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Tutela della quota legittima: si può agire se il padre è in vita?

16 Giugno 2022
Tutela della quota legittima: si può agire se il padre è in vita?

Il figlio non può far valere l’azione di simulazione prima della morte del genitore.

Si può agire per la tutela della quota legittima se il padre è in vita? Ipotizziamo il caso di un uomo, ormai prossimo alla morte, che per favorire un figlio rispetto a un altro, finga di vendere al primo la propria casa. In realtà, il prezzo indicato nell’atto di compravendita è irrisorio e, peraltro, di questo importo l’acquirente ne versa solo una parte. Siamo dinanzi a ciò che la legge chiama «simulazione». Ebbene, cosa potrebbe fare il fratello del finto acquirente per tutelare i propri diritti ereditari? Potrebbe agire dinanzi al tribunale per far dichiarare la simulazione?

La questione è di particolare interesse per via della frequenza con cui si verifica. Peraltro, sul punto, si è di recente espressa la Cassazione [1] con una sentenza che ha fissato degli importanti paletti al diritto del figlio di far dichiarare la simulazione di una vendita quando ancora il padre è in vita. Ma procediamo con ordine.

Come non lasciare nulla a un erede

Il metodo che le persone anziane usano più di frequente per favorire un erede rispetto agli altri è fingere di vendere al primo i propri beni (o almeno quelli di valore più consistente) in modo da non lasciare alcun patrimonio da spartire dopo la morte.

Quando un contratto, formalmente denominato in un modo, nasconde un diverso assetto economico, si parla di simulazione. La simulazione è di per sé lecita a meno che non leda gli interessi di terzi tutelati dall’ordinamento. Questi ultimi potranno, a tal fine, far valere la simulazione dinanzi al giudice e far dichiarare la nullità dell’atto simulato.

Cos’è la simulazione e come contestarla?

La simulazione può essere di due tipi:

  • simulazione assoluta: si verifica quando le parti stipulano un atto contratto di cui però non vogliono per niente gli effetti. Si pensi ad una persona che finga di vendere la casa al proprio cugino per non farlo pignorare dai creditori. In realtà, la casa resta nel possesso del venditore, senza che nulla cambi nella realtà;
  • simulazione relativa: si verifica quando le parti stipulano un contratto ma, in realtà, vogliono che si verifichino gli effetti di un altro contratto. È il caso del padre che finge di vendere la casa al figlio quando in realtà vuole donargliela.

Per contestare la simulazione assoluta non ci sono termini di prescrizione. Invece la simulazione relativa deve essere fatta valere entro massimo 10 anni.

Possono ricorrere al giudice per far dichiarare la simulazione sia una delle parti che l’ha sottoscritta (evidentemente perché ha cambiato idea), sia un terzo che abbia un legittimo interesse a che sia accertata la verità.

Senonché, per quanto riguarda la prova per dimostrare la simulazione:

  • se ad agire è una delle parti, questa deve produrre l’accordo interno sottoscritto dalle parti in cui hanno fissato la propria effettiva volontà;
  • se ad agire è un terzo, questi può avvalersi di qualsiasi prova, anche indizi (le cosiddette presunzioni).

Tutela della quota legittima: di cosa si tratta?

La legge prevede che alcuni eredi non possano mai essere diseredati. Ad essi va una quota minima del patrimonio del defunto, anche se questi ha disposto diversamente con il proprio testamento. Tale quota viene detta legittima.

Gli eredi legittimari, che cioè hanno diritto alla legittima, sono solo:

  • il coniuge, anche se separato (purché non abbia ricevuto l’addebito);
  • i figli (siano essi nati dentro o fuori il matrimonio);
  • i genitori (solo se non ci sono figli).

L’erede che ha ricevuto meno della quota di legittima può agire con l’azione di riduzione nei confronti degli altri eredi per impugnare le disposizioni testamentarie lesive e le eventuali donazioni fatte in vita dal defunto, anche se si tratta di finte vendite (ossia donazioni simulate da vendite).

L’azione di riduzione può essere intrapresa non prima della morte del testatore e non dopo 10 anni.

Tutela della quota legittima: si può agire se il padre è in vita?

Da quanto appena detto è chiaro che la tutela della quota legittima non può essere fatta valere se il padre è ancora in vita. Bisogna attendere la sua morte per leggere l’eventuale testamento e verificare se vi sia stata un’effettiva lesione della quota legittima.

Si tenga tuttavia conto che l’erede che si ritenga leso deve calcolare, ai fini della propria quota, non solo quanto ha ricevuto con il testamento, ma anche con le donazioni avute dal defunto quando questi era ancora in vita. Le donazioni cioè rientrano nella legittima.

Si può contestare la simulazione in caso di finta vendita?

Abbiamo detto che chiunque può far valere l’azione di simulazione se ha un legittimo interesse. Quindi, anche il figlio legittimario può chiedere l’annullamento della falsa vendita sottoscritta dal padre che nasconda una donazione. Ma può farlo solo se il suo diritto alla legittima può essere tutelato. Ragion per cui anche l’azione di simulazione può essere intrapresa solo dopo la morte del padre. È questa l’importante precisazione fatta dalla Cassazione.

Difatti, se è vero che è possibile verificare la lesione della legittima solo dopo la lettura del testamento, è anche vero che bisogna attendere che padre muoia per verificare se questi ha rispettato le quote spettanti agli eredi legittimari.

Dunque, se anche uno dei figli si accorge che, nel corso della propria vita, il padre ha finto di vendere una casa a un figlio, nascondendo invece una donazione, non può – prima che questi muoia – agire dinanzi al tribunale per far dichiarare la simulazione ma dovrà comunque attendere il decesso del genitore. Solo col decesso si potrà verificare se, a conti fatti, c’è stata davvero una lesione della legittima. E in tal caso si potrà anche agire con l’azione di simulazione. Il discorso è identico sia nel caso di simulazione assoluta che di simulazione relativa.

Di qui il principio elaborato dalla Cassazione: «è esclusa la legittimazione del figlio, o di colui che ha la rappresentanza ad agire per l’accertamento della simulazione di un atto compiuto dal padre se questi sia ancora in vita, perché nessun diritto spetta ancora al figlio sul patrimonio del padre prima dell’apertura della successione, né potrebbe configurarsi una lesione di legittima in ordine ad un patrimonio non ancora relitto». Diversamente, la domanda dal giudice va rigettata per difetto di legittimazione attiva [2].


note

[1] Cass. civ., sez. I, ord., 14 giugno 2022, n. 19149.

[2] La Corte distrettuale, hanno detto i giudici di legittimità, ha affermato che «l’azione di simulazione postula un interesse correlato all’esercizio di un proprio diritto di guisa che, quando tale diritto non risulti configurabile o comunque pregiudicato dall’atto che si assume simulato, il terzo difetta di interesse a far dichiarare la simulazione del contratto» ed ha ritenuto distinguere – attesa la prospettazione della possibile incidenza dell’atto in questione sull’obbligo al mantenimento della figlia e i suoi diritti successori – i due profili: da un lato, le aspettative successorie della minore e, dall’altro, il diritto al mantenimento paterno. E su questo aspetto ha correttamente escluso che il figlio legittimario potesse far valere le aspettative successorie prima della morte del genitore e dell’accettazione dell’eredità mediante l’esercizio della simulazione.


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