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Quali debiti passano agli eredi?

15 Giugno 2022
Quali debiti passano agli eredi?

Quali debiti non devono essere pagati dagli eredi e quali invece cadono in successione. Come si dividono i debiti tra gli eredi. 

L’erede subentra non solo nella proprietà dei beni del defunto ma anche nei debiti da questi lasciati. Egli cioè ne è responsabile con il proprio patrimonio personale, quello di cui era titolare prima dell’apertura della successione. In pratica, i creditori del cosiddetto de cuius rimasti insoddisfatti delle proprie ragioni potranno pignorare all’erede la casa, il conto corrente, lo stipendio, la pensione, ecc. Ragion per cui è bene sapere quali debiti passano agli eredi, perché è solo così che si può valutare se sia più conveniente accettare l’eredità o rinunciarvi.

Tuttavia, se è vero che, con l’accettazione dell’eredità, gli eredi diventano automaticamente responsabili dei debiti lasciati dal defunto, è altresì vero che questo fenomeno di successione non si estende a tutte le obbligazioni pendenti. Ve ne sono alcune, come quelle a carattere alimentare o personale (di cui parleremo a breve), che non si trasferiscono agli eredi: esse cioè decadono con la morte del debitore sicché il creditore non potrà rivalersi nei confronti di nessuno. 

Ma procediamo con ordine e vediamo quali debiti passano agli eredi e quali invece questi ultimi non sono tenuti a pagare. 

Cosa sono i debiti ereditari?

I debiti ereditari sono tutti i debiti che il defunto non ha pagato prima di morire o quelli scaduti dopo la sua morte (ad esempio le bollette per le utenze, le spese condominiali, il bollo dell’auto).

Il debito non pagato produce, per sua natura, interessi dal momento della scadenza del termine ultimo di pagamento.

Chi deve pagare i debiti ereditari?

A dover pagare i debiti ereditari sono solo coloro che accettano l’eredità entro il termine di 10 anni dall’apertura della successione. 

Per non pagare i debiti ereditari quindi non c’è altro modo che rinunciare all’eredità.

Prima dell’accettazione dell’eredità non si è obbligati a pagare. Sicché, è illegittima la richiesta di pagamento formulata dal creditore ai parenti del defunto che ancora non abbiano accettato l’eredità.

L’accettazione dell’eredità può avvenire sia in forma espressa, mediante cioè dichiarazione rilasciata al cancelliere del tribunale o al notaio, sia in forma tacita, con il compimento di atti che denotino la volontà di accettare la successione come, ad esempio, la vendita o l’utilizzo dei beni ereditari, la riscossione dei crediti del defunto, l’accatastamento di un immobile caduto in successione e così via.

Chi accetta l’eredità con beneficio di inventario deve pagare i debiti del defunto ma solo nei limiti del valore dei beni ricevuti con la successione. Pertanto, i creditori non potranno pignorare all’erede in questione i suoi beni personali ma solo quelli da lui ricevuti in successione.

Da quando gli eredi sono obbligati a pagare i debiti ereditari?

L’accettazione dell’eredità ha effetto retroattivo, sicché gli eredi diventano proprietari dei beni del defunto sin dal giorno in cui questi è deceduto. Tuttavia, l’obbligo di pagare i creditori scatta solo dal momento dell’accettazione dell’eredità che, come noto, potrebbe avvenire anche molto tempo dopo l’apertura della successione. Ciò nonostante sono dovuti gli interessi nel frattempo maturati.

Quali debiti passano agli eredi?

In linea generale, si può dire che tutti i debiti del defunto non pagati al momento del suo decesso passano agli eredi. Ecco qualche esempio:

  • le tasse (quindi Irpef, Iva, bollo auto, Imu, Tari, ecc.);
  • canone Rai;
  • le cartelle esattoriali già notificate o ancora da notificare;
  • le rate del mutuo o del finanziamento ancora in corso;
  • altri debiti con banche (ad esempio aperture di fido);
  • le spese condominiali nel caso di immobile di proprietà;
  • i canoni di affitto maturati prima e dopo la morte del defunto (la morte infatti non fa cessare il contratto);
  • le utenze domestiche, le cosiddette “bollette”;
  • i debiti derivanti da eventuali sentenze di condanna civile;
  • i debiti con professionisti (avvocati, medici, commercialista, ingegneri, ecc.);
  • i debiti per le cure sostenute dal defunto prima di morire;
  • i debiti collegati a contratti stipulati dal defunto;
  • i debiti con eventuali dipendenti o con la colf, la badante, ecc.

Leggi anche Quali sono i debiti che passano in successione.

Quali debiti non passano agli eredi?

A fronte di ciò, però, la legge prevede anche dei debiti che non si trasferirono agli eredi. In particolare, gli eredi non devono pagare:

  • le multe stradali;
  • le sanzioni amministrative;
  • le sanzioni penali pecuniarie;
  • l’assegno di mantenimento all’ex moglie o ai figli;
  • gli alimenti che l’erede versava ai familiari in stato di bisogno;
  • i debiti di gioco;
  • le obbligazioni di carattere personale, basate cioè sulle particolari caratteristiche del defunto (ad esempio un contratto per la scrittura di un libro, per l’esecuzione di un quadro, per una prestazione artigiana o professionale, ecc.).

Come si dividono i debiti ereditari?

Se i crediti del defunto cadono in comunione indivisa, i debiti ereditari invece vengono ripartiti già dalla legge secondo le quote di successione spettanti a ciascun erede (cosiddetta regola della “responsabilità parziaria”).

Questo significa che:

  • ciascun erede è responsabile solo di una parte del debito, quella corrispondente alla propria quota di eredità;
  • se gli altri eredi non pagano le proprie quote del debito, l’erede che ha pagato non rischia nulla;
  • il creditore che voglia ottenere il pagamento dell’intera somma a lui dovuta deve agire nei confronti di tutti gli eredi, ciascuno in proporzione alla rispettiva quota.

La responsabilità solidale degli eredi vale solo per le imposte di successione e per le imposte sui redditi (Irpef, Ires): in questi casi, dunque, l’Erario può chiedere l’integrale pagamento anche a un solo erede se gli altri non hanno versato la rispettiva quota.



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