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Ecco perché in tutta Italia mancano medici

16 Giugno 2022 | Autore:
Ecco perché in tutta Italia mancano medici

I concorsi pubblici nella sanità vanno ormai deserti, incapaci di sostenere la competizione: i medici preferiscono le comodità e le retribuzioni del privato.

Le gare della sanità pubblica, alla continua e disperata ricerca di personale specializzato, non stanno dando i frutti sperati. Se fino a qualche anno fa la corsa al posto pubblico era una partecipata maratona, ora si è tramutata in una passeggiatina digestiva da fare quando si ha tempo. I concorsi sono un flop, non ci sono candidati e i posti rimangono spesso scoperti. Ma perché lo Stato non trova medici?

In realtà, più che chiedersi perché mancano medici nel settore pubblico in Italia, dovremmo chiederci perché qui, a differenza che in altri Paesi dove vengono tenuti (ancora) su un palmo di mano e retribuiti come meritano, i nostri sanitari vengono sottopagati, sfruttati con orari massacranti e poche garanzie sul futuro. Basti pensare a quanti sono stati assunti solo temporaneamente durante il Covid, poi lasciati a piedi con un semplice «grazie e arrivederci» non appena è finita l’emergenza.

Questa volta a mettere in luce i numerosi problemi legati al mondo lavorativo della sanità pubblica italiana è l’associazione Meritocrazia Italia. «È all’evidenza e suscita stupore che, in un momento storico di forte disoccupazione, tanti concorsi pubblici per il reclutamento di personale medico vadano deserti. Un paradosso che, però, si spiega facilmente. Puntare su figure professionali qualificate, specie in ambito medico, è al centro di ogni strategia nazionale che punti al benessere condiviso. Si comprende, quindi, perché Paesi come Inghilterra, Francia e Germania cerchino di trattenere i medici formatisi sul proprio territorio e di attrarre quelli stranieri, offrendo condizioni di lavoro vantaggiose sia sotto il profilo remunerativo che del carico di lavoro». Lo sottolinea in una nota Walter Mauriello, presidente di Meritocrazia Italia.

«In Italia, invece, le croniche difficoltà organizzative del Servizio sanitario nazionale e una politica poco attenta al problema non consentono di creare un ambiente realmente attrattivo e soddisfacente per i tanti medici che, sempre in Italia, investono nella propria formazione – avverte Mauriello -. Condizioni di lavoro insostenibili, conflittualità interne ai team e inadeguatezza salariale, specie in comparazione con la retribuzione prevista da altri Paesi europei, scoraggiano e inducono a cercare migliore fortuna all’estero. Conseguentemente, è sempre più difficile per le aziende sanitarie individuare nuovi medici che possano sostituire sia i numerosissimi pensionamenti del momento, sia quelli degli ultimi anni per il blocco del turnover».

«La situazione è complicata dalla carenza di medici disponibili a coprire ruoli di particolare importanza per la tutela della salute dei cittadini come pronto soccorso e rianimazione, reparti da anni poco ambiti proprio per i turni massacranti e per il fatto di essere sommersi, insieme a ginecologi e ortopedici, da querele e richieste di risarcimento per colpa medica (nonostante il tentativo, fatto con la legge Gelli-Bianco, di spostare il peso dei risarcimenti sull’Azienda Sanitaria). Il problema esiste e merita risposta».

Come risolvere il problema della mancanza dei medici nel settore pubblico, dunque?

Le proposte per trovare nuovi medici ci sono, a partire dall’aumento del numero di posti a disposizione per le facoltà di Medicina e chirurgia, pianificando con attenzione il fabbisogno grazie ai dati forniti dall’Enpam, ente previdenziale dei medici. Ma, come ricorda Meritocrazia Italia, non trattandosi soltanto di numeri disponibili, occorrerebbe anche puntare al miglioramento delle condizioni lavorative, tra l’altro mediante:

  • la riduzione del numero di ore di lavoro a carico dei medici che affrontano compiti a elevato livello di tensione, che siano sottoposti a turni altamente stressanti (come operatori di pronto soccorso, anestesisti rianimatori e personale dei reparti di rianimazione;
  • l’aumento dei giorni di ferie e ristoro psicofisico per tutti quegli operatori che si sono trovati in concreto a dover affrontare situazioni particolarmente stressanti e impegnative (appare opportuno valorizzare l’attività in fatto svolta da chi abbia operato in condizioni particolarmente impegnative rispetto a chi, pur avendo svolto con serietà il proprio lavoro e a parità di mansioni, per interi turni non abbia incontrato problematiche che abbiano richiesto impegno fuori dall’ordinario);
  • un adeguamento salariale, con lo scopo di rendere maggiormente attrattivi i posti messi a concorso sia per i medici stranieri che per i medici italiani e di dar valore al merito, atteso che i costi sopportati in sanità non sono mai voci di spesa ma investimenti in qualità», conclude Meritocrazia Italia.

In sostanza, la sanità pubblica (mettendo mano al portafoglio) deve provare in tutti i modi ad essere più accattivante di quella privata, ormai da anni divenuta per i medici una comoda e vantaggiosa alternativa.



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1 Commento

  1. L’autore dell’articolo non si è voluto sbilanciare troppo e, quando afferma che “…perché qui, a differenza che in altri Paesi dove vengono tenuti (ancora) su un palmo di mano e retribuiti come meritano, i nostri sanitari vengono sottopagati, sfruttati con orari massacranti e poche garanzie sul futuro.”, dimentica di dire che i governi di sinistra (per non dire comunisti) che si sono succeduti in Italia almeno dal 1990 in poi, hanno teso sempre a mortificare tutti coloro che ritenevano (e ritengono tuttora, anche con l’attuale ministro stalinista) non essere loro elettori, tra cui soprattutto professionisti e commercianti. E il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi e che viene descritto nell’articolo e, per i commercianti, è quello della chiusura dei negozi di prossimità a favore della grande distribuzione.

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