudiziale, gode di piena autonomia. Ma la Costituzione delega alle Camere la facoltà di nominare una parte degli organi su cui si basa il potere giudiziale, cioè il Csm e la Corte costituzionale, che – non bisogna dimenticarlo – è la quinta carica dello Stato, dopo il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, il presidente della Camera ed il presidente del Consiglio dei ministri.

Parlamento: quando viene eletto?

Ci sono due momenti in cui il Parlamento deve essere eletto:

  • alla fine naturale di ogni legislatura;
  • quando una crisi di Governo fa mancare la fiducia alla maggioranza e il presidente della Repubblica si trova nelle condizioni di convocare nuove elezioni.

La durata naturale di una legislatura, stabilita dalla Costituzione, è di cinque anni, una delle più lunghe tra i Paesi europei, e non è prorogabile se non per legge o in caso di una guerra che coinvolge direttamente il nostro Paese, deliberata dal Parlamento e dichiarata dal presidente della Repubblica. Ciò significa che, almeno in teoria, il Parlamento viene eletto ogni cinque anni.

Già, almeno in teoria. Perché l’esperienza insegna, soprattutto in Paesi come l’Italia, che la pratica è cosa ben diversa. Basti pensare che, da quando è in vigore la Costituzione fino al 2022, c’è un sostanziale pareggio tra le legislature arrivate a termine e quelle che si sono interrotte prima della scadenza naturale: per nove volte i tempi sono stati rispettati, per otto volte il presidente della Repubblica – l’unico che ha il potere di farlo – è stato costretto a sciogliere le Camere prima e a convocare elezioni anticipate. Ciò, negli ultimi decenni, è successo ad esempio:

  • nell’XI legislatura (aprile 1992-gennaio 1994), la più breve della storia della Repubblica, crollata soprattutto dopo lo scandalo di Tangentopoli e gli attacchi allo Stato da parte di Cosa Nostra;
  • nella XII legislatura (aprile 1994-maggio 1996) in cui la Lega di Umberto Bossi abbandonò dopo nemmeno un anno il primo Governo Berlusconi, succeduto da un Governo tecnico presieduto da Lamberto Dini;
  • nella XV legislatura (aprile 2006-febbraio 2008), quando i senatori che facevano capo a Dini e a Clemente Mastella fecero cadere il Governo Prodi II.

Attenzione, però: il fatto che un Governo cada non vuol dire che bisogna automaticamente rinnovare il Parlamento. Nei cinque anni di legislatura si possono susseguire più presidenti del Consiglio con nuovi governi, pur lasciando le Camere immutate. E per trovare degli esempi concreti, non bisogna andare troppo indietro nel tempo. Si pensi alla XVII legislatura: è iniziata nel mese di marzo 2013 ed è finita a marzo 2018. Quindi, i cinque anni precisi stabiliti dall’articolo 60 della Costituzione. In questo quinquennio, però, si sono avvicendati a Palazzo Chigi (nell’ordine) Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Il primo è rimasto a capo del Governo un anno. Renzi e Gentiloni, due anni ciascuno. La legislatura, però, è stata una sola ed i tempi naturali sono stati rispettati.

Lo stesso è successo durante la XVIII legislatura: un solo Parlamento in carica con due governi presieduti da Giuseppe Conte prima e da Mario Draghi poi.

In sostanza, quando si elegge il Parlamento? È necessario farlo:

  • quando la legislatura arriva alla scadenza naturale di cinque anni stabilita dalla Costituzione;
  • quando viene a mancare la fiducia delle Camere nel Governo e nessuno vuole assumere l’incarico di formare e di presiedere un nuovo Esecutivo: il presidente della Repubblica è costretto a sciogliere il Parlamento e a convocare elezioni anticipate.


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