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Se la banca revoca il fido o modifica le condizioni di contratto unilateralmente

27 Novembre 2014


Se la banca revoca il fido o modifica le condizioni di contratto unilateralmente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Novembre 2014



Chiedo se la banca può aumentare l’importo di alcune commissioni senza comunicarmelo; inoltre se è possibile revocare o ridurre un fido senza dare una motivazione chiara e leggibile?

La regola generale prevede che i contratti bancari debbano essere redatti per iscritto e che un esemplare debba essere consegnato al cliente. Per cui – salvi i casi in cui il Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) può prevedere che, per motivate ragioni tecniche, particolari contratti possano essere stipulati in altra forma – se si verifica l’inosservanza della forma prescritta, il contratto è nullo.

D’altro canto, il Testo Unico bancario consente la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, ma ne fissa in maniera puntuale le modalità di comunicazione: “Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula: “Proposta di modifica unilaterale del contratto“, con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente. Nei rapporti al portatore la comunicazione è effettuata secondo le modalità stabilite dal Cicr. La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tale caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate (…). Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se sfavorevoli per il cliente”.

Eventuali variazioni contrattuali proposte dalla banca devono, dunque, riportare la dicitura “Proposta di modifica unilaterale del contratto” e devono attribuire al cliente il diritto di recesso. Una volta che la banca abbia legittimamente esercitato il suo diritto di modificare le condizioni di contratto, la legge riconosce al cliente un’alternativa:

1. quella di accettare le nuove condizioni (se ritenute congrue)

2. o di recedere dal contratto (se le nuove condizioni non sono valutate in senso positivo).

Quanto al secondo quesito, l’apertura di credito in conto corrente (detta anche affidamento in conto corrente o, ancora, fido di cassa) è un contratto che obbliga la banca (accreditante) a tenere a disposizione del cliente (accreditato) una determinata somma di danaro per un dato tempo o a tempo indeterminato.

La regola generale che disciplina il recesso della banca è contenuta nel Codice civile: “Salvo patto contrario, la banca non può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se non per giusta causa. Il recesso sospende immediatamente l’utilizzazione del credito, ma la banca deve concedere un termine di almeno quindici giorni per la restituzione delle somme utilizzate e dei relativi accessori. Se l’apertura di credito è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, mediante preavviso nel termine stabilito dal contratto, dagli usi o, in mancanza, in quello di quindici giorni”.

Occorre, però, ricordare come, sulla disciplina del recesso nelle aperture di credito al consumo (quelle nelle quali il cliente è un “consumatore”), abbia inciso la disciplina delle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Mentre, infatti, si sottrae a qualsiasi valutazione di vessatorietà il recesso straordinario per giusta causa, essendo espressamente riconosciuto alla banca [1], rispetto al recesso ordinario si deve distinguere tra contratti a tempo indeterminato e contratti a tempo determinato.

a) Nelle aperture di credito al consumo a tempo indeterminato, il diritto di recesso della banca è attualmente subordinato alla sussistenza di un giustificato motivo [2], a condizione, però, che tale motivo venga tempestivamente comunicato all’affidato.

b) Con riferimento all’apertura di credito al consumo a tempo determinato, si ritiene il carattere normalmente vessatorio, e dunque l’assoggettabilità al controllo contenutistico alla luce delle circostanze del caso di specie e dei restanti punti dell’accordo [3], della clausola che attribuisce alla banca il diritto di recedere dal contratto senza giusta causa.

note

[1] Art. 34, comma 3, del Dlgs 206/2005.

[2] Art. 33, comma 2, lettera h, del Dlgs 206/2005.

[3] Art. 33, comma 1, del Dlgs 6 settembre 2005, n. 206.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. L’articolo 118 TUB in vigore prevede la facoltà di modifica unilaterale dei tassi nei contratti a tempo indeterminato solo qualora sussista un giustificato motivo. Quindi non basta che sia comunicato correttamente ma è necessario un giustificato motivo e non basta a tal proposito fare ricorso semplicemente alle mutate condizioni economiche. Inoltre la variazione deve riguardare contemporaneamente tassi attivi e passivi e deve essere comunicata con data certa (raccomandata), poiché in caso contrario non potrebbe calcolarsi il tempo minimo di preavviso previsto in due mesi .

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