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Lo sai che? Accertamento: si può ricorrere contro l’avviso bonario

Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2015

Dopo una verifica del 730, al contribuente è stata notificata una comunicazione contenente l’esito delle rettifiche, con le indicazioni del versamento da effettuare e la precisazione che detta comunicazione non rappresenta “atto autonomamente impugnabile”; se il contribuente non intende accettare le rettifiche, quale atto deve attendere per proporre ricorso? Dopo quanto tempo dalla prima comunicazione?

Quel che è scritto sulla comunicazione non è corretto. Infatti il contribuente può ricorrere contro l’avviso bonario ricevuto, oppure contro la successiva cartella di pagamento che gli perverrà se non paga, nemmeno a rate, le somme liquidate.

La spiegazione di questa conclusione esige qualche chiarimento.

La comunicazione con cui l’agenzia delle Entrate rende noto al contribuente l’esito del controllo formale della dichiarazione dei redditi non è espressamente nominata nell’elenco degli atti “impugnabili“, cioè, di quelli contro i quali è ammesso il ricorso alla Commissione tributaria [1]. In questo elenco sono tuttavia indicati – per quanto qui interessa – l’avviso d’accertamento e di liquidazione dei maggiori tributi, e la cartella di pagamento. L’obiettivo della comunicazione ricevuta dal contribuente è di metterlo in condizione di evitare l’iscrizione a ruolo e di approfittare della riduzione della sanzione di omesso versamento dal 30 al 20%, pagando l’importo liquidato entro trenta giorni dal ricevimento della raccomandata [2].

Il pagamento può anche avvenire in forma rateale. Se tutto ciò non accade, l’importo liquidato è iscritto a ruolo, e il contribuente potrà impugnare l’esito del controllo formale presentando ricorso contro la cartella esattoriale.

Occorre ribadire che – secondo un orientamento pacifico della Corte di cassazione [3] – gli avvisi “bonari“, come quello in questione, rientrano nella più generale nozione di avvisi di accertamento e di liquidazione e, quindi, sono “atti impugnabili[4].

Il lettore può perciò impugnare l’avviso “bonario”, perché lo prevede pacificamente la giurisprudenza; o potrà ricorrere contro la cartella, facendo affidamento sul fatto che, secondo la comunicazione ricevuta, quella non rappresenta “atto autonomamente impugnabile”.

note

[1] Contemplato dall’art. 19 del Dlgs 546/1992.

[2] Art. 3 del Dlgs 462/1997.

[3] Cfr. Cass. sent. n. 12194/2008.

[4] “Sono qualificabili come avvisi di accertamento o di liquidazione, impugnabili ai sensi dell’articolo 19 del Dlgs 31 dicembre 1992, n. 546, tutti quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorché tale comunicazione non si concluda con una formale intimazione di pagamento sorretta dalla prospettazione in termini brevi dell’attività esecutiva, bensì con un invito bonario a versare quanto dovuto, non assumendo alcun rilievo la mancanza della formale dizione “avviso di liquidazione” o “avviso di pagamento” o la mancata indicazione del termine o della forma da osservare per l’impugnazione o della commissione tributaria competente; ne consegue che il ricorso avverso la cartella esattoriale, emessa successivamente in relazione all’avviso non opposto, risulta essere inammissibile ai sensi del citato articolo 19”.


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