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Concordato preventivo: la domanda

28 ottobre 2015 | Autore:


> Business Pubblicato il 28 ottobre 2015



Contenuto e modalità di presentazione della domanda di concordato preventivo.

 

La domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, ex art. 161 L. fall., è proposta con ricorso, sottoscritto dal debitore, al tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale (ai fini dell’individuazione della competenza non rileva il trasferimento della stessa intervenuto nell’anno antecedente al deposito del ricorso).

Con il ricorso il debitore deve presentare:

– una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;

– uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;

– l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore;

– il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili;

– un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta.

In ogni caso, per i concordati introdotti dopo il 21-8-2015 la proposta deve indicare l’utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore.

Il piano e la documentazione devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista designato dal debitore che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo.

Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano.

Per le società la domanda deve essere approvata e sottoscritta a norma dell’art. 152 L. fall. (v. box).

Art. 152 L. fall.

La proposta di concordato per la società fallita è sottoscritta da coloro che ne hanno la rappresentanza sociale.

La proposta e le condizioni del concordato, salva diversa disposizione dell’atto costitutivo o dello statuto:

a) nelle società di persone, sono approvate dai soci che rappresentano la maggioranza assoluta del capitale;

b) nelle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata, nonché nelle società cooperative, sono deliberate dagli amministratori.

In ogni caso, la decisione o la deliberazione di cui alla lett. b) del comma 2 deve risultare da verbale redatto da notaio ed è depositata ed iscritta nel registro delle imprese a norma dell’art. 2436 c.c.

La domanda di concordato:

– è comunicata al pubblico ministero, al quale è trasmessa anche copia degli atti e dei documenti depositati nonché della relazione del commissario giudiziale (per i procedimenti di concordato introdotti dopo il 21-8-2015);

– è pubblicata, a cura del cancelliere, nel registro delle imprese entro il giorno successivo al deposito in cancelleria.

L’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e all’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione entro un termine fissato dal giudice (compreso tra 60 e 120 giorni) e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di 60 giorni (c.d. concordato con riserva).

In alternativa, il debitore può depositare la domanda ex art. 182 bis, co. 1, L. fall., in forza del quale “l’imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all’art. 161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti, unitamente a una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, … sulla veridicità dei dati aziendali e sull’attuabilità dell’accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei seguenti termini: a) entro 120 giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data; b) entro 120 giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione”.

In mancanza, si applica l’art. 162, co. 2 e 3, c.p.c. (v. box).

Art. 162 L. fall.

Inammissibilità della proposta

Il tribunale può concedere al debitore un termine non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti.

Il tribunale, se all’esito del procedimento verifica che non ricorrono i presupposti di cui agli artt. 160, commi 1 e 2 e 161, sentito il debitore in camera di consiglio, con decreto non soggetto a reclamo dichiara inammissibile la proposta di concordato. In tali casi il tribunale, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli artt. 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore.

Contro la sentenza che dichiara il fallimento è proponibile reclamo a norma dell’art. 18. Con il reclamo possono farsi valere anche motivi attinenti all’ammissibilità della proposta di concordato.

Con il decreto motivato che fissa il termine per presentare la proposta, il piano e la documentazione, il tribunale può nominare il commissario giudiziale, il quale, se accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall’art. 173 (occultato o dissimulato parte dell’attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode o compie atti diretti a frodare le ragioni dei creditori), deve riferirne immediatamente al tribunale che:

– può, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda;

– su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di legge, dichiara il fallimento del debitore con sentenza reclamabile a norma dell’art. 18 L. fall.

Gli atti di frode vanno intesi come le condotte volte a occultare situazioni di fatto idonee a influire sul giudizio dei creditori, idonei a pregiudicare il consenso informato dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, inizialmente ignorate dagli organi della procedura e dai creditori e successivamente accertate nella loro sussistenza o anche solo nella loro completezza e integrale rilevanza a fronte di un’evidenziazione precedente del tutto inadeguata (Cass. 9050/2014, 23387/2013).

Sul piano soggettivo il comportamento deve essere stato assunto con dolo, ovvero con la volontarietà del fatto, non richiedendosi la preordinazione dolosa del fatto (Cass. 23387/2013 e 17038/2011).

La fraudolenza rileva non in termini di effettiva consumazione ma di potenzialità decettiva nei riguardi dei creditori, come argomentato già da Cass. 23387/2013, poiché la norma non richiede che, una volta accertata la presenza di atti di frode, venga dato spazio a successive valutazioni dei creditori.

La revoca dell’ammissione al concordato in caso di accertamento di fatti integranti le fattispecie previste nell’art. 173 L. fall.

 

La revoca dell’ammissione al concordato è prevista, dall’art. 173 L. fall., nel caso in cui il debitore abbia occultato o dissimulato parte dell’attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode.

Con riferimento agli atti in frode contemplati dal citato art. 173:

—      occorre accertare che il comportamento del proponente sia stato posto in essere con dolo (Cass. 17038/2011), consistente anche nella mera consapevolezza di aver taciuto, nella proposta, circostanze rilevanti ai fini dell’informazione dei creditori (Cass. 10778/2014);

—      la condotta del debitore deve essere volta a occultare situazioni di fatto idonee a influire sul giudizio dei creditori (Cass. 13817/2011), non identificandosi con quelle di cui agli artt. 64 ss. L. fall., ma occorrendo che esse siano state inizialmente ignorate dagli organi della procedura e dai creditori e successivamente accertate dal commissario giudiziale (Cass. 23387/2013).

Si è anche aggiunto che la disposizione in esame non esaurisce il suo contenuto precettivo nel richiamo al fatto scoperto perché ignoto nella sua materialità, ma ben può ricomprendere il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato e allegati, e che quindi può dirsi accertato dal commissario, in quanto individuato nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente (Cass. 9050/2014).

Ferme tali premesse, ed anche a prescindere dall’inquadramento dell’istituto in esame nella figura generale dell’abuso del diritto (figura intorno alla cui configurabilità la disputa è peraltro ancora assai viva), occorre puntualizzare che la fraudolenza degli atti posti in essere dal debitore, se implica, come già detto, una loro potenzialità ingannatrice nei riguardi dei creditori, non per questo assume rilievo, ai fini della revoca dell’ammissione al concordato, qualora l’inganno dei creditori si sia effettivamente realizzato e si possa quindi dimostrare che, in concreto, i creditori medesimi hanno espresso il loro voto in base a una falsa rappresentazione della realtà: quel che rileva è il comportamento fraudolento del debitore e non l’effettiva consumazione della frode.

Il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato art. 173, individuando in essi una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo e insuperabile allo svolgimento ulteriore della procedura.

Pertanto, l’accertamento, ad opera del commissario giudiziale, di atti di occultamento o di dissimulazione dell’attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più crediti, dell’esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore determina la revoca dell’ammissione al concordato, a norma dell’art. 173 L. fall., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell’ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell’accertamento.

Giova solo aggiungere che il principio non vale a reintrodurre il giudizio di meritevolezza che la riformata legge fallimentare ha espunto dal novero dei presupposti per l’ammissione al concordato preventivo. La meritevolezza era, infatti, un requisito positivo di carattere generale, che implicava la necessità di un apprezzamento favorevole della pregressa condotta dell’imprenditore (sfortunato ma onesto), nell’ottica di una procedura prevalentemente concepita come beneficio premiale. Era, quindi, nozione ben più ampia dell’assenza di atti di frode, non solo genericamente pregiudizievoli, ma direttamente finalizzati, in esecuzione di un disegno preordinato, a trarre in inganno i creditori in vista dell’accesso alla procedura concordataria.

Dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di apertura della procedura di concordato il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione, previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni e deve acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato.

Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può compiere gli atti di ordinaria amministrazione.

Con il decreto che fissa il termine per presentare la proposta, il piano e la documentazione, il tribunale deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa e all’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, che il debitore deve assolvere, con periodicità almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale se nominato, sino alla scadenza del termine fissato.

Il debitore, con periodicità mensile, deposita una situazione finanziaria dell’impresa che, entro il giorno successivo, è pubblicata nel registro delle imprese a cura del cancelliere.

In caso di violazione di tali obblighi si applica l’art. 162, co. 2 e 3, L. fall.

Quando risulta che l’attività compiuta dal debitore è manifestamente inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il tribunale, anche d’ufficio, sentito il debitore e il commissario giudiziale se nominato, abbrevia il termine fissato per il deposito di tale documentazione.

La domanda di concordato con riserva è inammissibile quando il debitore, nei due anni precedenti, ha presentato un’altra domanda alla quale non abbia fatto seguito l’ammissione alla procedura di concordato preventivo o l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.

Quando pende il procedimento per la dichiarazione di fallimento, il termine per il deposito della documentazione del debitore è di 60 giorni, prorogabili, in presenza di giustificati motivi, di non oltre 60 giorni.

Il-nuovo-volto-del-Processo-Civile-del-Concordato-Preventivo-e-del-Fallimento

note

Autore immagine: 123rf com


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