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Notifica cartella di pagamento in pdf: è valida?

17 Giugno 2022 | Autore:
Notifica cartella di pagamento in pdf: è valida?

Non è necessario che il file allegato alla Pec inviata dall’Agente di riscossione abbia estensione ‘p7m’: l’atto ha comunque raggiunto il suo scopo.

Hai aperto la tua casella di posta elettronica certificata ed hai trovato un messaggio proveniente da Agenzia Entrate Riscossione. Non lascia presagire nulla di buono: lo apri e trovi un allegato in formato pdf, che contiene una cartella di pagamento. Tuttavia, questo atto è privo di firma digitale e così ti chiedi: la notifica della cartella di pagamento in pdf è valida?

La tecnologia informatica ha cambiato parecchie cose nelle modalità di notifica delle cartelle di pagamento, che oggi avvengono prevalentemente mediante Pec nei confronti di aziende, imprenditori e professionisti, anziché con la tradizionale lettera raccomandata. Le norme sull’emissione, contenuto e invio delle cartelle esattoriali, però, non sono state aggiornate, e così la giurisprudenza è stata chiamata per colmare il vuoto e dirimere le incertezze.

Le più recenti pronunce della Corte di Cassazione si stanno orientando nel ritenere valida la notifica della cartella di pagamento allegata in formato pdf, perché con la consegna telematica della Pec l’atto ha comunque raggiunto il suo scopo legale, che è quello di portare il destinatario a conoscenza della pretesa avanzata dall’Agenzia Entrate Riscossione.

Cos’è il formato pdf?

Il pdf – acronimo di Portable Document Format – è un formato di file che consente di visualizzare un documento indipendentemente dal programma utilizzato per la sua apertura e dal sistema operativo presente sul dispositivo.

Il formato pdf è diventato lo standard comune per i file scambiati, anche a livello privato, perché, a differenza di quelli creati con i comuni editor di testi, non può essere facilmente modificato nel contenuto e così, praticamente, equivale ad un foglio stampato.

Come avviene la notifica delle cartelle con allegato in pdf

A livello legale, il problema dei documenti in pdf sta nel fatto che essi non sono muniti di firma digitale, a meno che non siano contraddistinti da un’apposita estensione: la più comune è p7m’. Un file di questo tipo può essere aperto con appositi programmi, per verificare l’identità digitale del creatore, e così accertare la provenienza del documento da un determinato mittente.

Tuttavia, le norme europee ed anche quelle italiane sul processo telematico considerano equivalenti le firme digitali di tipo «cades» (sistema utilizzato per i files in p7m) e «pades» (previsto per i pdf), e questo si ripercuote sull’aspetto che stiamo trattando.

La notifica delle cartelle di pagamento può validamente avvenire – in alternativa alla lettera raccomandata con avviso di ricevimento – mediante Pec, la posta elettronica certificata, per tutti i soggetti che sono tenuti a dotarsi della relativa casella: imprenditori (comprese le ditte individuali e gli artigiani), società, professionisti iscritti ad ordini o collegi e lavoratori autonomi dotati di partita Iva.

In questi casi, la “cartolina” che prova l’avvenuto recapito è sostituita da un file digitale, in formato xml, che contiene la ricevuta di avvenuta consegna (Rac) del messaggio elettronico. L’Agenzia Entrate Riscossione predilige questo sistema di notifica perché è più rapido e meno costoso di quello tradizionale, con la consegna del plico cartaceo affidata al servizio postale o a un messo incaricato.

Cartella notificata in pdf senza firma digitale p7m

La Corte di Cassazione ritiene valida la notifica della cartella esattoriale allegata alla Pec in formato pdf anche quando essa non è munita di firma digitale e perciò è priva dell’estensione p7m. Nell’ultima sentenza emessa su questo tema, la Suprema Corte [1] ha rilevato che la notifica di una cartella di pagamento effettuata in via telematica può avvenire in due modi, alternativi ed equivalenti: il primo è quello di allegare al messaggio Pec il documento informatico come «atto nativo digitale»; il secondo consiste nell’allegare la sua «copia informatica», cioè la copia per immagine di un originale cartaceo.

Tuttavia, «le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico nel rispetto delle linee guida  hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono tratti se la loro conformità all’originale non è espressamente disconosciuta». E. soprattutto, le cartelle di pagamento attuali vengono formate dagli Agenti di riscossione direttamente mediante strumenti informatici, e dunque costituiscono in partenza atti nativi digitali: non vengono più ottenute, come avveniva in passato, per scansione di un documento cartaceo trasformato in file e inviato via Pec. Oggi, «la cartella di pagamento nasce come documento informatico (“nativo”) e come tale viene trasmessa via Pec».

Cartella di pagamento notificata via Pec in pdf: è valida?

In conseguenza di questa impostazione, non è necessario, ai fini della validità della notifica della cartella di pagamento, che l’atto abbia l’estensione p7m: può bastare l’allegato in formato pdf, perché, secondo la Cassazione, con la consegna telematica, documentata dalla Rac, si è comunque raggiunto lo scopo legale della notifica, che è quello di portare il destinatario a conoscenza di un atto, impositivo o della riscossione, emanato nei suoi confronti.

D’altronde, come aveva affermato la Suprema Corte in un’altra recente pronuncia [2], la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario non comporta l’invalidità dell’atto, quando non è in dubbio la riferibilità dello stesso all’autorità da cui promana: secondo la normativa vigente, la cartella deve essere predisposta secondo il modello ministeriale approvato, che prevede soltanto l’intestazione dell’Agenzia Entrate Riscossione, e non anche la sottoscrizione.

L’orientamento ora ribadito è ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità: pertanto, possiamo concludere che la notifica della cartella di pagamento via Pec in pdf è valida.


note

[1] Cass. ord. n. 19216 del 15.06.2022.

[2] Cass. ord. n. 39513/2021.


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