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Figli che scappano di casa: cosa si può fare?

31 Ottobre 2022 | Autore:
Figli che scappano di casa: cosa si può fare?

Figlio minorenne abbandona l’abitazione: quando si può fare denuncia alle forze dell’ordine e quando, invece, conviene fare ricorso al giudice tutelare?

Fare il genitore è il mestiere più bello e difficile del mondo. Crescere ed educare i figli è impegnativo e, a volte, nonostante i tanti sforzi profusi, non si ottiene la comprensione della prole. In effetti, la ribellione è un tratto distintivo dei più giovani e, per certi versi, deve essere tollerata. Ci sono però dei casi in cui viene superato ogni limite e, pertanto, occorre far intervenire la legge. Con questo articolo vedremo cosa si può fare se i figli scappano di casa.

Sin da subito possiamo dire che una condotta del genere costituisce un atto illegale. Proprio così: per la legge, i figli minori devono stare a casa con i genitori. Questo, ovviamente, non significa che la prole debba rimanere chiusa nell’abitazione di mamma e papà come se fosse sotto sequestro. Ma procediamo con ordine. Cosa si può fare se i figli scappano di casa? Scopriamolo insieme.

I figli hanno diritto di stare in casa dei genitori?

I genitori hanno il dovere di mantenere, educare ed istruire i propri figli, nonché di assisterli moralmente, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni (art. 315-bis cod. civ.).

Tra i diritti dei figli minorenni v’è anche quello di stare a casa con i genitori. È la legge a prevederlo (art. 316 cod. civ.): i genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore.

Non a caso, quando i genitori si separano, il giudice decide l’assegnazione della casa familiare a favore del coniuge a cui la prole è affidata in maniera prevalente o esclusiva (in genere, la madre).

I figli minorenni possono lasciare la casa familiare?

Per legge (art. 318 cod. civ.), i figli minorenni non possono lasciare la casa dei genitori senza il consenso di questi ultimi. Il Codice civile stabilisce infatti che il figlio, sino alla maggiore età o all’emancipazione (che si ottiene contraendo matrimonio a 16 anni, dietro autorizzazione del giudice), non può abbandonare la casa dei genitori (o del genitore che esercita su di lui la responsabilità genitoriale) né la dimora da essi assegnatagli.

Si può impedire a un figlio di uscire di casa?

Quanto appena detto non significa che i figli non possano mai lasciare la casa dei genitori. Ad esempio, se devono partecipare a una gita scolastica oppure partono per le vacanze con gli amici, potranno senz’altro dormire la notte fuori, in albergo oppure a casa di altri. L’importante è che ci sia il consenso dei genitori.

Si può impedire ad un figlio di uscire di casa solamente quando ciò è nel suo interesse: ad esempio, i genitori potrebbero legittimamente proibire al figlio minore di uscire di casa durante una tempesta, oppure di allontanarsi per frequentare degli amici che spacciano droga. Di tanto parleremo nel prossimo paragrafo.

Si può impedire a un figlio di frequentare gli amici?

Non si può impedire a un figlio di frequentare gli amici, anche se i genitori possono (anzi, devono) distogliere la prole dal mantenere una condotta biasimevole, sia dal punto di vista giuridico che morale.

Dunque, se i genitori ritengono diseducativo e perfino pericoloso che i figli frequentino determinate compagnie, allora possono vietare loro di uscire con soggetti poco raccomandabili.

Impedire ai figli di frequentare i propri amici può rientrare nei doveri dei genitori che esercitano correttamente la responsabilità genitoriale, allorquando la compagnia possa essere pregiudizievole per l’educazione e la crescita della prole. Bisogna fare attenzione, però: i genitori che abusano della propria autorità possono commettere un reato.

Secondo il Codice penale (art. 571 cod. pen.), chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.

Possiamo allora affermare che è legale impedire ai figli di frequentare gli amici solamente se:

  • la frequentazione sia evidentemente deleteria per la prole, nel senso che la compagnia esercita su di essa un evidente ascendente negativo (ad esempio, avviamento alla commissione di reati, quali lo spaccio, ecc.);
  • la proibizione non sfoci in percosse, lesioni o, comunque, nell’uso della coercizione (fisica o morale che sia);
  • la proibizione non sia irragionevole e non dia luogo a pericolose ritorsioni del genitore nei confronti del figlio. Il dovere di istruire, educare e assistere moralmente la prole non viene meno nemmeno se quest’ultima sia disobbediente.

Si può impedire a un figlio di fidanzarsi?

Quanto detto nel precedente paragrafo vale anche per i rapporti sentimentali del minore. Ad esempio, il tribunale di Napoli [1] ha considerato gravemente pregiudizievole la condotta del genitore che ostacolava il fidanzamento tra la figlia e un coetaneo, autorizzando conseguentemente la figlia a lasciare la residenza familiare.

Figlio che scappa di casa: chi è responsabile?

Come anticipato in premessa, il figlio che scappa di casa compie un atto illegale, visto che la legge espressamente vieta al figlio minorenne di lasciare la casa dei genitori.

Questa condotta, per quanto illecita, non ha tuttavia conseguenze legali per il figlio, ma può invece averne per i genitori: il giudice, valutato il caso, potrebbe ritenere giustificato l’allontanamento volontario del minore per via dei comportamenti del padre e della madre.

Si pensi, ad esempio, al figlio che scappa di casa perché il padre è violento oppure perché la madre con cui vive non si prende cura di lui. In ipotesi del genere, non solo potrebbe scattare il reato a carico dei genitori ma anche la perdita della responsabilità genitoriale, con affido del minore a un’altra famiglia.

Al di là di eventuali negligenze dei genitori, il minore che scappa di casa potrebbe commettere egli stesso degli illeciti, come ad esempio rubare, spacciare droga oppure semplicemente arrecare danni alla proprietà privata altrui.

Ebbene, in ipotesi del genere, bisogna distinguere la responsabilità civile da quella penale:

  • per gli illeciti civili (si pensi al figlio che, dopo essere scappato di casa, ha rotto i vetri della finestra del vicino) sono sempre i genitori a dover pagare i danni;
  • per gli illeciti penali, invece, i genitori non hanno colpe, in quanto la responsabilità penale è sempre personale. Se, però, il minore non ha nemmeno compiuto i 14 anni, allora non è imputabile, nel senso che non potrà nemmeno essere processato.

Cosa fare se il figlio scappa di casa?

Cosa si può fare con i figli che scappano di casa? Le soluzioni sono essenzialmente due: denunciare la scomparsa alla polizia o ai carabinieri; fare ricorso al giudice tutelare. Vediamo quand’è il caso di ricorrere all’uno o all’altro rimedio.

Figlio scappa di casa: quando chiamare la polizia?

Se il figlio minorenne è scappato di casa e non si hanno più sue notizie, allora è il caso di denunciarne la scomparsa alla polizia o ai carabinieri.

La denuncia è opportuna se il figlio è minorenne e non si sa dove possa essere andato. In questo caso, è possibile effettuare la segnalazione alle autorità senza attendere un tempo minimo: soprattutto se si teme che possa essere successo qualcosa di brutto, non bisogna attendere 24 ore dalla scomparsa per sporgere denuncia, ma è possibile lanciare subito l’allarme.

Secondo la legge [2], l’ufficio di polizia che ha ricevuto la denuncia promuove l’immediato avvio delle ricerche e ne dà contestuale comunicazione al prefetto per il tempestivo coinvolgimento   del commissario straordinario per le persone scomparse, nonché per tutte le altre iniziative, da intraprendere anche con il concorso degli enti locali, del Corpo nazionale dei vigili  del  fuoco e del sistema di protezione civile, delle associazioni del volontariato sociale e di altri  enti, anche privati, attivi sul territorio.

Nell’ambito delle iniziative di propria competenza il prefetto valuta, altresì, sentiti l’autorità giudiziaria e i familiari della persona scomparsa, l’eventuale coinvolgimento  degli   organi  di informazione, comprese le strutture specializzate, televisive e radiofoniche, che hanno una consolidata esperienza nella ricerca di informazioni sulle persone scomparse.

Figlio scappa di casa: quando fare ricorso al giudice?

Secondo la legge, se il figlio si allontana da casa senza permesso, i genitori possono richiamarlo ricorrendo, se necessario, al giudice tutelare.

Il ricorso al giudice si rende particolarmente necessario quando il figlio è scappato e non intende più fare ritorno, ad esempio perché vuole vivere altrove.

In ipotesi del genere, i genitori sono autorizzati a chiedere al giudice che il figlio ribelle sia prelevato e accompagnato con la forza a casa, stabilendo eventualmente ulteriori misure restrittive a suo carico, come ad esempio il divieto di allontanarsi dall’abitazione, anche solo momentaneamente, senza il consenso dei genitori.


note

[1] Trib. Napoli 13 gennaio 1983.

[2] L. n. 203 del 14 novembre 2012.

Autore immagine: depositphotos.com


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