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Nel modulo Cid bisogna indicare i testimoni?

16 Giugno 2022 | Autore:
Nel modulo Cid bisogna indicare i testimoni?

Quando la constatazione amichevole deve riportare i nominativi di chi ha assistito all’incidente; come la prova testimoniale influisce sul risarcimento dei danni.

Mentre viaggiavi in moto ti sei scontrato con un’autovettura che proveniva da un’altra direzione. L’incidente è stato lieve e la dinamica è apparsa chiara, così hai deciso, con il conducente dell’altro veicolo, di compilare il modulo di constatazione amichevole. A bordo della macchina, però, c’era anche un passeggero (che non ha subito conseguenze e non si è infortunato) e così ti chiedi: nel modulo Cid bisogna indicare i testimoni?

Quel passeggero sull’auto investitrice è l’unica persona presente, oltre a voi due; inoltre, il modulo contiene l’apposita casella da riempire con il cognome, il nome, l’indirizzo e il numero di telefono degli eventuali testimoni, precisando anche se si tratta di trasportati su uno dei veicoli coinvolti. Però vi chiedete se sia davvero necessario, o soltanto facoltativo, indicare i testimoni nel modulo Cid, specialmente nel caso in cui i conducenti si trovano già d’accordo e sottoscrivono entrambi il modello, e perciò non dovrebbero esserci contestazioni successive.

Utilità dei testimoni per stabilire chi ha la colpa dell’incidente

La dichiarazione di un testimone può essere importante per l’attribuzione della maggiore o minore responsabilità del sinistro ad uno dei conducenti, in deroga alla basilare regola della presunzione di concorso di colpa in pari misura stabilita dall’art. 2054 del Codice civile, che nel caso di scontro tra veicoli vige «fino a prova contraria».

Dunque, per superare il concorso di colpa paritario nella verificazione dell’incidente, è necessario fornire la «prova liberatoria», dimostrando di «aver fatto tutto il possibile per evitare il danno», cioè di aver rispettato le regole di circolazione stradale imposte a proprio carico e di aver tenuto una condotta di guida prudente e attenta.

Le dichiarazioni rese dai testimoni presenti all’accaduto, e che quindi hanno visto la scena del sinistro e la sua dinamica di svolgimento (posizione e velocità dei veicoli, manovre compiute dai conducenti, ecc.) possono aiutare molto ad ottenere questo risultato, così come i rilievi delle forze dell’ordine intervenute, le fotografie scattate e le riprese delle eventuali telecamere di videosorveglianza presenti in zona.

Obbligo di indicazione dei testimoni: quando?

Per porre una stretta ai risarcimenti “facili” in caso di incidenti falsi, dal 2017 la legge sulle assicurazioni private [1] dispone che: «In caso di sinistri con soli danni a cose, l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve risultare dalla denuncia di sinistro o comunque dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa di assicurazione o, in mancanza, deve essere richiesta dall’impresa di assicurazione con espresso avviso all’assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta».

In concreto, è possibile adempiere all’obbligo di indicare i testimoni riportando i loro nominativi nel modulo Cid (detto anche Cai – Constatazione amichevole incidente: leggi qui come si compila), altrimenti sarà l’assicurazione a chiederli al danneggiato, con lettera raccomandata, entro 60 giorni dal ricevimento della denuncia di sinistro. La medesima norma di legge dispone anche che: «Fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale addotta».

Pertanto, è bene indicare subito i testimoni, specialmente negli incidenti stradali senza feriti e con danni alle sole cose, perché altrimenti, se si va in causa per chiedere il risarcimento senza accontentarsi della somma inizialmente offerta dall’assicurazione, non si potrà ottenere l’ammissione della prova testimoniale in proprio favore. È una sanzione indiretta, che opera dal punto di vista processuale, ponendo una preclusione all’ammissione dei testimoni non indicati nel Cid, o nella denuncia di sinistro, o in riscontro alla espressa richiesta formulata dall’assicurazione: salvi i casi di dimostrata impossibilità di poterli indicare in quel momento, non possono più essere introdotti in un momento successivo, e così non potranno essere ascoltati nel processo civile risarcitorio.

Quanto contano le dichiarazioni dei testi indicati nel Cid?

La giurisprudenza ritiene che il Cid sottoscritto da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro ha valore di prova – anche se non piena [2] – dei fatti rappresentati, perciò ognuno dei danneggiati rimane vincolato alle dichiarazioni che ha reso e non può modificarle in seguito, salvi casi speciali, come l’errore di fatto o la violenza subita. Tuttavia, l’assicurazione può contestare il Cid, esponendo le eventuali prove contrarie, per dimostrare che l’incidente è avvenuto con modalità diverse da quelle riportate, o che non è avvenuto affatto. Così anche il giudice non è vincolato al Cid e può discostarsene, se emergono elementi diversi o contrari da quelli prospettati nel modulo.

A questo punto entrano in gioco le dichiarazioni dei testimoni indicati nel Cid. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro [3] dimostra cosa può succedere quando i testimoni indicati nel modello di constatazione amichevole dell’incidente sono a sfavore di uno dei conducenti. Il caso riguardava un motociclista che si era scontrato con un’autovettura e, sulla base del Cid sottoscritto dai conducenti, la colpa era stata attribuita interamente all’automobilista che non aveva rispettato lo stop.

Il motociclista, però, è stato costretto a proporre appello, in quanto il tribunale aveva riconosciuto a suo carico un concorso di colpa del 30%, così abbattendo notevolmente l’importo del risarcimento. Il testimone indicato nel modulo Cid era il cognato del motociclista, e durante la causa risarcitoria ha riferito la dinamica di verificazione dell’incidente al quale aveva assistito, compilando anche uno schizzo che è stato acquisito agli atti come descrizione grafica dell’accaduto. L’automobilista, invece, non si è presentato al processo per rendere l’interrogatorio formale e di conseguenza il Collegio, ritenendo «ammessi i fatti dedotti» [4], gli ha attribuito la piena responsabilità dell’incidente: così il motociclista è stato integralmente risarcito.


note

[1] Art. 135, co. 3 bis e co. 3 ter del D.Lgs. n. 209/2005, intr. dalla L. n. 124/2017.

[2] Art. 143 D.Lgs. n. 209/2005: «Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso».

[3] C. App. Catanzaro, sent. n. 567 del 24.05.2022.

[4] Art. 232 Cod. proc. civ.


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